venerdì, Giugno 19, 2026

Fare impresa basandosi sull’etica si può. Il caso Fody a Pistoia

di Stefano Di Cecio

PISTOIA – Più conosciuta altrove che non a Pistoia, Fody è un’impresa che ha fatto dell’ecologia, dell’inclusione e del sostegno i propri capisaldi. Il suo nome, in italiano, è Foudia madagascariensis, un uccellino tessitore del Madagascar che costruisce nidi sospesi di struttura complessa dove vengono deposte le uova. Dopo un incubazione  di una decina di giorni, i piccoli restano nel nido per altri quindici, nutriti da entrambi i genitori. Nessun altro nome poteva essere più adatto. Siamo andati a trovarli per conoscerli meglio e abbiamo parlato con Riccardo Pagnini charity and training manager, l’inglese è d’obbligo perché è un termine più comprensivo e poi perché si rivolge soprattutto a un target internazionale.

Riccardo Pagnini

Fody è un’innovativa start up benefit, un’azienda a tutti gli effetti che però, da statuto, si è autoimposta di rispettare determinati obiettivi etici, la mission consiste nel donare 1 milione di coperte salva vita entro il 2030 impiegando oltre 1000 persone con disabilità e riciclando oltre 1000 tonnellate di scarti tessili. 

Fody ufficialmente nasce il 4 luglio del 2022 dopo un periodo in cui i promotori si sono messi a tavolino e hanno guardato una serie di situazioni esistenti. La vicinanza al distretto tessile pratese, dove la quantità di eccedenze, il Deadstock di tessuto difettato o semplicemente invenduto era incredibilmente alto. Conseguentemente un reale rischio inquinamento, perché purtroppo c’è una cultura che vede questo materiale buttato nei fiumi oppure  venduto  in mercati grigi che possono finire in Africa in Asia, dove esiste lo sfruttamento di lavoratori. Le aziende un pochino più proattive provvedono alla vendita, ma il loro problema è il costo del materiale fermo, sia per le spese di magazzino che di personale, se viene venduto a peso, se va bene ci si può ricavare un 10% del valore. Allo stesso tempo l’Unione Europea, in un’ottica di salvaguardia dell’ambiente sta imponendo sempre più attenzione al tessuto, banalmente andando a vietare l’incenerimento di materiale in eccesso.

Le aziende, per mantenere il valore dei mercato del materiale, tendono a mandarlo al macero anche se ancora buono, più ce n’è a giro è più facile che diminuisca il prezzo. Se invece c’è scarsità il prezzo rimane alto. Questo ha rappresentato uno dei punti su cui si è mossa Fody. Il secondo è stato constatare l’enorme numero di persone in situazioni di marginalità che si sono trovati esclusi dal tessuto socio-economico, sia perché ci sono entrati nel corso della loro vita oppure perché ci sono nati. In un mondo del lavoro sempre più complesso e competitivo esiste una fortissima difficoltà nel voler dare sostegno a queste persone.

Molte aziende non hanno la cultura interna per assumere una persona con disabilità, esistono moltissimi  pregiudizi, perché si pensa che una persona con disabilità non possa fare niente ma che deve essere solo assistita quando in realtà i fatti dimostrano totalmente il contrario. Infine c’è tutto l’aspetto legato delle persone senza tetto e agli animali abbandonati, che è tutto un altro tema, ma per il momento Fody si è concentrata sull’inclusione sociale e lavorativa.

Quante sono le persone con disabilità che avete raccolto o impiegate in questo di attività?

Ad oggi le persone  in una situazione di esclusione del tessuto socio-economico, quindi non solo disabilità ma che hanno problemi di salute ed altre tipologie, come donne vittime di violenza passate nei quattro anni di attività di Fody, sono state 55. Sono entrate sotto varie tipologie di inserimenti. Alcuni sono beneficiari di percorsi formativi gratuiti curati da educatori. La persona impara un mestiere o un’abilità che non deve essere per forza un mestiere completo,  può imparare a tagliare un tessuto, i fili, può imparare a cucire, usare la taglia e cuci. Questo sia nell’ottica di valorizzare la persona per le sue capacità e le sue esigenze, sia  nell’ottica di trovare un  inserimento che la possa valorizzare anche economicamente. Non importa cosa tu faccia, l’importante è che tu lo faccia bene e che impari a farlo in un’ottica anche professionale. Non si parla solo di attività manuali, ma anche del percorso psicologico che c’è dietro, la persona impara a capire che nel posto di lavoro ci si comporta in un certo modo, quando inizi al lavoro metti il telefono nello zaino e ti concentri. In alcuni casi se la persona si concentra troppo su una mansione, poi magari si scorda di mangiare o di bere, vengono quindi create delle sveglie che glielo ricordano.

