PISTOIA – 6 vincitori su 1090 partecipanti e 105 finalisti. Con questi numeri si archivia la XVII edizione del Premio Letterario Giovane Holden, organizzato da Giovane Holden Edizioni in collaborazione con Associazione Culturale I soliti ignoti.
Alessandro Agostini di Serravalle Pistoiese (Pistoia) con la lirica “Quel magico solco” si è aggiudicato il Primo Premio Poesia inedita. La motivazione: “Poesia o, per meglio dire, divertissement ironicamente sensuale che, mettendo in atto un sottile uso giocoso delle parole e ricorrendo a metafore, similitudini e allusioni nemmeno troppo dissimulate, solletica garbatamente la fantasia erotica del lettore dilettandolo piacevolmente. Un gioco gustoso che alterna abilmente gli strumenti della facezia e dell’arguzia a quelli della lusinga e della seduzione; un ludico divertimento, quindi, nel quale la domanda retorica più volte posta (cosa avrà mai, che avrà dunque, cosa mai abbia davvero, cosa mai abbia) rincorre una risposta già evidentemente sottintesa nel titolo.”
Il Primo Premio sezione Racconto inedito è stato assegnato a Luca Giraldi di San Giuliano Terme (Pisa) con il racconto “Anniversario”. La motivazione: “Una scrittura agevole, veloce, dinamica riesce a catapultarci nell’esperienza fatta dal protagonista offrendoci emozioni contrastanti. Il racconto ci induce a una riflessione sui nostri stereotipi, le nostre convinzioni che a volte agiscono in automatico, inconsapevolmente provocando inevitabili conseguenze. Un flash che riesce a illuminare la parte oscura che risiede dentro ciascuno di noi.”
Il Primo Premio sezione Romanzo inedito è stato assegnato a Fabio Angelini di Ravenna con il romanzo “Labirinto di specchi”. La motivazione: “È il trenta dicembre 2008 quando varchiamo la soglia del Grand Hotel di Rimini. Si attende il veglione di Capodanno, ma non sarà il solo evento speciale per cui personale e ospiti ricorderanno questa data. Fabio Angelini ci conduce con passo sicuro e una lingua di rara eleganza all’interno di un luogo magico, consacrato alla figura di Federico Fellini e alle atmosfere dei suoi film, ma le inquietudini e le nostalgie dei personaggi che si muovono tra i corridoi del Grand Hotel ci riportano al Titanic di James Cameron e alla pellicola Dirty Dancing, dove lo scontro tra classi e lo sforzo di far andare avanti lo show malgrado tutto sono temi non troppo sullo sfondo. Se questo albergo fosse in qualsiasi altro luogo del mondo reale o immaginario, sarebbe accanto alla Locanda Almayer di Baricco: anche nel romanzo di Angelini gli amori si intrecciano con le vendette, i baci con il sangue, la salvezza con la fuga, e non si fa fatica a sentirsi a casa.” La sua però è stata a norma di regolamento del Premio, una vittoria solo nominale, in quanto non essendo presente in cerimonia né fisicamente né con delega non può accedere al premio vinto ossia il Contratto di Edizione che è stato riversato sul secondo classificato, presente in cerimonia, Giovanni Mandruzzato di Milano e il suo romanzo “La regina di denari”; la motivazione: “Storia di truffe, ingordigia e malintesi nella provincia della Repubblica Serenissima di Venezia. Mandruzzato prende le mosse da un fatto storico che, citando Carlo Cipolla, tra il 1655 e il 1675 ha assunto i contorni di una farsa di dimensioni intercontinentali: in Turchia scoppia la febbre del luigino, moneta di scarso valore coniata ai tempi di Re Sole, che le donne turche bramavano come abbellimento dei loro gioielli e accessori. È nella corsa alla coniatura di luigini sempre di minor valore che si innesta il romanzo di Mandruzzato, sapiente giocoliere di parole e intarsiatore di atmosfere. Dando vita a personaggi indimenticabili come il provveditore alla zecca Giannozzo Salamòn, uomo di robusti appetiti non solo legati allo stomaco, l’autore immagina la frenesia dei giorni in cui la truffa sta per essere scoperta e tuttavia si vuole approfittarne fino all’ultimo centesimo. I risultati? Catastroficamente esilaranti, capaci di dare vita a una storia che, a differenza dei luigini dello scandalo, è fatta di oro zecchino.”
