mercoledì, Settembre 9, 2026

“Santomato e Pontenuovo, interi quartieri in ginocchio”

PISTOIA – “Quello che sta accadendo a Santomato e Pontenuovo è uno scandalo totale, che si trascina da mesi nel silenzio quasi assoluto. La situazione sta mettendo in ginocchio interi quartieri, dove i cittadini si sentono abbandonati e vivono in condizioni di disagio quotidiano crescente, isolati dal centro cittadino.

Tutto è cominciato alcuni anni fa con la chiusura parziale da parte della Provincia – a tempo indeterminato – della Tangenziale Est, per lavori di messa in sicurezza mai iniziati. Il traffico pesante di quella strada è stato quindi deviato su via Montalese, una strada non progettata per sostenerlo, né per la sua larghezza, né perché taglia centri abitati, né perché il piccolo ponte sopra il torrente Bure era evidentemente inadeguato.

La conseguenza più grave è stata la dichiarazione di pericolosità del ponte di Pontenuovo (che è lungo 9,80mt!), che in urgenza è stato chiuso al traffico, da un giorno all’altro. Da allora la situazione è precipitata: intere zone sono state di fatto isolate, i tempi di percorrenza da e verso il centro sono triplicati (da 8-10 minuti a 30-40, se va bene), le strade alternative sono tortuose e pericolose, prive di qualsiasi requisito minimo di sicurezza (niente guardrail, segnaletica scarsa, fossati profondi al margine della carreggiata) e di conseguenza gli ingorghi e gli incidenti sono all’ordine del giorno, soprattutto nella zona di Chiesina Montalese.

Chi abita da questa parte della città è stato costretto a cambiare abitudini: per raggiungere servizi essenziali si preferisce andare a Montale, Montemurlo o Agliana, piuttosto che affrontare il percorso tortuoso e rischioso da Chiesina o ancora peggio da San Rocco. Paradossalmente, in caso di emergenze sanitarie è meglio puntare su Prato anziché sul San Jacopo. Qualsiasi commissione in città è diventata un’impresa che si fa mal volentieri. Conosco anziani che vanno a Pistoia solo se accompagnati perché non se la sentono di guidare sulle strade “alternative”, e hanno ragione!

Nel frattempo, la data di fine lavori continua a essere spostata di mese in mese. I lavori sono iniziati nell’ottobre 2024 e la prima apertura era prevista per dicembre dello stesso anno, poi rimandata a febbraio 2025, e successivamente a marzo. Poi, è emerso che il cemento steso non rispetta i parametri del capitolato, il che solleva interrogativi sulla supervisione durante i lavori. Inoltre, è necessario rifare le “spallette” e ancora una volta mi chiedo dove fossero i controllori. Per non parlare della “scoperta” che sotto il ponte ci passavano la fibra, l’elettricità e l’acquedotto: chi lo avrebbe mai detto? Ora circolano voci secondo cui la ditta incaricata dei lavori sarebbe fallita o che stia lavorando altrove. Al momento, nessuno ha idea di quando e come riaprirà il ponte. I lavori sembrano fermi e la Provincia non fornisce informazioni. Solo voci, ipotesi, promesse mancate e slittamenti all’ultimo minuto.

Sono state interpellate anche le testate giornalistiche nazionali, ma la questione sembra troppo piccola per attirare la loro attenzione. Nel frattempo, i comitati di Santomato e Pontenuovo si stanno impegnando per raccogliere informazioni e diffondere notizie, ma la burocrazia e le complicazioni tecniche sembrano insormontabili anche per i più volenterosi che hanno il merito di metterci la faccia e di impegnarsi in prima persona per la comunità.

Personalmente, da mesi propongo di intraprendere un’azione legale, non tanto per ottenere un rimborso (che sarebbe dovuto, considerando le ore di lavoro perse a causa dei tempi di percorrenza dilatati!), ma per mettere pressione all’ente responsabile di questo scempio. È importante però sottolineare che le Province sono state abolite per finta, svuotate dei fondi ma non delle responsabilità (e sarebbe interessante approfondire chi, a livello nazionale, ha fatto questa non-riforma e ancora oggi pontifica di buon governo). Tuttavia, quando si tratta di raccogliere soldi per incaricare un avvocato, quasi tutti si tirano indietro. È più facile lamentarsi o polemizzare sui social o al circolo che passare alle vie di fatto. I cittadini sono attivi finché non c’è da frugarsi le tasche, of course.

È importante ricordare che la situazione attuale è anche il risultato di scelte politiche passate. Negli anni ’90, ad esempio, fu respinta la proposta di una variante alla Via Montalese, che avrebbe probabilmente risolto definitivamente questi problemi. La decisione di respingere la proposta fu più probabilmente influenzata da motivazioni partitiche, ideologiche o economiche, ma oggi i cittadini ne pagano il prezzo. La corsa a realizzarla adesso è oltremodo patetica, anche se i lavori iniziassero domani (cosa ovviamente impossibile, non essendoci alcun progetto operativo, nessun esproprio realizzato e nulla di nulla). La realizzazione del progetto richiederebbe non pochi anni.

Nel frattempo, chi vive in queste zone continua a pagare un prezzo alto in termini di tempo, sicurezza e qualità della vita. La situazione è insostenibile e merita attenzione. Ormai non si tratta più solo di un problema di strade: è un problema di diritti, dignità e rispetto per i cittadini”.

Angelo Fragliasso

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