martedì, Settembre 8, 2026

Tra la roccia e il tramontano: il mausoleo di Curzio Malaparte

PRATO – “E vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano”.

E poi ancora: “Io son di Prato, m’accontento d’esser di Prato e se non fossi nato pratese vorrei non esser venuto al mondo”.

Parole incise nella pietra del mausoleo dedicato a Curzio Malaparte, in posizione panoramica sulla sommità del Monte Le Coste (531 m), noto come Spazzavento a causa delle intense raffiche di tramontana che soffiano sulla sua superficie rocciosa. Dal 1961 la vetta del monte, che geograficamente divide la valle del Bisenzio da quella di Figline, ospita le spoglie dello scrittore, poeta, giornalista e militare nativo di Prato, autore poliedrico e protagonista indiscusso del panorama culturale italiano ed europeo della prima metà del Novecento.

Alcuni scatti del mausoleo di Curzio Malaparte e i particolari delle iscrizioni sulla pietra (fotografie di Lucilla Righi per Prato Turismo)

Entrambe le iscrizioni presenti sui due lati del mausoleo sono tratte dal saggio “Maledetti toscani”, l’opera forse più famosa di Malaparte, e rivelano il forte attaccamento, quasi materno e viscerale, che l’autore nutrì sempre per la sua città natale e i luoghi cari della sua infanzia e giovinezza, trascorsa proprio tra le colline pratesi. E proprio nel punto che dall’alto guarda e domina i luoghi dove era solito passeggiare da ragazzo, Malaparte aveva espresso il desiderio di venire sepolto: una volontà rispettata dai pratesi nei riguardi del loro illustre concittadino, che dopo la morte nel luglio del 1957 e i funerali solenni nel Duomo di Prato venne temporaneamente sepolto in una appella privata del cimitero monumentale della città laniera, in attesa del completamento dei lavori di costruzione del mausoleo.

Il 19 luglio 1961, a quattro anni esatti dalla scomparsa, una solenne e commossa processione percorse a piedi l’impervio sentiero verso la cima dello Spazzavento portando le spoglie di Malaparte, che vennero qui tumulate. E qui riposano ancora oggi, nel sole, nel silenzio e nella quiete della solitudine del monte, a tratti spezzata da improvvise raffiche di vento: un luogo magico e immaginifico, altamente evocativo come tutti i sepolcri e mausolei delle grandi personalità civili e culturali – basti pensare a quello di D’Annunzio al Vittoriale – ma che rispetto a quello del Vate presenta un fascino più sobrio e discreto, quasi timoroso e appartato.

È il riflesso della personalità di Malaparte, figura per tanti aspetti originale, a tratti contraddittoria, impossibile da inquadrare all’interno di una corrente o movimento, ma capace di attraversare la storia politica e culturale del nostro Paese negli anni turbolenti e complessi della prima metà del secolo scorso. Fu interventista nella Grande Guerra e fascista della prima ora, poi repubblicano e simpatizzante del Partito comunista, mentre in campo intellettuale alternò l’ammirazione per il realismo documentario a uno stile marcatamente espressionista.

Egli stesso ammise e riconobbe in più occasioni di racchiudere nella propria personalità molti pregi e difetti degli italiani, e inoltre, pur essendo nato a Prato da madre milanese e padre tedesco (il suo nume di battesimo era Curt Erich Suckert, Curzio Malaparte è uno pseudonimo da lui adottato a partire dal 1925) si sentì sempre prima di tutto toscano, e proprio alla definizione dell’essere toscano dedicò pagine memorabili.

Per arrivare al monumento esiste un sentiero chiamato “Cammino di Malaparte” che si snoda attraverso due percorsi principali, l’uno affrontando il versante meridionale del monte e l’altro quello settentrionale per poi ricongiungersi in prossimità del mausoleo, da cui la vista panoramica spazia sulle colline circostanti e sulla piana pratese fino al Montalbano.

Dal versante sud, il sentiero CAI 410 prende avvio dal parcheggio di Villa Filicaia a Santa Lucia, supera il piccolo cimitero di Santa Lucia e costeggia il muro perimetrale dell’ex monastero Villa delle Sacca, attraverso oliveti che salendo cedono il passo a una fitta vegetazione di cipressi e boschi di faggi, querce e ginestre. Il sentiero si inerpica nel verde seguendo nel suo tratto finale il crinale che separa le due vallate, e non di rado si aprono panorami su radure, prati e pendii rocciosi.

Dal versante nord, si può percorrere un tratto del sentiero CAI 412 a partire dalla località La Collina, salendo verso Cerreto in uno scenario collinare tra oliveti, vigneti e boschi di faggi e querce; una deviazione sulla destra in via della Tofanaia e di Butia ci immerge in una natura quasi incontaminata, dove a dominare sono i suoni del bosco.

Il mausoleo di Malaparte, luogo caro ai pratesi ma forse non da tutti conosciuto, è la destinazione ideale per un’escursione tra la natura e i paesaggi collinari a nord della città, sui sentieri che rievocano la presenza e il forte attaccamento dell’autore a questi luoghi, in una sorta di “pellegrinaggio” laico, letterario e culturale.

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