Elisabetta Barbera di Reggio Emilia con la silloge “Tutti i fiori del mondo” vince il Primo Premio Poesia edita.La motivazione: “Silloge intensa, che scava nel profondo, creando suggestioni e domande. Il lettore si lascia andare al ritmo e alla simbologia che nasce nell’autrice dal desiderio di ardire, di non fermarsi di fronte alle incognite della vita. Una poetica definita quella di Elisabetta Barbera, espressa nel titolo ammiccante: allude alla speranza che, di fronte ai travagli del mondo contemporaneo, sia possibile una nuova vita. La natura diventa elemento fondamentale di queste liriche, come lo svolgersi della storia di ognuno di noi. Natura e uomo, due mondi in uno, in lotta per sopravvivere. Il linguaggio non rifugge dall’uso di figure retoriche e si avvale di un lessico impreziosito da rimandi classici, ma vicino al nostro tempo.”
A Luca Bertini di Vicopisano (Pisa) è stato assegnato il Primo Premio Racconti editi con la silloge “Piccole storie”. “La silloge narrativa di Luca Bertini, Piccole storie, come un album fotografico, richiama alla memoria momenti importanti della nostra storia. In ciascuna immagine un gesto, un attimo, un evento; in un solo fotogramma una sequenza caleidoscopica di visioni, seppur spesso in bianco e nero per meglio apprezzare, grazie all’infinita tonalità dei grigi, i dettagli, le sfumature, le sottigliezze. Assemblare i segni delle inquadrature, organizzare gli episodi, disporre la progressione delle scene è l’arte nella quale l’autore eccelle. Personaggi autorevoli e noti, (fatta eccezione per la firma finale che Bertini appone al lavoro) sono colti con maestria in pose ignorate oppure dimenticate da molti e immortalati abilmente in questa loro affettazione. Con un paziente esercizio di stile l’autore coinvolge, sorprende, provoca ed educa. Educa, sottolineando una semplice verità, per ciascuno e per tutti: è impellente bisogno sociale saper prendere posizione. Sempre.”
Il Primo Premio Romanzo edito è stato assegnato ad Attilio Carpani di Folignano (Ascoli Piceno) con il romanzo “Una volta ero un eroe”. La motivazione: “Attilio Carpani nel romanzo Una volta ero un eroe scandaglia abilmente le sensazioni, i sentimenti, le inquietudini, le sofferenze di un padre rimasto irretito dall’alienazione genitoriale (alienazione parentale, in inglese Parental Alienation Syndrome o pas). Una ricostruzione eccellente la sua, talmente precisa nella descrizione delle assurde situazioni ordite attorno al protagonista da provocare ansia nel lettore più smaliziato. Con frasi brevi, a volte essenziali, con l’alternanza degli eventi collocati nel passato e nel presente, con l’attenta cura per i particolari dell’architettura della storia, l’autore scandisce un ritmo che avvince, avvolge, coinvolge e convince. Il pesante atto d’accusa di superficialità, approssimazione, faciloneria e pregiudizio mosso nei confronti di professionisti interessati alle problematiche minorili (assistenti sociali, avvocati, giudici, etc.) non genera affatto meraviglia e stupore, grazie al freddo realismo che traspare dalla descrizione degli episodi fotografati. Attilio Carpani merita pienamente l’encomio e tutte le parole profuse dal suo editore nella postfazione che gli ha dedicato.”
Il primo classificato della sezione inedito riceve in premio la pubblicazione del proprio lavoro nelle collane di narrativa e poesia di Giovane Holden Edizioni; il primo classificato della sezione edito un pacchetto promozionale.
Sul sito www.premiogiovaneholden.it l’elenco completo dei premiati.









