di Caterina Benini
CASALGUIDI – “Mai stanca di vivere. Passioni e tumulti di Oriana Fallaci”, è l’ultimo libro scritto da Riccardo Nencini, pubblicato da Mondadori, che martedì 16 giugno è stato presentato a Casalguidi.

Il romanzo nasce dal rapporto speciale tra Nencini e Oriana Fallaci, che furono amici e condivisero lunghe conversazioni negli ultimi anni della vita della scrittrice.
Attraverso ricordi personali, materiali d’archivio e documenti inediti, l’autore ci restituisce il ritratto di una donna complessa, coraggiosa, controversa, animata da una straordinaria passione per la libertà e per la parola.
Riccardo Nencini appartiene a quella generazione di intellettuali e uomini delle istituzioni che hanno attraversato la vita pubblica italiana senza rinunciare alla passione per la cultura. Parlamentare, eurodeputato, presidente del Consiglio regionale della Toscana, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, oggi presidente del Gabinetto Vieusseux, Nencini ha affiancato all’impegno politico un’intensa attività di scrittore e studioso. É questa duplice esperienza, tra storia vissuta e storia raccontata, che rende particolarmente interessante il suo sguardo su una figura complessa e straordinaria come Oriana Fallaci.
A vent’anni dalla sua scomparsa, questo libro non è soltanto una biografia. È il racconto di un’esistenza vissuta senza risparmio: dall’infanzia nella Firenze popolare alla Resistenza, dai grandi reportage di guerra ai confronti con i protagonisti della storia mondiale, fino alle battaglie culturali che hanno caratterizzato gli ultimi anni della sua vita.
Il titolo stesso, “Mai stanca di vivere”, racchiude forse il tratto più autentico di Oriana Fallaci: una donna che ha attraversato il Novecento con curiosità, coraggio e una inesauribile fame di conoscenza.
Ancora adolescente partecipò alla Resistenza accanto al padre, esperienza che contribuì a formare quel carattere indipendente, combattivo e insofferente verso ogni forma di conformismo che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita.
Come inviata speciale raccontò alcuni dei momenti più drammatici e decisivi della storia contemporanea: la guerra del Vietnam, i conflitti in Medio Oriente, le rivoluzioni in America Latina. Divenne famosa in tutto il mondo per le sue interviste ai grandi protagonisti del suo tempo, da Henry Kissinger a Golda Meir, da Yasser Arafat all’Ayatollah Khomeini, sempre condotte con uno stile diretto, incalzante, scomodo per i suoi interlocutori.
Accanto all’attività giornalistica, Oriana Fallaci ha scritto libri di enorme successo, come “Lettere a un bambino mai nato”, “Un uomo”, dedicato alla figura di Alekos Panagulis, Insciallah che hanno raggiunto milioni di lettori e sono stati tradotti in tutto il mondo.
Le sue opere hanno saputo intrecciare il racconto personale con la riflessione civile ed una grande passione umana.
Negli ultimi anni della sua vita tornò al centro del dibattito pubblico, dopo gli attacchi alle torri Gemelle, con libri che suscitarono discussioni e polemiche, confermando una caratteristica che l’aveva sempre contraddistinta: la volontà di esprimere le proprie idee senza compromessi e senza timore del giudizio altrui.
Ed è proprio questa donna straordinaria, con le sue passioni, le sue contraddizioni e il suo straordinario amore per la libertà, che Riccardo Nencini ha scelto di raccontare. Non da semplice biografo, ma da amico, da testimone e da profondo conoscitore della sua vicenda umana.
Nencini ha raccontato al pubblico presente in sala, come è nata l’amicizia con Oriana e come si sia trasformata in un rapporto autentico e confidenziale che ha accompagnato la scrittrice nell’ultimo periodo della sua vita.
Fallaci tornò a Firenze a morire con il desiderio di farlo nella torre del Mannelli, l’unica superstite dei quattro “capi di ponte”, che controllavano un ponte ai quattro angoli.
Non fu possibile soprattutto per la mancanza del bagno, ma riuscì lo stesso a tornarci e ritrovare i luoghi dove portava le bombe nascoste nei cesti d’insalata.
“L’ho vista piangere nel ricordo del padre, l’ultima volta che era stata nella torre era nel 1944”, ha rivelato lo scrittore.
Nencini, incalzato dalle domande di Paolo Ricci, ha svelato aneddoti, curiosità, tratti della personalità della giornalista che nonostante il tempo e la malattia non si erano addolciti.
“Solo quando l’infermiere le tolse lo smalto capì che era arrivata alla fine”, ha detto Nencini ricordando che lei stessa lasciò disposizioni sul funerale e su cosa voleva indossare.
Tra riferimenti storici, spaccati di un’epoca particolare, una Firenze e una Toscana a tratti molto diversa da adesso, la storia di Oriana Fallaci è stata il pretesto per riflettere sul tempo passato e su dinamiche politiche e sociali che hanno determinato e influenzato la storia del Paese.
A vent’anni dalla sua scomparsa, il 15 settembre del 2006, Oriana Fallaci continua a essere una figura che divide e fa discutere, ma proprio per questo resta una delle voci più influenti, originali e riconoscibili della cultura italiana del Novecento. Una donna che ha attraversato la storia da protagonista e che, come suggerisce il titolo del libro di Riccardo Nencini, non fu davvero mai stanca di vivere.







