PISTOIA – Una chiesetta romanica dalla storia secolare e dai vari nomi, caduta per molto tempo nell’oblio e nell’abbandono, che in anni recenti è stata riscoperta e recuperata come spazio dedicato a esposizioni e mostre d’arte.
Nel cuore medievale di Pistoia, la chiesa comunemente detta di San Biagino rappresenta un esempio interessante di edificio sacro che nel corso dei secoli ha attraversato molte vicissitudini e altrettanti mutamenti nella titolazione, venendo definita con nomi diversi nelle fonti di epoche successive. Oggi la pieve, nonostante le modifiche, le spoliazioni e i restauri, mostra ancora al visitatore i segni delle sue eleganti e al tempo stesso semplici forme romaniche, in analogia con altre piccole chiese pistoiesi coeve come San Michele in Cioncio, Santa Maria Nuova o San Salvatore.
Segni di un passato ancora ben visibili nell’abside semicircolare con una bella cornice di sottogronda, nello slanciato campanile a vela, nella lunetta del portale laterale in cui due leoni scolpiti sorreggono un doppio semiarco a marmi bicromi e l’architrave del portale è impreziosito da decorazioni floreali di girali d’acanto, simbolo di resurrezione e di vita eterna.

Una chiesa recentemente recuperata e riportata a nuova vita, come vedremo, ma la cui storia affonda le proprie radici alla prima metà dell’XI secolo, quando un primo e più piccolo edificio religioso doveva già essere presente in quest’area della città, interessata da un forte sviluppo edilizio e commerciale negli anni successivi al Mille. Ci troviamo infatti nel quadrante rivolto verso la pieve di Sant’Andrea, di fondazione longobarda, e soprattutto verso la porta definita dalle fonti come Putida a ragione dei cattivi odori derivanti dal ristagno delle acque di scolo: toponimo curioso ma ancor più interessante nel quadro della Pistoia bassomedievale, in quanto unica porta della prima cerchia muraria che era rivolta a settentrione verso le strade che salivano in direzione dei valichi appenninici.
Una zona quindi importante per il transito di uomini e merci, dove non dovevano mancare botteghe, attività artigiane e nuove abitazioni: come le sedici case a schiera che il proprietario, un certo Guitterado, insieme alla moglie Imilda dona nel 1063 alla canonica di San Zeno insieme – ed è la prima menzione – a una chiesa intitolata a Santa Maria, posta proprio all’interno di questo “borgo”. Vista la presenza di altri edifici di culto dedicati alla Vergine in città, si rese necessaria una distinzione, ed ecco che in una bolla papale del 1153 la chiesa, riconosciuta dipendente dalla canonica di San Zeno, viene indicata con il toponimo di Santa Maria in burgo Guitteradi, ovvero “nel borgo di Guitterado” in ricordo dell’antico proprietario e dei possedimenti immobiliari che qui poteva vantare un secolo addietro.

Ma la memoria può essere labile o dare origine, soprattutto a livello popolare, a deformazioni e “storpiature”: passano infatti pochi anni e già in un documento del 1168 la chiesa è indicata con il nome di Santa Maria de Burgistrada, ovvero “di Borgo Strada” con probabile riferimento al “borgo” attorno alla strada che usciva da questo lato della città, più o meno in corrispondenza dell’attuale via de’ Rossi. Un’altra ipotesi vede in questo toponimo una corruzione popolare del precedente, in un’epoca dove forse era andato perduto il ricordo dell’antico donatore: in ogni caso, oltre al nome, i decenni finali del XII secolo registrano per la chiesa anche cambiamenti profondi dal punto di vista architettonico, con la sua ricostruzione in stile romanico come avviene per tante altre chiese cittadine.
È la grande stagione del romanico pistoiese, che dà alla pieve di Santa Maria un nuovo aspetto con un’unica navata, la facciata dalla tipica struttura a capanna, due portali impreziositi da sculture e lunette bicromate, il già citato abside dalle forme eleganti.
Nel 1340 un incendio danneggiò gravemente l’edificio: del successivo intervento di ricostruzione resta a testimonianza l’ampio finestrone rettangolare, oggi murato, posto nella parte sommitale della facciata come risultato di un’opera di “ricucitura” con una fitta trama di mattoni rossi.
Rimasta con il titolo di Santa Maria in Borgo Strada per oltre due secoli, alla metà del Cinquecento, come appare dai registri delle visite pastorali, assume la denominazione di San Biagio, e in seguito è indicata anche con il diminutivo popolare di San Biagino. A quel tempo la chiesa possedeva anche una canonica con annesso un piccolo giardino urbano con piante di rosmarino e alberi da frutto, e con l’acquisizione del palazzo adiacente da parte della nobile e ricca famiglia pistoiese dei Sozzifanti, all’incirca sul finire del Cinquecento, l’edificio sacro fu interessato da alcuni lavori di restauro e di modifiche architettoniche, in particolare per l’apertura di un nuovo accesso verso le cantine e le scuderie del palazzo nobiliare.

San Biagio, che a partire dal 1774 diede il nome alla piazzetta in cui sorge, nei due secoli successivi andò incontro a un progressivo declino: scampata a fatica alle soppressioni volute dal vescovo Scipione de’ Ricci solo perchè il parroco non aveva formalizzato l’atto di rinuncia, la chiesa perse definitivamente la propria dignità con il rescritto del granduca Ferdinando III del 1802, che dispose la soppressione della parrocchia – inglobata da quella vicina dello Spirito Santo – e la successiva sconsacrazione della chiesa.
Iniziò così una lunga fase di abbandono e di oblio, che vide San Biagino vittima di incuria, spoliazioni e danneggiamenti dovuti agli usi profani – fu a lungo utilizzata come deposito e magazzino – pur riuscendo a mantenere un orgoglioso barlume della sua antica dignità, quella di una chiesa raccolta in un angolo silenzioso, incantevole e poco battuto della Pistoia medievale.
Solo in anni recenti la situazione è, per fortuna, cambiata: i restauri compiuti nel 2015 grazie all’intervento curato da Massenzio Arte Artigiana e Associazione Athena Arte hanno permesso di nuovo l’accesso al pubblico negli spazi dell’edificio e hanno consentito di riscoprire la straordinaria compattezza dei suoi interni, svelando interessanti particolari delle decorazioni barocche come i luminosi brani di affreschi alle pareti e nel catino absidale e gli altari in pietra serena.

L’ex chiesa di San Biagino è stata così “salvata” dall’abbandono e dall’incuria e recuperata come spazio culturale per eventi e mostre d’arte, andando a costituire un piccolo ma significativo spazio artistico nel cuore della città, in cui le esposizioni temporanee di opere d’arte o fotografie di artisti locali e non solo possono “dialogare” a stretto contatto con l’architettura romanica di questa originale “galleria d’arte”.
Grazie all’impegno dell’Associazione Athena Arte, che ne ha assunto la gestione, da una decina d’anni è attivo “Arte in San Biagino”, uno spazio culturale sorto all’interno dell’ex chiesa che ospita mostre d’arte e di fotografia, andando altresì a rappresentare un prezioso strumento di recupero, promozione e valorizzazione di questa antica pieve a lungo “dimenticata” e lasciata in disparte dai pistoiesi.











