mercoledì, Settembre 9, 2026

Samuele Bertinelli torna nell’agone politico: “La questione morale sia la guida del Pd”

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Dopo un silenzio durato quasi otto anni, Samuele Bertinelli è tornato sulla scena politica pistoiese: commenti sul proprio profilo Facebook, iniziative di riflessione culturale, partecipazione a eventi letterari. Anni fa lo avrebbe definito “silenzio operoso”; poi il ritorno nell’agone, in punta di piedi, ma non troppo.



Samuele Bertinelli

“Da circa un anno – spiega l’ex sindaco -, senza fare proclami, leggo documenti, studio numeri e tendenze, percorro chilometri in tutto il territorio provinciale per raccogliere indicazioni sull’incerto presente che viviamo e il futuro possibile che ci attende. Ora sento necessario cominciare ad allargare e ad approfondire questa riflessione. In forme molto libere”.

Lo fa stabilendo un rapporto diretto con i cittadini. Anche attraverso un indirizzo mail (pistoiaditutti@gmail.com) per mezzo del quale sta già raccogliendo una grande quantità di osservazioni, segnalazioni, proposte per il futuro della città.



Le premesse per un ritorno alla politica attiva?


Negli ultimi mesi mi è capitato di leggere tutto e il contrario di tutto su quel che starei facendo e avrei intenzione di fare. Intervengo ora, dunque, soltanto per offrire ai lettori qualche chiarimento minimo circa le mie posizioni. Ci sarà poi tempo e modo, immagino, per ragionare su ciò che è più importante: il futuro di questo nostro territorio.

Samuele Bertinelli

Otto anni senza politica pubblica: le è mancata?

Si può coltivare la propria passione civile anche senza un impegno politico attivo. Personalmente, d’altra parte, non ho mai avuto bisogno di riflettori per vivere la mia vita.
In genere, anzi, diffido di coloro che hanno bisogno di qualche evidenza pubblica per avere la sensazione di esistere.

A proposito di riflettori, le elezioni regionali sono alle porte, lei cosa farà?



Darò il mio contributo affinché il centrosinistra si confermi al governo della Toscana.
Ma non sono mai stato, e non sono, alla ricerca di candidature.

In questi ultimi mesi il Pd è stato scosso da vicenda giudiziarie pesanti: Milano, l’inchiesta Ricci a Pesaro, la vicenda della sindaca Bugetti a Prato. Il Pd ha messo in soffitta la questione morale?

Non intendo pronunciarmi in modo generico su questioni che richiederebbero distinzioni e approfondimenti specifici.
 Su Prato mi preme però dire, con qualche precisione.
Conosco Ilaria Bugetti come una persona perbene. Confido che possa documentare la correttezza del suo operato. Con la scelta (non scontata) delle dimissioni ha dimostrato di saper anteporre la misura degli interessi generali al suo personale destino. In un paese come il nostro, un raro esempio di senso delle istituzioni.
 Per il resto: che esistano fenomeni degenerativi, nel senso già indicato da Enrico Berlinguer nel 1981, di disinvolta utilizzazione della res publica per fini di autopromozione da parte di individui e gruppi di potere, che solo con molta benevolenza potremmo definire correnti (anziché camarille), è vistosamente evidente. Non vale solo per il Pd, ma vale anche per il Pd. Anche a Pistoia.

E’ una conseguenza della dissoluzione dei partiti?



In parte. Direi, in modo più puntuale: di una mancata riforma del sistema politico.
Sarebbe necessario, infatti, dare finalmente attuazione all’articolo 49 della Costituzione, ricostruire i partiti come luoghi accoglienti e trasparenti, radicati socialmente e territorialmente, funzionanti davvero secondo le regole di una vera fisiologia democratica. E – intanto – non far finta di non vedere ciò che accade sotto i nostri occhi. Assai prima del codice penale, dovrebbero valere profili di opportunità e rigorosi criteri di etica pubblica.



La questione morale dovrebbe essere la rotta da seguire anche nella scelta dei candidati alle Regionali?


Certo. Perché è giusto, innanzitutto.
 E per togliere alla destra, che di certo non ha alcun titolo per fare prediche edificanti, argomenti di propaganda fin troppo facili.



Il sindaco Alessandro Tomasi, ormai sicuro candidato del centrodestra alla presidenza della Regione, lascerà la guida della città a metà mandato. Che ne pensa?



La città sta andando a fari spenti nella notte. Non c’è una direzione perché non c’è un governo. Dopo otto anni di chiacchiere e pacche sulle spalle, Pistoia è uscita dai radar della Toscana. Non contiamo niente nella dimensione regionale. Tomasi tradisce il suo mandato elettorale cittadino solo per tentare una assai ingloriosa via di fuga personale.



Pistoia potrebbe tornare al voto nel 2026 per l’elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale. Cosa dovrebbero fare i partiti del centrosinistra – e in particolare il Pd – per tornare alla guida della città?


Essere generosi. Aprirsi a un dialogo fecondo con la società pistoiese. Ricostruire il clima civile e culturale che fu proprio – esattamente trent’anni fa – della esperienza del primo Ulivo. Dar vita a un nuovo progetto di futuro coraggioso e lungimirante. Per quanto riguarda il Pd: occorre accelerare ed estendere il processo di rinnovamento profondo già avviato nella Unione comunale di Pistoia.



Quale dovrebbe essere il profilo del candidato sindaco del centrosinistra?

Servono figure di frontiera, in grado di federare mondi diversi, che sappiano il valore della politica ma non obbediscano a logiche angustamente partitiche. Il mio impegno sarà in questo orizzonte.
Prima di tutto, però, è indispensabile compiere una disamina impietosa e veritiera sulla crescente marginalità della nostra provincia, soprattutto dal punto di vista economico e sociale. Su questa base, sarà possibile alimentare una seria elaborazione programmatica.


Un’alleanza per quale progetto per la città?



Il progetto per la città di domani deve nascere da una nuova visione di futuro e dall’ascolto attento di tutte e tutti coloro che credono giusto assumersi la responsabilità di un avvenire migliore.
Ma di questo – che è ciò che più importa – torneremo a parlare a tempo debito.



Nel 2017 lei è stato fatto fuori dal fuoco amico. Però non pochi hanno criticato il suo atteggiamento, la scarsa empatia. Anche questo, probabilmente, ha reso più facile il lavoro sporco dei franchi tiratori del Pd. Provi a riavvolgere il nastro di 13 anni. 
Rifarebbe tutto ciò che fece allora?



Dal punto di vista delle scelte di governo, farei ancora – per l’essenziale – ciò che ho fatto. Cambierei, semmai, il carattere e lo stile dell’azione amministrativa. E l’atteggiamento politico.
Oggi, tuttavia, il panorama è radicalmente mutato rispetto al 2012. Dovranno esserci, dunque, novità significative. Sono convinto che stiano già maturando.

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