mercoledì, Settembre 9, 2026

“Samusà”, al Politeama in scena la “giostra della vita” di Virginia Raffaele

PRATO – Uno spettacolo ironico, graffiante, dissacrante, travolgente, un “one woman show” che non lascia respiro mescolando umorismo esilarante e un velo di malinconia.

Un viaggio di due ore nei ricordi e nelle memorie dell’adolescenza, nella quintessenza della romanità, nei personaggi grotteschi e comici, disperati e tragici che animavano la vita di una ragazzina cresciuta in un luna park alla periferia della Capitale, alla scoperta di un’umanità varia e multiforme, dove passato e attualità si intrecciano e si annodano. E poi le celebrità della musica e della televisione, in una versione un po’ diversa da quella “originale”, che fanno capolino tra i capitoli della storia, con il loro carico di irresistibile comicità e carica farsesca.

Virginia Raffaele in “Samusà” (foto Masiar Pasquali)

C’è tutto questo e non solo in “Samusà”, il nuovo spettacolo teatrale di Virginia Raffaele con la regia di Federico Tiezzi attualmente in tour nazionale, che ha fatto tappa al Politeama Pratese per un doppio appuntamento da tutto esaurito.

Grande l’attesa per l’attrice e imitatrice romana, già presenza fissa a trasmissioni televisive molto seguite come “Quelli che il calcio” e “Amici”, ma salita molto alla ribalta negli ultimi anni con la partecipazione al Festival di Sanremo del 2019 e alla seconda stagione del programma “Lol” su Prime Video.

Apprezzata per la sua ironia intelligente, il suo “realismo” artistico, la sua capacità di far riflettere su aspetti drammatici della realtà sempre strappando un sorriso, Virginia Raffaele non tradisce le aspettative: lo show corre via veloce, grazie al rapido susseguirsi di scene, intervallate solo da alcuni “intermezzi” dove tre circensi danno prova di abilità con numeri di giocoleria, nel tempo che Virginia si possa cambiare di abito e trucco dietro le quinte.

Ma la presenza dei circensi non è fine a se stessa, anzi è parte integrante della narrazione di Samusà: infatti Virginia mette in scena la storia di una giostraia che vive in un luna park alla periferia sud di Roma, presso il quartiere dell’Eur, e che prende quindi il nome di LunEur. Un “luogo dei sogni” per un bambino, mèta prediletta delle famiglie romane e non solo: un posto magico, tra toboga, autoscontri, la ruota panoramica, il tiro al bersaglio, il venditore di zucchero filato e molte altre attrazioni che rendono felici tutti – o quasi – i visitatori.

Non è un luogo scelto a caso, ma denso di ricordi autobiografici: ancora oggi, dopo tanti anni, Virginia sente ancora presenti le proprie “radici” in quel caleidoscopio umano rappresentato dal LunEur, di cui rievoca con un pizzico di nostalgia le grida, i volti, i rumori, la Babele di lingue e dialetti, le imprecazioni, le bestemmie, i colori, le gioie e le tristezze.

L’attrice romana, infatti, proviene da una famiglia di circensi – i suoi nonni erano stati, negli anni Cinquanta, tra i fondatori del LunEur – e rivendica con orgoglio le proprie origini, affrontando i pregiudizi sul mondo circense con quella straordinaria autoironia che è una delle caratteristiche principali della sua vena comica. I ricordi della giovinezza trascorsa nel luna park permettono a Virginia di studiare a fondo e di presentare al pubblico in sala la varia umanità che affolla questo mondo a torto considerato “di periferia”, ma simbolo tangibile di quella “giostra” che è la vita umana. Tra dramma, commedia e farsa, scorre davanti agli occhi un’autentica galleria di tipi umani, un circo Barnum di personaggi reali e verosimili, attraverso i quali l’attrice non si limita a fare satira sociale, ma “scava” nelle loro personalità, rendendoci partecipi di tragedie intime e personali, sogni, desideri e attese.

Con una parola-chiave: “samusà”, ovvero “fare silenzio”, un invito ad ascoltare queste storie di personaggi “minori”, figli di una Roma lontana dai riflettori, e a non esprimersi in giudizi affrettati.

La narrazione del LunEur, filo conduttore dello spettacolo, è talvolta interrotta da gustosi sketch nei quali Virginia Raffaele imita personaggi famosi: un’abilità, quella come imitatrice, che le è ormai pienamente riconosciuta, e certificata dalle sue numerose apparizioni televisive. Ecco arrivare sul palco star della musica italiana come Patty Pravo e Ornella Vanoni, l’immancabile Belen Rodriguenz con la sua camminata ondeggiante, la giornalista Bianca Berlinguer e l’attrice Sabrina Ferilli in versione particolarmente “burina”.

In un finale concitato, dove Virginia dà prova di grande abilità linguistica, le “voci” di tutti i personaggi interrompono l’attrice ormai arrivata ai ringraziamenti e ai saluti; è come se non se ne volessero più andare via, e facessero ormai parte di Virginia, continuando a parlare e a bisticciare fra loro.

Ritirandosi dietro il sipario, è l’attrice a zittirli: samusà!

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