PISTOIA – Venerdì 10 luglio il concerto dei Jethro Tull al Pistoia Blues Festival sarà introdotto dall’opening act di Strea, nome d’arte di Irene Ettori, cantautrice bresciana dalla vena folk e progressive rock.
Classe 1994, Strea fin da adolescente si è avvicinata ai mondi del rock, del prog e del folk rock, con particolare interesse per la scena femminile di fine anni Novanta. Ha partecipato a diversi contest musicali, tra cui Area Sanremo, dove è arrivata in finale nel 2022. Il suo album d’esordio, “Gold and Mess”, è uscito nell’autunno del 2024 per Vrec Music Label e include sette brani inediti scritti insieme a Nicola Sanzogni, anche chitarrista del progetto, oltre a due cover: una versione dilatata di “Running Up That Hill” di Kate Bush e un’interpretazione di “The Lost Song Part 2” degli Anathema.

In previsione della sua esibizione sul palco del Pistoia Blues abbiamo rivolto a Strea alcune domande sul suo disco di debutto e sul suo progetto musicale.
Tra pochi giorni farai il tuo debutto al Pistoia Blues Festival, nell’opening act dei Jethro Tull, calcando un palco prestigioso e ricco di storia sul quale si sono esibiti artisti di livello mondiale: qual è la tua emozione prevalente? Puoi darci una piccola anticipazione di quello che sarà il tuo live?
Sono molto felice ed emozionata. Vivere un’opportunità come questa è un grande privilegio e qualcosa che porterò con me a lungo: in qualche modo rappresenta la realizzazione di un sogno che coltivo da tempo. Inoltre i Jethro Tull sono dei veri pilastri della storia del rock, quindi condividere la serata con loro è per me un onore enorme.
Per il live salirò sul palco con la band al completo e proporremo i brani con gli stessi arrangiamenti presenti nel disco. Nella scelta della scaletta ho privilegiato i pezzi che sento più vicini all’immaginario musicale che i Jethro Tull hanno sempre evocato in me: atmosfere più evocative, sfumature progressive e una certa attenzione alla dimensione narrativa delle canzoni.
Facendo un passo indietro al tuo album d’esordio “Gold And Mess”, tra le varie tracce è presente anche la cover di “Running up That Hill” di Kate Bush: cosa ti ha spinto a questa scelta? E quali sono le figure del panorama musicale femminile nazionale e internazionale dalle quali hai preso spunto o ispirazione?
Ho scelto di inserire un brano di Kate Bush arrivando a lei quasi a ritroso. A un certo punto mi sono resa conto che molte delle artiste che amavo e ascoltavo sembravano convergere verso il suo universo artistico: Kate Bush è stata in qualche modo la madrina di un immaginario musicale che continua a influenzare moltissime musiciste che ammiro.
Tra le artiste che mi hanno ispirata, se dovessi citare un nome italiano e uno internazionale, direi sicuramente Elisa, che con i suoi primi lavori è stata un riferimento importante per la bambina che ero, e poi Tori Amos, che ho scoperto più tardi e che a un certo punto mi ha completamente rapita. In modi diversi, entrambe mi hanno insegnato quanto sia possibile coniugare ricerca sonora, autenticità e una scrittura profondamente personale.
Il disco contiene anche il brano “Ophelia” che vede la partecipazione di Colin Edwin, ex bassista del gruppo progressive rock britannico dei Porcupine Tree. Che esperienza è stata questa collaborazione artistica?
I Porcupine Tree rappresentano da sempre un riferimento cruciale nei miei ascolti. Per questo motivo collaborare con Colin Edwin è stato davvero un grande onore e una gioia, soprattutto perché ho potuto affidargli “Ophelia”, un brano a cui sono particolarmente legata. Lo scorso anno ho avuto anche l’opportunità di aprire un paio di concerti degli Ork, uno dei suoi progetti, e questo ha reso il nostro incontro ancora più significativo. In un certo senso, anche questa collaborazione appartiene a quella categoria di sogni nel cassetto che ho avuto la fortuna di vedere realizzati.
La tua musica si caratterizza per testi in lingua inglese e una forte contaminazione e sperimentazione tra generi diversi: è un percorso artistico che hai scelto di intraprendere fin dall’inizio? Vorresti continuare a seguire questa strada, a prescindere dai riscontri commerciali?
Devo dire che la nascita di “Gold And Mess” ha coinciso con il mio imparare a scrivere musica e a confrontarmi davvero con la composizione di brani originali. È stato un percorso molto formativo, dal quale ho ricevuto tantissimo, soprattutto grazie ai musicisti che hanno lavorato e continuano a lavorare con me. Attraverso questo disco ho capito meglio chi sono artisticamente.
Non è stata una direzione decisa a tavolino fin dall’inizio: è nata molto dall’incontro con altre persone, ma anche dal mio background personale. Dentro questo lavoro c’è tanto dei miei ascolti, della mia formazione musicale e anche del mio percorso vocale.
Per il futuro vorrei continuare a scrivere musica che mi permetta di fissare momenti, emozioni e modi di stare al mondo. Le canzoni di questo album le sento ancora molto mie ed è sempre bello poterle cantare e riviverle sul palco. Mi piacerebbe conservare questo rapporto autentico con ciò che scrivo, indipendentemente dal genere o dai riscontri commerciali. Nasco, cresco e probabilmente resterò sempre una cantante orientata al rock, ma mi piace rimanere aperta a ciò che arriva e lasciarmi sorprendere dalle strade che la musica può prendere.
Quali sono al momento i tuoi progetti musicali? E ci puoi svelare un desiderio o un sogno nel cassetto per il tuo futuro in ambito artistico?
Negli ultimi mesi, e in generale in questo periodo, sono molto concentrata sulla dimensione live. A breve ci sarà il Pistoia Blues Festival e ad agosto avrò la fortuna di aprire un concerto dei Modena City Ramblers a Brescia, la mia città, sempre con la mia band. Si stanno inoltre aggiungendo diverse date anche in formazione acustica, quindi sto dedicando molte energie a portare questa musica sul palco e a farla crescere attraverso il contatto con il pubblico. Non ho però abbandonato la scrittura: continuo a raccogliere idee e materiale e mi piacerebbe presto riprendere in mano in modo più attivo i nuovi brani e proseguire questo percorso creativo.
Un sogno nel cassetto? Credo sarebbe bellissimo poter portare la mia musica all’estero, suonare con la band magari in qualche festival e vedere queste canzoni trovare una casa anche lontano da dove sono nate.









