Sambuca Pistoiese – A meno di un mese dal suo inizio, “Riapriamo la Rocca” la raccolta di fondi promossa dal comune di Sambuca Pistoiese per il ripristino della sicurezza e della accessibilità della Rocca della Selvaggia, alla sommità del borgo di Castello di Sambuca Pistoiese, risulta aver superato l’obiettivo minimo prefissato, € 10.000,00. In data odierna, sulla piattaforma che ospita il crowdfunding appaiono donati € 11.135,00 da 237 sostenitori. Risulta pertanto svanita la possibilità, prevista dalla formula prescelta “o tutto, o niente”, di veder cadere nel nulla l’iniziativa e la conseguente restituzione delle somme offerte.

Il progetto iniziale prevede l’impiego delle risorse raccolte per la realizzazione di più interventi: un parapetto sicuro, il rifacimento di una porzione del muro perimetrale, l’estirpazione delle piante infestanti, un efficace sistema di illuminazione rispettoso della fauna selvatica.
Il fortilizio, parte integrante del sottostante borgo un tempo cinto da una duplice cortina muraria, era posto a controllo e difesa delle vie che attraversano l’Appennino da millenni e pongono in comunicazione Pistoia con Bologna e il resto della Pianura Padana. Un diploma imperiale di Ottone III del 997 attesta l’appartenenza, fin dal X secolo, ai possedimenti del vescovado di Pistoia. Alterne vicende lo videro passare di mano in mano e la leggenda narra che fu anche residenza di Selvaggia Vergiolesi, musa ispiratrice di Cino da Pistoia, che vi attirava i viandanti di passaggio per poi ucciderli dopo una notte d’amore. Al giorno d’oggi, continua a essere percepito dalla popolazione della zona come il simbolo dell’intera area montana circostante, al punto di essere inserito nello stesso stemma dell’attuale comune.
In merito a questa felice esperienza, abbiamo scambiato qualche parola con Marco Breschi, sindaco in carica di Sambuca Pistoiese.

Giovanni Fedi
Come prima cosa, l’importanza della raccolta e del risultato raggiunto.
Marco Breschi
10.000 era l’obiettivo minimo. Se non raggiunto, tutti i soldi donati sarebbero tornati ai donatori. Una sorta di sconfitta. Invece si è centrato un obiettivo che i gestori della piattaforma ritenevano quasi impossibile, visti i pochi abitanti, il livello di reddito non eccelso dei nostri cittadini, la fama della rocca, in questo momento, più locale o pistoiese che nazionale. Attualmente sono 200 e passa donatori. Raddoppiarne il numero avrebbe un grandissimo significato. È come dire: “Ci siamo, Sambuca c’è, vuole darsi un futuro”. Questo per me è molto importante. L’altro elemento è che c’è una bella quota di donatori che non sono della Sambuca. Ci sono quelli affezionati, quelli che ci avevano i parenti. S’è mandato la richiesta anche all’estero e alcuni ci hanno scritto “Sambuca nel cuore” e cose del genere. Da l’idea che c’è ancora la voglia di fare. E poi l’altro che è per me importante: donare per la rocca è dare testimonianza di un emblema, di un simbolo forte del nostro comune, è nello stemma e quant’altro. E anche superare un po’ il campanilismo. Ogni tanto sento qualcuno: “Ma la rocca, a noi interessa di più la cosa di Torri, Frassignoni e altro. Vedere che cittadini, sambucani non di castello donano ha questo grande significato di solidarietà. Per me è tutto in positivo per ora.
Giovanni Fedi
Dato che la raccolta promette bene, come saranno impiegati i maggiori fondi raccolti?
Marco Breschi
La nostra idea è continuare la raccolta nella speranza di aumentare la cifra, ma più che altro di aumentare il numero dei sostenitori. È una testimonianza indiretta della volontà di far vivere la Sambuca, di darci un futuro.
