venerdì, Novembre 6, 2026

Sfruttamento dei lavoratori nella moda a Prato, sottoposte ad Amministrazione giudiziaria due società

PRATO – Sottoposte ad amministrazione giudiziaria due società del settore della moda, molto note nel mercato italiano e internazionale, che da diversi anni hanno esternalizzato una parte della produzione ad un’organizzazione imprenditoriale, gestita da cittadini albanesi, indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Si tratta del secondo provvedimento del genere in Toscana.
La misura, disposta dal tribunale di Prevenzione di Firenze su richiesta della Procura di Prato, interessa una società a responsabilità limitata e l’altra per azioni, con sedi legali a Signa e a Campi Bisenzio, nel Fiorentino, entrambe molto note nel mercato italiano e internazionale, che da diversi anni hanno esternalizzato una parte della loro produzione, avvalendosi dell’attività svolta da un’organizzazione imprenditoriale, gestita nel tempo da cittadini albanesi, indagati per il delitto di intermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro, in danno di maestranze albanesi e bengalesi.

Un sistema della produzione basato sulla logica della massimizzazione del profitto, che ha consentito ampi margini di guadagno, abbattendo il costo del lavoro comprimendo le spese e mantenendo un elevato livello di competitività.

I due marchi (“brand” molto noti) hanno trovato una diffusività commerciale che copre prevalentemente la fascia medio alta della clientela.

Il Tribunale di Prevenzione di Firenze ha riconosciuto come le imprese destinatarie

della misura abbiano colposamente agevolato l’attività di sfruttamento lavorativo, attuato da imprenditori albanesi, rimproverando alle stesse di non aver controllato le imprese terziste affidatarie delle commesse, che sono risultate impiegare anche maestranze in nero, in stato di clandestinità, costrette a subire i classici atteggiamenti di sfruttamento in termini di orario, retribuzione e condizioni di sicurezza e alloggi degradanti.

L’inchiesta della Guardia di Finanza di Prato ha fatto emergere opacità nella gestione delle imprese, data la presenza di società schermo, e tutti gli indici di sfruttamento lavorativo: retribuzioni inadeguate, ritmi di lavoro estenuanti, ferie e riposi negati, applicazione di contratti collettivi inadeguati e buste paga artefatte. Imprese alle quali avevano affidato parte della loro produzione. Tali condizioni sono esacerbate da un clima di continue vessazioni, offese, violenza e controllo fisico costante dei lavoratori.

E nell’indagine è stata decisiva la collaborazione di diciotto lavoratori vittime di sfruttamento, per i quali si è richiesto il rilascio del permesso di giorno per motivi di giustizia.

Controlli e le perquisizioni hanno documentato oggettivamente la sussistenza di un rapporto di interessi economici costante. Sono state rinvenute etichette, capi di produzione, fatture, documenti di trasporto, packing-Iists, chat, corrispondenza email che dimostrano i rapporti in essere tra le due imprese destinatarie delle misure e quelle facenti capo ai due imprenditori albanesi.

È emerso dagli atti acquisiti come i rapporti commerciali tra la società per azioni destinataria della misura e la succitata organizzazione sfruttatrice abbiano consentito a quest’ultima introiti per circa 500.000 euro.

Il sistema illegale ha consentito alle due imprese poste in amministrazione controllata di assicurare una produzione a prezzi più contenuti e ridurre le tempistiche di fabbricazione per una più veloce immissione dei prodotti sul mercato. Tali vantaggi hanno permesso di contaminare l’intera filiera e di affermarsi nel mercato.

L’operatività della galassia imprenditoriale albanese dimostra la capacità di penetrare un settore economico sino a oggi appannaggio esclusivo degli esponenti della criminalità economica cinese.

Si tratta di uno strumento di prevenzione che la Procura di Prato ritiene importante da mettere in atto per contrastare giudiziariamente in modo sempre più efficace il fenomeno dello sfruttamento lavorativo, anche con riferimento all’imprenditoria committente che ne beneficia. La strategia di intervento mira a bonificare la filiera produttiva, colpendo alla base chi sfrutta e chi non controlla.

E questo si riflette soprattutto sulla manodopera albanese, cinese, pakistana, bangladese e africana senza rispettare la dignità del lavoratore e a danno degli imprenditori onesti. L’ufficio della Procura di Prato si è avvalso del qualificato supporto investigativo del Gruppo Anti Sfruttamento dell’AsI Toscana Centro, dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza. Se vi fosse un numero più consistente di appartenenti alla polizia giudiziaria e un organico di Procura più adeguati alla realtà criminale della zona – sottolinea la Procura – la strategia indicata potrebbe espandersi in modo capillare.

La Procura Pratese auspica dunque una maggiore sensibilità istituzionale per dotare concretamente per lo meno i reparti specializzati di un numero maggiore di risorse umane.(m.d.)

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