domenica, Settembre 27, 2026

Ricorso alla ‘Cassazione’ del Vaticano, su don Biancalani deciderà la ‘Segnatura Apostolica’

di Marzio Dolfi

PISTOIA – Don Massimo Biancalani fa ricorso alla ‘Segnatura Apostolica’, contro il Decreto del Dicastero del Clero che lo ha allontanato dalle “sue” parrocchie. Il parroco che fu il riferimento di Vicofaro chiede al massimo vertice legale della Chiesa un atto di chiarezza. E per questo fa ricorso a quella che è la “Cassazione” ecclesiastica, l’ultimo grado di giudizio, per mettere la parola definitiva su una vicenda che ha visto passare anni e Papi, speranze e polemiche.

La scelta è stata presentata oggi alla stampa nello studio legale Malucchi e Baldi.

“Abbiamo riflettuto molto – dice don Biancalani – e poi abbiamo deciso di terminare il percorso legale. Con questo sono tre i ricorsi che abbiamo presentato. Ma questo è sicuramente il più impegnativo e i motivi che ci hanno fatto riflettere sono anche di natura economica. Loro (e indica Fausto Malucchi ed Elena Baldi, nel gran de tavolo dello Studio) hanno fatto per noi sempre tutto gratis. Ma abbiamo deciso di andare avanti”.

E ricorda i tanti elementi nelle pronunce del Dicastero del Clero “che non ci soddisfano”, soprattutto per quel che riguarda Ramini. “Se per Vicofaro delle ‘ragioni’ – dice don Massimo calcando la voce sul termine – ci possono essere state (anche se ci sarebbe tanto da dire anche sul piano Pastorale), su Ramini no, non c’è nulla”.

Nella pronuncia del Dicastero ci sono due righe e mezzo di testo sulla rimozione da Ramini.

Don Biancalani con gli avvocati Fausto Malucchi ed Elena Baldi

E per rimuovere un parroco c’è un iter preciso, fatto di ‘ammonimenti del Vescovo’ e prove che lo motivano. Accompagnate da lacune concrete. Niente di tutto questo.

Da qui scatta il “Supremum Signaturae Apostolicae Tribunal recursus R.D. Maximi Biancalani contra Dicasterium Pro Clericis”, 13 pagine rigorosamente in latino, stilate da Giovanni Moscatello, avvocato della Rota Romana.

E si avvia così un itinerario che andrà avanti per parecchi mesi.

“Io intanto rimango sospeso, ma porto avanti il gruppo di una 60ntina di ragazzi a Ramini. La mia dipartita totale, creerebbe grossi problemi per i ragazzi”. E gran parte di loro sono soggetti fragili.

“Quanto al Decreto del Dicastero – dice l’avvocato Fausto Malucchi – bastava leggerlo per capire che meritava di essere impugnato. Del resto è molto chiaro che attorno alla vicenda Vicofaro ha ruotato l’interesse di combattere il sistema politico dell’accoglienza, non certo quello di preoccuparsi per i migranti sulla linea di chi diceva: così non si possono trattare.

E del resto Vicofaro – aggiunge – non era certo la zona a più alto tasso di criminalità della città, come si è fatta apparire.

Quello che presentiamo è ‘il vertice dei ricorsi’, è l’ultimo grado”.

Ora dovranno passare 2-4 mesi per vedere se il ricorso sarà ammesso. In caso positivo, ce ne vorranno altrettanti per i momenti dibattimentali. Che dovranno dire l’ultima parola.

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