PISTOIA – Giovedì 8 gennaio alle ore 16 nella biblioteca San Giorgio di Pistoia, si terrà un Workshop su “La mente kantiana. Cosa il cervello si mette in mente”. Partecipano Giorgio Vallortigara (Mind/Brain Center, Trento), Massimo Piattelli Palmarini (MIT, University of Arizona), Alberto Peruzzi (Università Firenze), Enrico Bucci (Temple University Philadelphia). Conduce Alessandro Pagnini (Fondazione Francis Bacon).

Le ricerche di Giorgio Vallortigara, uno degli scienziati più attenti e creativi nell’indagare i meccanismi neurali della cognizione, stanno ridisegnando il confine che separa la biologia dal mondo astratto delle speculazioni metafisiche. Ne sono un esempio il suo saggio affascinante sull’origine della conoscenza (“Il pulcino di Kant”, Adelphi) e il suo romanzo (“Desiderare”, Marsilio) che hanno come protagonisti i pulcini, oggetto di ricerche effettuate dall’autore per quasi trent’anni in parallelo con quelle sui neonati umani.
Specie a prole precoce, i pulcini sono il modello ideale per esplorare la mente allo stato nascente. Da esperimenti sul loro comportamento, per esempio, apprendiamo con sorpresa la loro straordinaria capacità di calcolo, così come la loro capacità di elaborare, in assenza di qualsiasi esperienza, le informazioni provenienti dal mondo esterno, animato e inanimato, in modo utile alla sopravvivenza. La mente, argomenta l’autore, non è una tabula rasa. L’apprendimento dall’esperienza è possibile solo se il sistema nervoso possiede in partenza una struttura.
Le ricerche sui pulcini rinforzano la tesi delle conoscenze innate che Lorenz ha sintetizzato nell’espressione «l’a priori kantiano è un a posteriori filogenetico».
A discutere della “mente kantiana” ipotizzata da questi studi, sono chiamati il noto fisico e scienziato cognitivo Massimo Piattelli Palmarini, il quale, basandosi su recenti prospettive dischiuse alla neurolinguistica, affronterà l’apparente paradosso di casi di linguaggio praticamente intatto in soggetti il cui cervello è naturalmente o chirurgicamente assai alterato; Enrico Bucci, biochimico e biologo molecolare, che nel suo recente Geni, memi e bit (Mondadori Università) ha analizzato come informazione genetica, cultura e tecnologia concorrano alla costruzione della conoscenza in senso ampio, come patrimonio informativo oggetto di selezione naturale, e che arricchirà la discussione sulla mente innata basandosi sulla sua attività di interprete dei meccanismi biologici complessi; e Alberto Peruzzi, filosofo che si è occupato di categorie in matematica e in filosofia della mente, che approfondirà la differenza tra idee innate e concetti apriori.







