mercoledì, Settembre 9, 2026

Televisione, pubblicità e arte: il critico Aldo Grasso ospite a Pop Talks

PISTOIA – Nell’ambito della mostra ‘60 PopArt, per il primo appuntamento del ciclo Pop Talks la direttrice della Fondazione Pistoia Musei Monica Preti ha chiamato a parlare dei cambiamenti della televisione e i suoi linguaggi l’esperto e critico televisivo Aldo Grasso che ha dialogato con la stessa Preti e il curatore della mostra Walter Guadagnini.

Grasso ha parlato a lungo del costume che insieme alla società ha cambiato i connotati della televisione e forse ha provocato quel cambiamento dei costumi. Ampio spazio lo ha dedicato alla pubblicità e a Carosello, una sorta di educazione all’acquisto sotto forma di spettacolo in un momento nel quale la pubblicità era vista solo come veicolo di consumismo e mistificatore del buon vivere.

Sui cambiamenti più significativi della comunicazione e sul ruolo avuto dalla Pop Art gli abbiamo posto alcune domande.

Professore quali sono stati i cambiamenti più significativi intervenuti a partire dagli anni Sessanta?

Beh, di cambiamenti ce ne sono stati tantissimi ma gli anni ’60 sono stati decisivi e poi negli anni successivi c’è stata una sorta di forza d’inerzia che ha trainato il cambiamento. In quegli anni nasce la televisione, il cinema con il cinema in inglese e la nouvelle vague in Francia. La musica vede il fenomeno dei Beatles e i Rolling Stones. Il decennio degli anni Sessanta è stato decisivo; si usciva dalla guerra e dalla povertà con una carica enorme.

Certo, poi c’è un’evoluzione tecnica che porta altri cambiamenti come il modo di ascoltare la musica si passa dall’ascoltare il Juke box alle musicassette e agli walkman. La televisione evolve con più canali e soprattutto la possibilità di vedere fuori dall’Italia.

Il pop come si inserisce nei nuovi linguaggi e modi di essere?

Il Pop è una scoperta. Per noi il Pop significava la cultura popolare che si confondeva con la cultura folclorica del verbo gramsciano. Pop invece è la cultura di massa, tutto quello che nasce dallo stravolgimento dei mezzi di comunicazione e dei contenuti stessi: la televisione, la radio, la musica; soprattutto poi la pittura che non è più ingessata ma conosce nuovi modi di espressione.

Da critico televisivo come giudica la televisione odierna, soprattutto i talkshow con partecipanti urlanti e talvolta trash?

Beh, quella non è più televisione. È una forma di degenerazione maniacale che non c’entra più nulla con la televisione. Attiene più al mondo della politica e del modi di intendere la politica che una vera informazione. Da questo punto di vista non c’è più nulla d televisivo. Molto più simile al bar che alla televisione.

E parlando ancora di degenerazione, come giudica i moderni social che agiscono senza controllo?

I social sono quelle invenzioni grandiose degli ultimi anni che hanno un lato positivo straordinario con il potere della connessione e allo stesso tempo si rivolge al suo contrario con tutti che hanno diritto di parola e spesso senza sapere che parole pronunciare o senza dargli un senso reale e compiuto.

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