mercoledì, Settembre 9, 2026

Santomato, la tradizione arriva in tavola con la “cena della battitura”

PISTOIA – Una cena per rievocare il tradizionale “desinare” che seguiva la “battitura” del grano tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e che costituiva un importante momento di festa, di aggregazione e di convivialità nella tradizione contadina della Toscana rurale.

Ideata e organizzata dal gruppo informale Santomato Storia, costituitosi a inizio anno allo scopo di divulgare e valorizzare la storia, le tradizioni e i vari aspetti della vita politica, sociale, economica e religiosa del paese di Santomato durante il secolo scorso, la cena ha costituito un ideale punto di arrivo del percorso intrapreso, a conclusione del ciclo di incontri sulla storia santomatese e le sue molteplici sfaccettature.

Alcune immagini della cena della battitura svoltasi nella corte parrocchiale di Santomato (fotografie di Andrea Capecchi)

Un’occasione per stare insieme nel segno della convivialità, per riscoprire i piatti tipici della cucina rustica e contadina dell’epoca e per compiere un “tuffo” in un passato che i più anziani hanno avuto modo vivere in prima persona, tra ricordi d’infanzia e di adolescenza, mentre per le nuove generazioni si è trattato di una “nuova scoperta” di una cultura e di una tradizione oggi praticamente scomparse.

L’obiettivo è proprio quello di fare in modo che simili tradizioni, che costituiscono un vero e proprio “patrimonio immateriale” di una comunità, non vadano perse o dimenticate, e possano essere tramandate e sopravvivere anche quando purtroppo non vi saranno più i testimoni diretti.

L’idea di una cena per rievocare il desinare della battitura risponde anche alla possibilità di unire storia e cultura gastronomica, dal momento che i partecipanti all’evento, svoltosi nel giardino della corte della parrocchia di Santa Maria Assunta, hanno potuto sia assaporare un menù fisso ispirato alla tradizione contadina della battitura, sia assistere a momenti culturali che hanno ripercorso la storia e il folklore legati a questa vera e propria “festa contadina” dell’estate.

“Questa cena ci riporta alla metà del secolo scorso – hanno spiegato gli organizzatori – quando i poderi e gli appezzamenti di Santomato erano coltivati a grano, e a luglio questo veniva raccolto e battuto nelle aie, rappresentando un momento fondamentale per la vita dei contadini e l’economia rurale. Una testimonianza di un mondo ormai scomparso e di una coltivazione oggi quasi del tutto assente, tanto che è stato molto difficile trovare le spighe di grano con cui decorare i tavoli di questa cena.

Erano tempi diversi, le famiglie contadine vivevano in maniera semplice e frugale, i divertimenti dei ragazzi coincidevano con i lavori rurali che ogni giorno non mancavano mai, la campagna era viva in ogni suo casolare. In questo contesto il desinare della battitura era una festa corale che coinvolgeva tutta la comunità, spesso si andava a battere il grano nell’aia del vicino, era un momento di aggregazione in cui si rinsaldavano le relazioni sociali, e per un mese i contadini mangiavano “di festa” consumando anche quelle carni di pollo, coniglio o anatra che nella parte restante dell’anno venivano mangiate più di rado, stante un’alimentazione basata essenzialmente su verdure e legumi.

È un autentico “viaggio nel tempo” per un desinare che non è replicabile nella sua forma originale e nella sua autenticità e che ci ha costretti ad alcune “variazioni” perché non esistono più i prodotti dell’epoca, per esempio il grano, il pane o il vino che avevano i contadini in quel tempo adesso sono molto complicati da trovare”.

Un’ultima considerazione riguarda la “lezione” che la cucina contadina dell’epoca ci insegna, con l’utilizzo di tutti prodotti autenticamente “a chilometro zero” provenienti dai campi, dalle aie e dai pollai dei contadini, e con l’assenza di qualsiasi tipo di spreco e scarto alimentare, dal momento che “sull’aia non si butta via nulla” e, per esempio, ogni parte dell’animale macellato veniva riutilizzata nelle varie preparazioni e niente era gettato nei rifiuti.

Il menù della cena della battitura è stato cucinato dalle volontarie e dai volontari che hanno aderito con entusiasmo a questa iniziativa, sotto la supervisione e le preziose indicazioni di Bonaldo Agresti, custode e cultore della tradizione gastronomica locale nonché una delle “memorie storiche” di Santomato. Lo stesso Bonaldo nel corso della cena, negli intervalli tra una portata e l’altra, ha spiegato al pubblico la storia dei vari piatti presentati e il loro legame con la civiltà contadina del tempo, aggiungendo aneddoti e curiosità sugli stessi e fornendo alcuni gustosi dettagli sulla loro preparazione.

Dalla “grandinina” in brodo al berlingozzo biscottato all’anice, passando per i crostini neri “alla vigliacca”, i colli di anatra ripieni, i maccheroni maltagliati al sugo d’anatra e l’arrosto misto con patate novelle, è stato un percorso nel gusto alla riscoperta di sapori a cui oggi forse siamo poco abituati, nel segno di una cucina molto rustica e “ruspante” che ha però riportato al palato la genuinità del mondo agricolo, esaltando l’alta qualità di tutti i prodotti e gli ingredienti utilizzati.

La serata è stata infine arricchita dalle canzoni della grande tradizione “nazionalpopolare” e cantautorale italiana dagli anni Cinquanta agli anni Settanta e dalla proiezione di alcune immagini d’epoca relative al contesto rurale della Santomato nel secondo dopoguerra.

L’auspicio è che una simile iniziativa, che ha registrato un ottimo successo in termini di partecipazione (110 coperti), non resti isolata e possa avere seguito con altri eventi simili in futuro, così come quelli promossi nei mesi scorsi dal gruppo Santomato Storia, per far conoscere e valorizzare un patrimonio gastronomico di indiscutibile valore. Un patrimonio, è bene precisarlo, che in quanto tale non deve rimanere gelosamente custodito da pochi e destinato inevitabilmente a scomparire, ma deve essere di tutti, e non per una forma di “nostalgia” verso un passato che non potrà mai più ritornare, ma per la conservazione di una memoria condivisa e collettiva che appartiene all’intera comunità.

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