mercoledì, Settembre 9, 2026

“Un biglietto per Pistoia”, una storia di solidarietà nel nuovo libro di Mario Carnicelli

PISTOIA – E’ stato presentato alla sala Soci della Coop di Pistoia un nuovo libro di Mario Carnicelli.

Nella sua introduzione il Presidente Marco Leporatti sottolinea come la sezione Soci ha accolto molto volentieri l’iniziativa che rappresenta non solo il ricordo della tragedia del terremoto del Belice del 1968 ma il racconto di una città, Pistoia, che ha risposto in maniera collegiale all’accoglienza e alla integrazione delle persone che in quel terremoto avevano perso tutto.

Siliano Simoncini e Mario Carnicelli durante la presentazione del volume nella sala soci Coop di Pistoia e il pubblico presente in sala (foto di Stefano Di Cecio)

Il libro contiene le fotografie scattate da Mario, su richiesta dell’allora capo redattore de La Nazione, Adriano Tosi, alla famiglia di Nicola Cudia sfuggita da Salaparuta colpita duramente dal terremoto del 14 e 15 gennaio del 1968.

Le foto sono state scattate il 19 gennaio nella sala d’aspetto della Stazione ovvero appena arrivati a Pistoia.

“Erano attoniti, donne bambini e persone anziane – ricorda Mario – siamo stati un’ora senza parole, erano devastati, ammutoliti, era impressionante, sguardi che mi colpirono allora ma anche adesso. Pistoia ha sempre dimostrato di essere solidale nell’accoglienza, dalla prima guerra mondiale quando il Comune di Treviso trovò una sede provvisoria a Pistoia, agli sfollati del Polesine”. 

Alla presentazione erano presenti non solo l’autore Mario Carnicelli ma anche il professore Siliano Simoncini che ha curato l’aspetto critico ed artistico delle opere e l’ideatore della realizzazione Stefano Veloci, già Direttore dei musei statali pistoiesi fino al 2017, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Quale è stato l’input per la realizzazione del libro?

Realizzare un libro solo con le fotografie di Mario mi sembrava banale, per questo motivo ho pensato di dargli uno spessore diverso. Innanzitutto ricercando le origini delle persone ritratte arrivate a Pistoia, sfollate a seguito del terremoto del Belice nel 1968. Erano arrivate a Pistoia perché in Sicilia non potevano far fronte a tutte le persone coinvolte nel terremoto.

E’ nata così l’idea di dare la possibilità a chi poteva e se lo sentiva, di andare via per un certo periodo di tempo e cercare accoglienza altrove. Gli è stato dato un biglietto ferroviario, da qui il titolo del libro, con cui la famiglia Cudia è arrivata a Pistoia perché pare che il capofamiglia avesse dei parenti qui. Arrivati in città però non trovarono la persona cercata, ecco allora che sono intervenute le autorità mettendosi a disposizione di queste persone.

Quale organo in particolare?

In primo luogo la Prefettura che poi allerta le altre strutture amministrative il Comune, la Curia Vescovile e la Provincia. Quest’ultima ha una grande disponibilità di risorse, non solo infatti invia 5 milioni di lire alle zone colpite dal terremoto, ma organizza un trasporto di aiuti.

Viene trovato un alloggio per questa famiglia?

Non solo a questa ma anche ad altre famiglie, non vengono accolti in strutture come ad esempio il Seminario ma vengono individuate vere e proprie abitazioni.

Quanti erano complessivamente?

I profughi provenienti dalla Sicilia sono stati in totale 120, dato riportato dal giornale La Nazione.

Come si è sviluppata l’idea di fare un libro?

Ne avevo parlato con una mia carissima amica che mi ha fatto conoscere Marco Leporatti a cui ho inviato una bozza in formato pdf del libro predisposta da mia figlia Ginevra.

Leporatti l’ha vista ed accettato l’idea, in primo luogo per le belle fotografie di Mario Carnicelli ma soprattutto  per il ricordo e la valenza dello spirito di accoglienza della città di Pistoia che si è ripetuto negli anni anche in diverse altre occasioni.

Quante copie sono state stampate e come verranno distribuite?

In totale sono 250, rimarranno a disposizione di Unicoop ma non verranno semplicemente donate, abbiamo deciso di chiedere un’offerta minima da destinare alla Fondazione “Il cuore si scioglie”.

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