Se poi si va avanti i maggiori fondi pervenuti serviranno a fare meglio. Noi si era parlato di una semplice riapertura. Per esempio, una cosa che ci piacerebbe tanto è migliorare il sistema di illuminazione, ecologico e rispettoso dell’ambiente, previsto. In questi giorni che ci sono le stelle è spettacolare andare su. Sarebbe anche bello vederla illuminata passando nel fondovalle senza creare impatti negativi. Non è solo un lampione, questi progetti costano e vanno studiati.
Poi, abbiamo anche un progetto molto, molto impegnativo che richiede fondi che vanno oltre la raccolta. Però partire, dare l’idea che siamo già a un pezzo della strada è fondamentale. Poi, si vedrà se si trova altri aiuti da parte della regione, della Fondazione Caript. Questa è la fase 2. Però per me il senso è questo: siamo usciti dalla fase del lamento, della protesta. Quando uno dona sta partecipando alla costruzione di qualcosa. Questo per me è il significato più alto di tutti. Per cui sono contento. Se si arriva a € 20.000 e 400 donatori è un risultato incredibile per noi.
Giovanni Fedi
Oltre alla rocca ci sono altri progetti?
Marco Breschi
La cosa è nuova per noi, non l’avevamo mai provata e senza l’aiuto dei giovani dell’associazione Terra Selvaggia non si sarebbe realizzato. Tutto quello che uno vede andando sulla piattaforma lo hanno fatto loro: il filmato, il testo e così via. Quindi, vanno ringraziati. L’idea è ripensare questa esperienza positiva e vedere se si può riproporre in altre occasioni: dalla cura di un bene al trovare soluzioni per persone che hanno esigenze, comprare un’ambulanza, un sistema per il trasporto. Ci stiamo pensando. Importante il fatto di aver trovato una risposta in una società in cui ci sentiamo sfibrati, distaccati. Ho avuto la sensazione che la gente di questi luoghi inizi a riconoscersi in Sambuca. Sambuca non è solo il territorio più povero della provincia, della montagna pistoiese, uno dei più poveri della regione, ha anche la voglia di esserci, di farsi vedere. Bisogna sempre pensare a nuovi strumenti coinvolgendo sempre dal basso le persone. Se gli vai a chiedere cosa serve e poi ci si coalizza, quella cosa si può realizzare. Questa è l’idea di fondo. Il nostro problema sono sicuramente le persone anziane che sono la maggioranza, ma è pure molto difficile, come in città e ovunque, trovare un nuovo modo di coinvolgere i giovani. I pochi che abbiamo sono il futuro. Devono essere loro a costruire il domani. Bisogna aumentare la funzione dell’ascolto, dare loro fiducia. Se ci sono i giovani c’è un futuro per questa comunità. Io sono fautore dell’idea che il presente è il futuro, il passato fa il presente. Bisogna avere l’occhio oltre il piccolo problema, cogliere la complessità del sistema. La nostra società oggi è molto complessa. Vivere quassù sicuramente è complesso e bisogna saperlo analizzare. Fare impresa è difficile, mancano spesso le conoscenze, trovare un professionista non è facile, bisogna scendere a Pistoia. È avvenuto una sorta di tsunami che ha distrutto il mondo delle competenze che c’erano nel passato. I telai a Treppio, i corbelli fatti con la buccia di castagno, le sedie su misura senza un chiodo e la seduta impagliata, le toppe delle serrature, la riparazione delle pentole e la stagnatura delle caldaie per il latte. Coloro che realizzavano quest’ultimi lavori, i magnani, vivevano quasi tutti a Campaldaio e avevano un linguaggio loro. Fra gli scalpellini, ne è rimasto solo uno a Torri, veramente bravo. Tutte forme di laboriosità e ingegno che rispecchiano il motto “il montanino sa fare le scarpe ai gatti”.
È possibile partecipare al crowdfunding per la Rocca della Selvaggia, fino al 22 settembre, collegandosi al sito https://www.ideaginger.it/progetti/riapriamo-la-rocca-della-selvaggia-insieme-si-puo.html .


