di Riccardo Agostini
PISTOIA – La storia, con la esse maiuscola, non nasconde o cancella l’eroismo, il valore, il coraggio, ma li contestualizza. E’ è emerso dal convegno organizzato dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Pistoia nella Sala maggiore del Palazzo di Giano, dal titolo “El Alamein. Dal mito alla storia”.

E così, nel giorno dell’84esimo anniversario della battaglia avvenuta il 23 ottobre 1942, mentre allo Stadio “Marcello Melani” l’Esercito ricorda l’eroismo dei caduti in terra africana, in piazza del Duomo si racconta come si arrivò a quello tragedia e cosa accadde dopo. Due manifestazioni in contemporanea che possono convivere proprio perché viste da ottiche diverse.
“Abbiamo patrocinato, come era giusto che fosse – afferma l’assessore Riccardo Trallori – l’evento della commemorazione dell’84esimo anniversario della battaglia di El Alamein che si svolge allo stadio, ma allo stesso tempo abbiamo ritenuto importante e doveroso coinvolgere l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea e le scuole della nostra città, per contestualizzare e fare luce rispetto a quel momento. Un momento che egregi presidenti della repubblica, come Ciampi e Napolitano, hanno portato a un riconoscimento nazionale, in un’ottica di pacificazione del nostro popolo, senza dimenticare quale fu il governo ed il regime dell’epoca che causò la morte di molti ragazzi italiani in quella battaglia. Se non avessimo organizzato un incontro di questo genere, non avremmo fatto un servizio alla nostra comunità e alle giovani generazioni”.
Perché lo scontro tra le forze dell’Asse (Italia e Germania) e quelle Alleate (Inghilterra, Francia e Stati Uniti) avvenne ad El Alamein in un momento critico per le truppe di occupazione e colonialiste italo-tedesche, guidate dal feldmaresciallo Rommel. Furono costrette, perciò, alla ritirata dalla più organizzata e meglio attrezzata armata comandata dal generale britannico Montgomery. Una battaglia che ebbe due fasi: la prima nel luglio e la seconda, quella della disfatta, nel ottobre del ’42. Deve essere ricordato che sotto il regime fascista, tra il 1922 e il 1932, l’esercito italiano condusse una feroce e brutale occupazione del nord Africa, cullata dal sogno colonialista di Mussolini, che causò la deportazione di decine di migliaia di persone indigene che finirono nei campi di concentramento istituiti in Libia.
Durante la seconda guerra mondiale, quindi, le forze Alleate scacciarono gli occupanti italo-tedeschi, costringendoli alla ritirata. In particolare nella battaglia di El Alamein, in Egitto, si affermò definitivamente l’avanzata delle truppe di Montgomery. La 185esima Divisione Paracadutisti “Folgore” riuscì a resistere per alcuni giorni alla soverchiante superiorità delle truppe britanniche, ma dopo una valorosa difesa fu costretta ad arrendersi. Resa che arrivò solo dopo una coraggiosa resistenza, tanto che gli inglesi concessero ai soldati italiani l’onere delle armi. Questa, in breve, la storia ed il contesto nel quale si svolse questo episodio della seconda guerra mondiale. “La memoria pubblica – afferma Stefano Bartolini, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea, che ha organizzato l’incontro – spesso è sottoposta a sollecitazioni politiche che nulla hanno a che fare con la storia, a costruzioni di miti e rimozioni per costruire un tipo di racconto. Il compito di noi storici è quello di costruire una memoria pubblica etica, informata che sappia tenere al giusto posto i fatti e gli eventi nel loro contesto. Parlare correttamente di El Alamein non manca di rispetto a chi è stato mandato al massacro ed è morto in quell’episodio. Oggi la guerra è tornata alle porte: imperversa in Europa e in Medio Oriente. Ora è qualcosa di più vicino e minaccioso. Trovarsi di fronte a manifestazioni di retorica militare, inviti agli studenti che si accompagnino alla presenza sempre maggiore di forme di addestramento militare nelle scuole, è percepito come qualcosa di pericoloso e tenebroso”.
Equilibrato e preciso anche l’intervento finale dello storico trentino della mentalità (studia il rapporto tra i fatti storici e il modo in cui questi vengono percepiti, ricordati e interpretati nel presente ), Francesco Filippi.
“La contrapposizione tra manifestazioni che si riferiscono alla stessa materia – afferma – non è detto che debba per forza finire polarizzata. Essendo un evento storico sono partito dai fatti di allora, che hanno un loro racconto. La memoria di quei fatti attiene alla politica delle generazioni. El Alamein è stata politicizzata molto nel corso del tempo. Oggi ricordare quel tipo di sconfitta non può non avere delle implicazioni spendibili sull’oggi. Invito tutti a tenere presente questo. Qui, oggi, abbiamo ricordato i fatti della sconfitta che fu una sconfitta del nazi-fascismo. Che fu l’inizio della fine, per fortuna di tutti noi, dell’incubo del nazi-fascismo in Europa. E non posso fare a meno di pensare che questo sia l’unico modo utile per ricordare. Credo che di memorie belliciste ce ne siano più che a sufficienza. Credo che oggi, proprio perché i venti di guerra soffiano alle nostre porte, per comprendere la pace sia importante e centrale sapere a cosa portino determinate sconfitte. Soprattutto per i giovani ma anche per la società civile”.
Un intervento che ha provocato lo scrosciante applauso del numeroso pubblico presente.







