venerdì, Settembre 11, 2026

Riccardo Fedi, una mazza da hockey, una pallina e un prato per creare una comunità di giovani sportivi

di Elisabetta Branchetti

PISTOIA – Riccardo Fedi, pistoiese, 40 anni da poco compiuti, sposato con Caterina, anche lei hockeista da una vita, padre di Enea, 2 anni e mezzo e già hockeista alle primissime armi.

A sinistra, Riccardo Fedi

Prima di innamorati dell’hockey hai fatto altri sport?

Sono cresciuto in una famiglia in cui mio padre ha giocato a calcio nelle giovanili della Fiorentina (a metà degli anni Sessanta), ma non sono mai stato condizionato da questa sua passione. Lui mi ha trasmesso la passione per la pesca sportiva che ho praticato fino a 14 anni, quando ho incontrato l’hockey e da quel momento non l’ho più abbandonato. Quello appena concluso è stato il mio 29mo anno consecutivo.

Perché proprio l’hockey e non un altro sport di squadra?

Non ci può essere una risposta finché non provi lo sport. Quando ho cominciato, grazie al mio insegnante di educazione fisica, Adriano Zabaroni, non sapevo dove mi avrebbe portato, se sarebbe diventato un passatempo o una vera passione. Lo scopri piano piano, grazie alle persone che frequenti, all’ambiente in cui ti trovi e soprattutto, se trovi le persone con la passione sportiva, questa diventa travolgente. Poi subentra la voglia di dare agli altri quello che tu hai avuto dallo sport, ma questo è un altro capitolo.

Riccardo Fedi

Come giocatore nel corso di 29 anni di soddisfazioni sportive ne hai avute tante?

Certamente, ho avuto la fortuna di partire dal livello più basso fino a giocare contro e con i migliori giocatori in Italia, con la mia squadra (Pistoia) e con i gradi di capitano ho giocato 2 finali scudetto, ho conseguito in seguito promozioni dalla Serie B alla Serie A2, fino alla promozione in Serie A. Tutte gioie sportive, figlie di un costante lavoro settimanale insieme alla squadra, ai miei compagni. Quel concetto di squadra che diventa cosi fondamentale anche al di fuori del mondo sportivo.

Il mondo sportivo come insegnamento per la vita reale, quanto c’è di vero secondo te?

Non ci potrebbe essere affermazione più vera. Lo sport in generale è formazione per l’adulto e per la vita. Le difficoltà che affronti nello sport e il modo in cui le affronti e le superi, da solo o in gruppo, forgia l’atleta di oggi per plasmare la persona del domani. Abbiamo bisogno di cultura sportiva sia per un benessere fisico, sia un estremo bisogno di saper affrontare le difficoltà, che oggi, per troppe situazioni esterne, molti non riescono a fare e trovano soluzioni di facile utilizzo.

Prima parlavi di dare agli altri quello che hai avuto, cosa intendi?

Mi ritengo un caso anomalo, già da molti anni mi sono impegnato nella gestione di una società sportiva, prima facendo gavetta e poi collaborando sempre in maniera più attiva con i dirigenti più esperti, proprio per restituire ciò che mi è stato dato. Sempre meno vi sono queste situazioni. Dal 2017 sono diventato presidente della società, un ruolo che porto avanti con orgoglio e determinazione, quella che mi è stata insegnata in campo e che continuo, nelle gare che disputo a voler trasmettere ai più giovani. Stiamo portando avanti con il gruppo dirigente un radicale cambiamento nella nostra società, dobbiamo adeguarla al mondo non solo sportivo che cambia molto più velocemente di quanto noi pensiamo, senza però dimenticarci da dove siamo partiti e quali sono i nostri valori, i nostri obbiettivi il nostro messaggio.

E se guardi avanti cosa vedi?

Lo sport e le persone frequentate in questo mondo mi hanno insegnato che non si smette mai di andare avanti, anche di fronte a mille difficoltà, questo è quello che intendo fare su i mille fronti aperti della mia vita sia sportiva che lavorativa, se ce la farò, questo non te lo so dire, aggiorniamoci tra qualche anno e ne riparliamo…

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