sabato, Ottobre 24, 2026

Social media, minori e salute mentale, l’ipnosi come strumento per recuperare attenzione e concentrazione

Dall’Australia alla Francia, passando per Portogallo, Spagna, Germania e Regno Unito, diversi governi stanno valutando misure più restrittive sull’uso dei social network da parte dei minori.

L’obiettivo è ridurre i rischi legati all’esposizione precoce e prolungata agli ambienti digitali, che secondo numerosi studi può incidere sulla salute mentale e sul benessere psicologico di bambini e adolescenti.

Ansia, depressione, dipendenze comportamentali e riduzione della capacità di concentrazione sono tra i fenomeni più osservati dagli esperti. A questi si aggiungono nuove criticità, come l’uso crescente di chatbot basati su intelligenza artificiale percepiti come interlocutori emotivi o figure di supporto, e il ruolo degli algoritmi nel modellare preferenze, comportamenti e percezione di sé.

Negli Stati Uniti il tema è al centro anche del contenzioso giudiziario. Meta è coinvolta in procedimenti in diversi Stati: nel New Mexico, Facebook e Instagram sono accusati di non aver adeguatamente protetto i minori da predatori sessuali e contenuti espliciti; in California, invece, il focus riguarda l’uso di sistemi algoritmici ritenuti in grado di favorire dinamiche di dipendenza.

Si tratta di cause che molti osservatori considerano potenzialmente rilevanti per definire la responsabilità delle piattaforme digitali a livello globale.

Parallelamente al dibattito normativo, cresce l’interesse scientifico sugli effetti cognitivi dell’esposizione continua agli stimoli digitali. Notifiche, messaggi e contenuti brevi e ripetuti possono incidere sulla capacità di concentrazione e sulla gestione dell’attenzione.

Il dottor Charlie Fantechi

“Il nostro sistema nervoso non è progettato per gestire una quantità così elevata di input – spiega il dottor Fantechi, psicologo clinico, psicoterapeuta e specialista in ipnosi – Il passaggio continuo da un contenuto all’altro comporta un consumo costante di risorse attentive e può favorire una modalità mentale frammentata”.

In questo contesto, alcune tecniche di regolazione mentale stanno suscitando crescente interesse. Tra queste, l’ipnosi clinica viene studiata come possibile strumento per favorire il recupero della concentrazione e ridurre il sovraccarico cognitivo.

“L’ipnosi non implica controllo della mente, ma un processo di focalizzazione e rilassamento guidato – prosegue Fantechi -. Può aiutare a ridurre il rumore mentale e a ristabilire una relazione più stabile con l’attenzione.

Ma esistono pratiche quotidiane per ridurre il sovraccarico digitale? Il dr. Fantechi ne suggerisce tre:

Disconnessione programmata: ritagliare ogni giorno un breve periodo senza dispositivi digitali può favorire il recupero delle risorse attentive e ridurre l’affaticamento mentale.

Esercizi di focalizzazione guidata: tecniche di respirazione, visualizzazione e concentrazione su un singolo stimolo aiutano a rallentare il flusso cognitivo e migliorare la stabilità dell’attenzione.

Gesti di consapevolezza: interrompere consapevolmente l’automatismo dell’uso dello smartphone con piccoli segnali corporei o pause di respirazione può rafforzare il controllo volontario sull’attenzione.

In un contesto caratterizzato da stimoli continui, la capacità di orientare e mantenere l’attenzione diventa una competenza centrale per il benessere psicologico. Tecniche di autoregolazione mentale, tra cui l’ipnosi e le pratiche di consapevolezza, vengono sempre più considerate strumenti utili per sviluppare questa competenza.

“Recuperare la concentrazione non è un lusso, ma una forma di tutela della salute mentale”, conclude Fantechi.

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