mercoledì, Settembre 9, 2026

Striscione al Livi-Brunelleschi contro la carriera alias: parla Eleonora Zollo, rappresentante di istituto

di Andrea Mori

PRATO – La sera di martedì 11 aprile, un giovane ha fermato la propria auto davanti all’entrata del Liceo Livi-Brunelleschi in via Marini 9 a Prato ed ha affisso uno striscione che attacca la “carriera alias”. 

La carriera alias è quell’iniziativa adottata da molte scuole in Italia – a Prato solo dal liceo Livi Brunelleschi -, che permette a uno studente di farsi chiamare con un nome che identifica il sesso al quale una persona sente di appartenere, e che non coincide con quello biologico. Detto brutalmente: se Mario sente di essere Camilla, allora potrà decidere di farsi chiamare Camilla. 

Lo striscione ha scatenato diverse polemiche, per questo abbiamo interpellato Eleonora Zollo, rappresentante d’istituto, per capire quali siano state le reazioni all’interno della scuola e per parlare del clima che si respira nell’istituto riguardo il tema dell’identità di genere. 

Eleonora, in quanto rappresentante di istituto di cosa ti occupi?

“Parlo con la Preside a nome degli studenti, cosa che faccio per esempio per organizzare attività come le assemblee, nella quali noi studenti possiamo discutere di questioni riguardanti la scuola, riflettere su specifici temi e ospitare esperti. In questo momento stiamo organizzando un autogestione per questo lunedì, dove saranno presenti sessuologi e psicologi, che penso potranno aiutare i ragazzi a riflettere su diversi aspetti”.

Parliamo del “fatto”. Mercoledì mattina è stato trovato uno striscione all’entrata della scuola sul quale erano scritte queste parole: «Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno…stop gender», in riferimento alla carriera alias adottata dalla tua scuola e al fatto che uno studente dell’istituto l’ha iniziata. Cosa ne pensi?

“Voi diffondete odio. parlate di signore ma il signore ama e include, voi state solamente diffondendo odio. È quello che ho commentato su Instagram con l’account ufficiale dell’istituto, sotto al post condiviso da questo gruppo di estrema destra, che ritraeva lo striscione appeso. Tra l’altro, mercoledì mattina ho incontrato i carabinieri insieme al vicepreside che per questa faccenda è stato occupato fino a metà giornata. Noi, come detto, stiamo organizzando l’autogestione, quindi chi ha messo lo striscione ha anche compromesso il normale svolgimento del lavoro”.

Lo striscione è stato attaccato dopo che è uscita la notizia data che nell’istituto c’è uno studente che ha intrapreso la carriera alias. Lo conosci? Sai come ha reagito?

“Si, lo conosco. La reazione è stata di sdegno, di schifo, questo è quello che so”.

A scuola hai mai assistito, o ti è mai stato raccontato, di episodi discriminatori legati all’identità di genere?

“A scuola discriminazioni di genere non ce ne sono mai state, almeno da quando ci sono io, e io sono come il prezzemolo, sono un po’ ovunque. Se accade qualcosa, lo vengo a sapere. L’ambiente comunque è positivo”. 

Sei soddisfatta di come la tua scuola affronta la questione del linguaggio inclusivo? 

“Ti faccio un esempio: a scuola nostra come detto, abbiamo un ragazzo che sta facendo una transizione e per questo motivo gli è stato permesso di cambiare nome nel registro elettronico e di utilizzare il bagno dei maschi. Nonostante questo, alcuni professori non lo chiamano al maschile, cosa che mi risulta un po’ contraddittoria. Sono in molti infatti a chiamarlo al femminile (suo sesso biologico), oppure utilizzando il neutro, riferendosi a lui come “studente”. Se a noi studenti ci viene insegnato a parlare nel linguaggio schwa e poi alcuni professori non ne fanno uso, allora tutto perde di senso. In certi casi sembra addirittura che qualche docente se ne prenda gioco. Quello che è importante è quindi che iniziative come la carriera alias non siano una mera questione pubblicitaria, ma che dietro ci sia una reale volontà di intraprendere determinate azioni”.

Torniamo allo striscione. Se tu ti potessi rivolgere direttamente a chi lo ha realizzato, cosa gli diresti?

“Che con azioni del genere diffonde odio, che discrimina persone per delle loro scelte; è un po’ come se chi ha affisso lo striscione decidesse di avere tre figli e venisse per questa sua scelta personale giudicato male da qualcuno. Quello che quindi dico a lui, e al movimento a cui appartiene, è semplicemente di non intromettersi nella vita degli altri. Mi stupisco poi che vengano a disturbare una scuola. Mi chiedo: perché prendersela con dei ragazzi, quando puoi magari cercare il confronto con politici o con persone che comunque possono fare qualcosa per la tua causa? La scuola è un ambiente pacifico”.

«Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno…stop gender». La domanda che viene automaticamente da porsi è se non fosse proprio l’autore stesso del “concetto” espresso a non «sapere quello che faceva».

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