mercoledì, Settembre 9, 2026

Superare lo stigma sull’HIV: una masterclass al Centro Pecci

di Martina Lepore

PRATO – Continua il programma “School ARTE e CINEMA” del Centro Pecci che prosegue fino al mese di maggio con incontri il sabato mattina orientati su temi artistici e di cinematografia.

Se in data 21 febbraio la sala cinema del Centro aveva ospitato il professor Luca Malavasi con una lezione sul panorama cinematografico post-moderno, una settimana dopo il focus si sposta sull’arte in relazione all’attivismo politico.

La masterclass di sabato 28 febbraio, “School ARTE ― Corpi politici. Arte, attivismo e partecipazione”, tratta l’importante rapporto tra libertà artistica, impegno e militanza politica, un tema profondamente attuale che riesce a far interrogare su come gli artisti abbiano preso parte all’opinione e allo spazio pubblico a partire dagli anni Settanta fino agli anni Novanta.

Viene così affrontata la questione della “politica nei corpi” in questi anni: muta lo scenario sociale e culturale con conseguente smantellamento delle vecchie narrazioni, si va verso la costruzione dell’identità in una maniera innovativa, dove il corpo politico diventa mezzo di rivendicazione. Viene poi trattato il tema dell’HIV-AIDS in relazione agli artisti che hanno operato con campagne di sensibilizzazione al fine di abbattere gli stereotipi e lo stigma che ne consegue.

Un’immagine della mostra “Vivono” in corso al Centro Pecci di Prato (foto Centro Pecci)

Non a caso il relatore della giornata è Michele Bertolino, curatore della mostra “VIVONO. Arte e affetti, HIV-AIDS in Italia. 1982-1996”, inaugurata al Centro Pecci nell’ottobre del 2025 e visitabile fino a domenica 10 maggio 2026.

Si tratta di un percorso espositivo che rende omaggio a importanti figure che hanno segnato la storia della libertà artistica italiana colpite dalla crisi dell’HIV-AIDS dall’inizio degli anni Ottanta fino alla seconda metà degli anni Novanta attraverso dipinti, poesie e video, mescolandosi in una vera e propria memoria storica visiva al fine di combattere, grazie all’arte, lo stigma e la disinformazione con la testimonianza di chi quel momento l’ha vissuto.

La mostra, oltre a ospitare opere di diversa natura, mette a disposizione del pubblico anche un ricco archivio di documenti e materiali che consentono di leggere in prima persona come venisse concepito il virus dell’HIV in un momento storico in cui su territorio nazionale si

era creato un vero e proprio panico collettivo, con riferimento a figure di rilevanza come Nino Gennaro, Francesco Torrini e Patrizia Vicinelli.

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