venerdì, Settembre 11, 2026

Tragedia al carcere della Dogaia: il dolore e la riflessione delle scuole carcerarie di Prato

PRATO – “Le comunità scolastiche del CPIA 1 di Prato, dell’IIS Datini, dell’IIS Dagomari e dell’ITS Buzzi, insieme ai rispettivi dirigenti scolastici Teresa Bifulco, Francesca Zannoni, Claudia Del Pace e Alessandro Marinelli, esprimono profondo dolore e sgomento per la tragica scomparsa del giovane detenuto che si è tolto la vita nel carcere della Dogaia.

Il carcere della Dogaia a Prato

Questa perdita ci colpisce profondamente perché era un nostro studente, un giovane che aveva scelto di intraprendere un percorso di istruzione nonostante le difficoltà. La scuola in carcere rappresenta un’opportunità di crescita, riscatto e reinserimento sociale, ma da sola non basta: serve un sistema di sostegno più forte e condizioni di vita dignitose per chi è detenuto.

La tragica realtà delle carceri italiane ci impone una riflessione urgente. Sovraffollamento, isolamento, carenza di risorse e di supporto psicologico rendono il carcere un luogo di sofferenza, che troppo spesso non riesce a garantire la funzione rieducativa sancita dall’articolo 27 della Costituzione. Il crescente numero di suicidi in carcere è un segnale drammatico che non può essere ignorato.

Come scuole carcerarie, ribadiamo il nostro impegno per offrire ai detenuti un’istruzione di qualità, un’opportunità di crescita e di cambiamento. Ma è necessario un investimento più ampio in politiche educative, sociali e di supporto psicologico per prevenire il senso di abbandono e disperazione che porta a tragedie come questa.

Il carcere non può essere solo un luogo di pena, ma deve diventare un luogo di speranza e di seconde possibilità.

Alla famiglia del nostro studente, ai suoi compagni e a tutti coloro che gli erano vicini esprimiamo il nostro più sincero cordoglio”.

Dott.ssa Teresa Bifulco – Dirigente Scolastica CPIA 1 Prato

Dott.ssa Francesca Zannoni – Dirigente Scolastica IIS Datini Prato

Dott.ssa Claudia Del Pace – Dirigente Scolastica IIS Dagomari Prato

Dott. Alessandro Marinelli – Dirigente Scolastico ITS Buzzi Prato

Biagioni (PD): “In Toscana due suicidi in 12 ore, sistema al collasso”

“Ennesima tragedia annunciata nel carcere di Prato. Un ragazzo di appena 32 anni si è tolto la vita nella sua cella alla Dogaia. Una vita spezzata perché lo Stato ha fallito di fronte a un ragazzo che aveva tutta la vita davanti. A questa orribile tragedia se ne è aggiunta un’altra a pochi chilometri da noi, nel carcere di Sollicciano. Due suicidi in 12 ore sono il segno di un sistema penitenziario al collasso. Il dramma delle carceri italiane non può più essere ignorato. La Dogaia è priva di un direttore effettivo, mancano figure fondamentali come educatori e personale sanitario, le condizioni di vita dei detenuti sono inaccettabili, il personale della polizia penitenziaria è sottodimensionato. Senza polemiche, chiedo al governo come si possa pensare di aumentare i reati puniti con il carcere quando le nostre strutture non sono nemmeno in grado di gestire la situazione attuale. Una persona affidata allo Stato è morta. Non possiamo continuare a contare le vittime e non possiamo abituarci a questa nuova normalità. Servono interventi immediati per garantire condizioni di vita dignitose nelle carceri e un vero percorso di recupero per chi sta scontando una pena”.

Marco Biagioni, segretario PD Prato

Giovani Democratici Prato: “suicidio di un detenuto è sconfitta dello Stato. Serve un cambio radicale”

Un giovane detenuto si è tolto la vita nel carcere della Dogaia inalando gas da una bomboletta. Un dramma che non può essere considerato un caso isolato, ma l’ennesima dimostrazione di un sistema penitenziario che schiaccia le persone invece di offrire loro un percorso di reinserimento. Il carcere, così com’è oggi, oltre ad essere un luogo meramente punitivo è una macchina che genera emarginazione e disperazione. Senza interventi radicali sulla salute mentale, sulle condizioni di vita nelle strutture detentive e sulle alternative alla reclusione, questi eventi continueranno a ripetersi. 

“Siamo stanchi delle solite parole di circostanza dopo ogni suicidio in carcere” – dichiara Niccolò Ghelardini, segretario dei Giovani Democratici di Prato. “Il problema non è solo l’assenza di psicologi o educatori, ma un modello repressivo che cancella ogni prospettiva di futuro per chi è dentro. Bisogna ripensare completamente il carcere: ridurre il sovraffollamento, investire in misure alternative alla detenzione e riconoscere ai detenuti il diritto alla salute e alla dignità.” 

Aggiunge Stefano Ciapini, responsabile attualità dei GD Prato: “Quando un ragazzo arriva a togliersi la vita in una cella, lo Stato ha fallito. Non possiamo più accettare che la soluzione alla marginalità sociale sia la reclusione. Serve una riforma che smetta di considerare il carcere come una discarica sociale e garantisca reali percorsi di reinserimento. La salute mentale non può essere un lusso: è un diritto fondamentale, e in carcere diventa una questione di vita o di morte. Servono più psicologi, un monitoraggio costante dei soggetti a rischio e un potenziamento dei servizi di supporto, dentro e fuori il carcere. Senza questi interventi, continueremo solo a contare le vittime di un sistema disumano.” 

I Giovani Democratici di Prato chiedono un’inversione di rotta immediata: più risorse per la salute mentale in carcere, la fine del sovraffollamento e un piano nazionale per alternative alla detenzione, perché la risposta non può essere la repressione.

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