È previsto un compenso per queste persone?

Sì, è previsto un compenso attraverso vari progetti. Si parte da inserimenti socio terapeutici in cui i referenti sono le ASL, i centri per l’impiego oppure cooperative. A Pistoia non esiste un inserimento socio terapeutico per la disabilità, esiste per il centro salute mentale, quindi per tutte le varie malattie psichiatriche. Fortunatamente siamo riusciti a inserire anche moltissime persone con disabilità, perché ci rientrano a livello di psichiatria, perchè persone con autismo. Trattandosi di un azienda, oltre alle convenzioni che servono per far fare dei percorsi, Fody vive per aver creato un modello economicamente sostenibile. Infatti realizza dei prodotti ecosociali che va a vendere alle aziende e al consumatore finale, quindi lavorando sia sul mercato B2B (business to business) che sul mercato B2C (business to consumer). B2B attraverso convenzioni con le varie aziende del caso, come ad esempio per un’azienda che deve realizzare dei gadget per la loro fiera e così via. B2C attraverso il nostro e-commerce e attraverso l’attivazione sperimentale di  temporary store e pop up  in giro per l’Italia, dove le persone possono acquistare i nostri prodotti che non si trovano sul sito perché prodotti unici presenti solo in piccole quantità.

Quante sono le persone che gestiscono l’azienda?

All’interno di questo progetto dovremmo essere circa una ventina, non tutti in ufficio, alcuni lavorano smart.

La startup chi l’ha finanziata?

Investimenti privati. Soci all’ingresso, poi emissioni di fondi e altre realtà che comunque attraverso l’acquisto di prodotti o campagne di campagne CSR (Corporate Social Responsability)  hanno deciso di investire su di noi

Da un punto di vista economico in questi  quattro anni come sta andando?

Sta andando molto bene, stiamo avendo una fortissima crescita, il volume d’affari del 2025, circa 600.000 euro è stato più del doppio dell’anno precedente

L’obiettivo del 2030 non è poi così lontano

Sì, ci stiamo lavorando con tutte le nostre forze. Siamo partiti con due macchine da cucire casalinghe da 100 € l’una delle forbici da 10 € e abbiamo fatto tutto questo. C’è una difficoltà nel vedere la nostra realtà come una realtà stabile quando noi siamo dimostrando il contrario. 

Il capannone è imponente, l’avete preso in affitto?

Ci siamo trasferiti da pochissimo, è in affitto da marzo, prima avevamo un ambiente molto più piccolo. Siamo partiti in una stanza piccolissima, per il primo progetto sperimentale siamo andati all’associazione  “Il Sole”. Adesso abbiamo due laboratori, un magazzino molto grande, abbiamo  educatori e professionisti, per chi ci guarda sui social sembra tutto semplice in realtà non è così.

Una persona che vive in questo settore lo sa bene, il nostro obiettivo è far sembrare semplice tutto perché la semplicità nasce da una professionalità estrema dietro, alle spalle abbiamo imprenditori, persone che hanno lavorato in vari settori. Il 15 entrerà una nuova figura che si occuperà di tutto il percorso  educativo delle persone, abbiamo le risorse umane, persone a livello organizzativo operativo che hanno gestito macro progetti a livello nazionale e internazionale che quindi chiaramente credono in questo progetto.

Alcuni di loro hanno deciso di lasciare il proprio lavoro e venire a Fody perché credevano nel progetto e ci vedevano un nuovo modello di impresa, dove Il il profitto può essere fatto ma prestando attenzione a temi etici come l’inclusione di persone svantaggiate in categorie protette, la valorizzazione di ciò che gli altri butterebbero via come gli scarti e la valorizzazione di persone animali che muoiono di freddo tutto tutti gli anni E quindi tutto questo in un’ottica in cui tu puoi generare anche del valore economico per te e per il partner in corso.

Leggi anche

1 commento

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome



ultime in provincia