FIRENZE – “La riforma degli istituti tecnici voluta dal Governo rischia di produrre effetti rilevanti sull’organizzazione delle scuole anche toscane, sui percorsi formativi delle studentesse e degli studenti e sul diritto di scelta delle famiglie.

Per questo come Gruppo Pd abbiamo presentato una mozione, di cui sono prima firmataria, per chiedere al Governo di sospendere, o almeno di rinviare di un anno, l’applicazione del nuovo ordinamento e di aprire un confronto con il mondo della scuola. Questo perché si tratta di una riforma che anticipa eccessivamente la specializzazione dei percorsi formativi, indebolisce la funzione orientativa, culturale e formativa del biennio comune e modifica l’assetto degli istituti dopo che le iscrizioni per il prossimo anno scolastico si sono già concluse, mettendo famiglie e scuole di fronte a un cambiamento intervenuto a scelte già effettuate”.
È quanto dichiara Simona Querci, consigliera regionale Pd e vicepresidente della commissione Istruzione, formazione, beni e attività culturali, presentando la mozione “In merito alle criticità connesse al riordino degli istituti tecnici previsto dal decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito”.

“Le richieste contenute nella mozione nascono anche dalle istanze emerse durante l’audizione della Rete nazionale degli istituti tecnici, svoltasi in commissione istruzione, formazione, beni e attività culturali il 23 luglio scorso, e desidero ringraziare la presidente Diletta Fallani per l’impegno con cui ha promosso un percorso di ascolto e confronto che si è rivelato particolarmente proficuo. – continua Querci – Attraverso l’atto sollecitiamo la Giunta a promuovere, anche nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, un confronto con il Governo per riesaminare il provvedimento, coinvolgendo organizzazioni sindacali, docenti, le rappresentanze dei docenti e famiglie e tutti i soggetti interessati. Allo stesso tempo riteniamo necessario monitorare con attenzione le ricadute della riforma sugli istituti tecnici della Toscana, con particolare riferimento all’offerta formativa, alla continuità didattica e agli organici. Una riforma di questa portata non può essere imposta senza un confronto reale con le comunità scolastiche e senza garantire la qualità dell’offerta formativa”.





