mercoledì, Luglio 1, 2026

Prato, un incontro sul sito archeologico di Gonfienti tra novità e testimonianze

PRATO – Mercoledì 1 luglio, alle ore 21,15, nel giardino della Gualchiera di Coiano a Prato, si terrà un incontro intitolato “Gonfienti e l’Archeologia a Prato. Novità e testimonianze”.

Interverranno Maurizio Bini, Presidente del G.A.O. Gruppo Archeologico “L’Offerente”, la Dott. Benedetta Torrini, Funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato che parlerà di “GONFIENTI: le voci del passato”, la Dott. Raffaella Da Vela, Archeologa ricercatrice presso l’Università di Vienna, dipartimento Storia antica, con un intervento videoregistrato, che anticiperà le nuove scoperte in Calvana parlando della “Montagna etrusca: gli scavi alla RETAIA”. 

Il cantiere degli scavi di Gonfienti, ancora attivi in certi periodi dell’anno, è visitabile con visite guidate da archeologi, organizzate dal Museo di Palazzo Pretorio e dal Museo Archeologico di Gonfienti su prenotazione.

La partecipazione alla serata è libera e gratuita.

Di seguito un breve abstract sugli argomenti trattati:

LA CITTÀ ETRUSCA DI GONFIENTI

Durante gli scavi condotti nel 1997 per la realizzazione dell’Interporto della Toscana centrale, è stata scoperta un’importante città etrusca, risalente alla fine del VII secolo a.C. Questa città si estendeva su una superficie di circa 17 ettari, di cui solo una parte è stata finora scavata. L’insediamento etrusco di Gonfienti venne organizzato secondo un regolare modello urbanistico, definito da uno schema di strade e canali orientati in senso nord-est/sud-ovest e in modo a questi perpendicolare. 

Dell’abitato etrusco sono state indagate, ad oggi, solo alcune porzioni: fra queste, spicca il grande edificio residenziale del Lotto 14, che si sviluppa su una pianta rettangolare di oltre 1400 metri quadrati. Affacciato verso sud su un’ampia strada, è articolato in una serie di ambienti che si dispongono attorno ad un cortile interno, scoperto e delimitato sui quattro lati da un portico.

Presentava una rete di canali parzialmente funzionanti e una straordinaria quantità di ceramiche greche a figure rosse e nere, tra cui una preziosa coppa o Kylix attribuita a Douris, uno dei più importanti artisti greci dell’epoca.

L’archeolga illustrerà lo stato attuale degli scavi e le prospettive future di indagine.

LE NUOVE SCOPERTE IN CALVANA SULLA RETAIA

Quando si pensa alla civiltà etrusca, vengono alla mente subito le grandi necropoli delle città costiere, i centri collinari o le grandi città di pianura del nord, in particolare Gonfienti e Marzabotto. Solo in anni molto recenti, le indagini archeologiche hanno posto l’attenzione sul ruolo dell’ambiente naturale e del paesaggio in Etruria. Lo studio dei centri minori dell’Appennino settentrionale, in particolare è utile per comprendere questa interazione tra uomo ed ambiente in età etrusca.

In quest’ottica, si presentano i sondaggi di scavo condotti in cooperazione internazionale dalla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Prato e Pistoia e dall’Università di Tubinga, con il supporto del Gruppo Archeologico GAO, in due campagne nel 2024 e nel 2025 nel sito della Retaia sul Monte Calvana: Gli aspetti tecnologici e sociali emersi nello scavo permettono di considerare la montagna etrusca non come paesaggio marginale, di passaggio tra le grandi città, ma piuttosto un luogo di risorse materiali ed immateriali, la cui conoscenza occorre valorizzare con studi e ricerche.

Queste ricerche, proprio per il ruolo aperto della montagna e per la sua importanza culturale, possono essere svolte solo insieme, in un progetto di ‘community science’, ‘scienza civica o di comunità’ nel quale cittadini ed istituzioni collaborano ed interagiscono per garantire la tutela e la conoscenza del nostro passato sul territorio.

Finalità dell’archeologia non è infatti solo quella di ricostruire le storie del passato attraverso la cultura materiale, di presentare oggetti nei musei o monumenti nei parchi, per accrescere il bagaglio culturale di cittadini e per richiamare turisti, ma anche quella di sensibilizzare alla bellezza, al potenziale e alla storia del territorio, aprendo le menti e le comunità locali a domande nuove e costruendo ponti tra le società passate e odierne.

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