di Susanna Daniele
PISTOIA – Il 28 gennaio al Funaro si è conclusa con la musica balcanica di Damir Imamović, cantante e strumentista bosniaco di Saraievo, l’iniziativa “Le parole di Urbinek”.
Il concerto è stato introdotto dallo storico della musica Francesco Martinelli.
Nella capitale bosniaca da sempre si è fusa la musica balcanica, anatolica, greca, slava, ortodossa. Damir Imamović ha innovato e fatto conoscere un genere musicale bosniaco chiamato sevdah, parola che deriva dall’arabo, e che nei secoli ha attraversato il Mediterraneo, dal Portogallo alla Turchia. In italiano si potrebbe tradurre “ballata triste”.

Imamović canta e suona il tambur, antico strumento a corda modificato per ottenere un suono a metà fra la sua versione tradizionale e una normale chitarra.
Insieme a Imamović, il bassista Ziga Golob e Derya Türkan, maestro turco del kemenche, un piccolo violino dal suono particolarissimo. Nei loro brani, alcuni dolci e malinconici, altri brillanti, altri ancora dal ritmo frenetico e trascinante, risuona il melting pop balcanico, nel quale confluiscono le tradizioni musicali arabe e ebraiche, spagnole e greche.
Una canzone dal motivo orientaleggiante attraversato da vibrazioni del kemenche è dedicata a Sarajevo.
Il trio di musicisti non si è risparmiato e il pubblico ha apprezzato moltissimo.










