martedì, Giugno 16, 2026

Residenti di Sant’Alessio e Legambiente contro Giorgio Tesi Vivai

PISTOIA – A giudizio di Legambiente Pistoia e di un gruppo di residenti a Sant’Alessio, l’Amministrazione comunale dovrebbe acquisire una vasta area a vivaio gestita dall’azienda Giorgio Tesi Vivai per la presenza, su quel terreno di Bigiano, di presunti abusi edilizi.

La zona interessata

I fatti sono venuti alla luce solo oggi, ma risalgono all’agosto del 2024.

In seguito agli esposti, il Comune aveva avviato un procedimento di contenzioso amministrativo che, come risultato, ha prodotto una ordinanza di demolizione di colture in vaso, tre serre agricole, un bacino d’irrigazione, un locale pompe, due capanni agricoli. L’azienda vivaistica si è opposta e la questione ora sarà regolata dal Tar di Firenze.

“Non avendo provveduto, la Giorgio Tesi e i proprietari del terreno, alla rimozione dei presunti abusi nei tempi di legge – si legge in una nota di Legambiente -, l’ordinanza del Comune di Pistoia è divenuta esecutiva e l’Amministrazione dovrebbe iniziare la pratica d’acquisizione a titolo gratuito al patrimonio del Comune di questa area di pregio. Questo vivaio, che si trova nei pressi del centro sportivo di Pistoia Nord, si estende per quasi 10 ettari fra via dell’Amicizia, via di Bigiano (che porta al Postino), via Alta e via di Sant’Alessio, la panoramica strada che collega Via Antonelli ai Corsini e a Candeglia.

Si tratta di una zona di campagna di valore paesaggistico, circondata dalle cosiddette “Mura Verdi” citate nell’attuale Piano strutturale.

In questa zona, sono presenti aree naturalistiche, attraversate da “Percorsi Vita” che esaltano lo storico impianto stellare della viabilità extraurbana “che in effetti male si adatta agli imponenti mezzi di trasporto che i vivai di grandi dimensioni, per ovvie ragioni, necessitano. I mezzi invece transitano nella stretta Via Dell’Amicizia e all’inizio di Via di Sant’Alessio arrecando disagio ai residenti”.

Nell’area delle “Mura Verdi”, oggi e da più di 10 anni, non sono ammesse le coltivazioni in contenitore. Questa area è collocata al margine urbano e la natura del paesaggio e del territorio unitamente all’attività agricola tradizionale svolgono due funzioni: quella di protezione ecologica dell’intera città e di compensazione della carenza del verde cittadino.

“E’ a causa di ciò che l’area risulta investita da un interesse diffuso anche da parte degli abitanti delle aree più densamente abitate – spiega Legambiente -, che hanno individuato in Sant’Alessio, un luogo privilegiato in cui poter fruire di spazi aperti per passeggiate, corse, gite in bicicletta o in mountain bike, passeggiate a cavallo o con i cani. L’area sembrerebbe vocata a valorizzare il ruolo multifunzionale delle aree rurali, così come concepito dalla legislazione regionale”.

I cittadini sono pronti a dare battaglia e hanno recentemente presentato un ulteriore esposto che riguarda la recinzione di questo grande vivaio realizzata senza rispettare quanto previsto dal Regolamento urbanistico regionale.

A giudizio degli ambientalisti, questa recinzione risulta particolarmente impattante a livello paesaggistico ed ambientale.

Non è finita qui. Altri esposti sarebbero in via di preparazione e definizione per modificazioni sostanziali all’assetto idrogeologico della zona che vede le strade a valle allagarsi a causa dell’impermeabilizzazione del terreno ricoperto in parte da nylon ed in parte da massicci strati di ghiaia.

Legambiente ed i residenti si aspettano una difesa di questa area da parte del Comune ed il mantenimento di destinazione d’uso preesistente rispetto a quanto rilevato nel Nuovo piano strutturale perché la coltivazione a vivaio, specie poi se in contenitore, è più impattante della coltivazione tradizionale sul paesaggio l’ambiente.

Questo vivaio è stato oggetto, nel corso degli anni, di numerose segnalazioni da parte dei residenti per i frequenti trattamenti alle piante fatti a ridosso delle abitazioni anche il sabato o la domenica, quando i controlli, per forza di cose, sono meno serrati.

“L’azienda vivaistica, finora difesa dallo Studio Cannizzaro, ha fatto presente che la coltura in vaso in quel terreno c’è sempre stata fin da quando non c’erano norme che la vietassero – sostiene Legambiente -, ma la sostanza non cambia perché lo scempio di una distesa di ghiaia compatta al posto dell’erba è evidente, gli abusi edilizi ci sono, anche se sembrano volersi nascondere dietro ad una recinzione, che più che una recinzione, riporta alla mente una “gabbia”. Cosa potrebbe farne il Comune di questo terreno? Come potrebbero sfruttarlo i pistoiesi? Tornerà aperta campagna, come una volta, dove crescevano l’olivo e la vite? Qualsiasi soluzione sarebbe auspicabile rispetto alla situazione attuale e alla distesa di plastica che si disperde nell’ambiente circostante e inquina il vicino Rio Diecine, che confluisce nella Brana. Oltre a pensare al rimboschimento dei Parchi e dei Giardini d’Italia la Giorgio Tesi avrebbe dovuto mostrare più attenzione e sensibilità nei confronti dei residenti che, aiutati da Legambiente, sono pronti a sostenere le ragioni del Comune presso la giustizia amministrativa”.

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