PISTOIA – Siamo ormai prossimi alla riapertura delle scuole ed anche nella nostra provincia esplodono i problemi legati alla mancanza di investimenti nella scuola, che si traducono anche nella mancata copertura dei posti vacanti, sia per quanto riguarda i Docenti che il personale tecnico amministrativo

Per i docenti, a fronte di un contingente da coprire con il contratto a tempo indeterminato, cioè i Ruoli concessi dall’USR della Toscana, di 518 posti, c’è stata l’immissione in ruolo di soli 298 insegnanti. Considerando che le operazioni si concludono entro oggi – commenta Lucia Bagnoli, Segretaria provinciale di Flc-Cgil – “mai potremo arrivare alla copertura dei 518 posti che spettavano alla provincia di Pistoia; il dato è preoccupante anche in virtù del fatto che il sostegno, l’anello più debole dell’utenza scolastica, appare quello meno coperto dato che all’infanzia sono andati 11 ruoli su 13, alla primaria 30 su 61, alla secondaria di primo grado, 28 su 75 e alla secondaria di secondo grado 85 su 103”.
E’ stato coperto solo il 61% del fabbisogno del sostegno. Invece per i posti comuni, sono stati coperti al 30 agosto, 144 posti su 266, fra tutti gli ordini e gradi di scuola, pari al 55% circa del fabbisogno. I posti avanzati insieme con quelli dell’organico di fatto, per un totale di circa 1400 unità fra sostegno e posto comune, andranno a supplenza annuale, per cui avremo i posti residuati dai mancati ruoli, ad oggi circa 220, a incarico annuale al 31 agosto ed il resto, l’organico di fatto che sono circa 1200 posti di incarico annuale con scadenza al 30 di giugno 2023.
“Ci preme ricordare – sottolinea Bagnoli – che l’organico di fatto, insieme a quello di diritto, costituiscono il totale dei posti che sono indispensabili per far funzionare la scuola e che tutti gli anni vengono attivati, quindi non si capisce perchè non vengano stabilizzati, anche in ottemperanza alla sentenza della corte di giustizia europea ormai decennale”.
Un vero e proprio “disastro” dovuto “alla mancata attenzione e all’investimento che la politica avrebbe dovuto avere nei confronti della scuola e che nessuno dei governi che si sono succeduti negli ultimi negli ultimi 15/20 anni, ha mai avuto”.
Si è continuato a vedere la scuola come “un qualcosa su cui risparmiare a piene mani, senza invece considerare che è uno dei fondamenti più importanti dello Stato, dove crescono e si formano i cittadini di domani la cui consapevolezza è determinata anche dalla formazione culturale la cui qualità non può essere garantita da questo stato di cose”.
Per quanto riguarda il Personale ATA, anche qui non si scherza in quanto a risparmio e mancata copertura dei posti, come è riassunto nella seguente tabella.

In pratica è stato coperto con il ruolo solo il 35,7% del fabbisogno effettivo di personale ATA, di cui il 34,6% per gli amministrativi, il 39,17% per i collaboratori scolastici e il 17,6% degli assistenti tecnici.
“Con l’organico di fatto – attacca ancora Lucia Bagnoli -si è cercato di dare soluzione al problema, ma senza riuscirci, data l’evidente esiguità dei numeri che risulta tale anche alla luce del fatto che per il prossimo anno scolastico non ci sarà l’organico covid che aveva permesso per ben due anni, l’apertura e la chiusura dei plessi (compito dei collaboratori scolastici)”.

E’ evidente il rischio della mancata apertura dei plessi. Qualche esempio di situazioni sul filo del rasoio: l’IC Chini di Montecatini terme, con 13 plessi si pensa di poter aprire e fare la sorveglianza con 31 collaboratori scolastici di cui uno da ODF, oppure all’IC Iozzelli di Monsummano con 6 plessi e 16 collaboratori scolastici di cui uno da ODF
Inoltre molti plessi sono su due piani e sono aperti all’utenza dalle 7,45 alle 18 del pomeriggio…. Una situazione che mette a repentaglio la sicurezza degli alunni tutti, e l’assistenza agli alunni portatori di handicap!
“Quello che ci preme sottolineare – conclude la Segretaria di Flc-Cgil – è che questo stato di cose si consolida nel pieno silenzio dell’Amministrazione scolastica Regionale della Toscana e che i posti di lavoro della scuola non diminuiscono solo per il calo demografico, che ne è in parte responsabile, ma diminuiscono perché c’è la volontà di risparmiare sul servizio scuola, che viceversa dovrebbe essere, insieme alla sanità, il fiore all’occhiello di uno stato di diritto degno di questo nome”.










