mercoledì, Settembre 9, 2026

Unità Popolare: condivisioni e critiche sul Documento della Diocesi di Prato

PRATO – “In questi giorni è uscito un documento della Diocesi di Prato dal titolo “Prato: oltre il distretto parallelo”, documento che vogliamo commentare perché ci consente di riportare nel dibattito alcuni elementi centrali della nostra ultima campagna elettorale.

La Diocesi di Prato

Del documento possiamo condividere due aspetti: il primo, lo sforzo di non ridurre l’analisi dell’economia tessile e moda pratese ad una partita tra un distretto buono e uno cattivo, peraltro connotati e demarcati dal lato della nazionalità dei titolari delle aziende.

L’altro, è il tema del deficit di conoscenza. Ci fermiamo nelle condivisioni e ci fermiamo proprio alla parola conoscenza scritta nel documento, perché nel documento si parla di “manca una conoscenza aggiornata e scientifica del distretto cinese”, contraddicendo con una frase tutto l’impianto della prima parte del documento.

Perché ciò che manca, non è solo la conoscenza del “distretto cinese”, ma anche la conoscenza scientifica delle dinamiche economiche che ormai reggono le imprese tessili e moda pratesi. Quanta parte di filiera ancora è prettamente pratese? Quanta parte di filiera è integrata (e come è integrata) con i grandi marchi della moda mondiale? Cosa produciamo a Prato? Quali legami esistono nella filiera oggi? Noi crediamo che manchino elementi fondamentali di analisi e da decenni l’amministrazione o gli enti pubblici non fanno più ricerca, con la rilevante eccezione degli studi dell’IRPET, che però non hanno ancora la profondità che servirebbe ad una amministrazione per governare seriamente il territorio e l’economia. E questo deficit di conoscenza o si sconta poi quando si propongono azioni in campo economico.

Da qui, la nostra critica più grande: sebbene sia corretto voler smontare il tema del distretto parallelo, va però fatto uno sforzo per smontare il tema del distretto. Senza togliere agli intellettuali (Fabio Bracci su tutti), che hanno studiato il “distretto”, noi ci limitiamo a evidenziare un tema politico: le ultime amministrazioni hanno continuato a parlare di distretto, facendo, come se fossimo negli anni ’80, i famosi tavoli, dove le richieste erano omogenee. Tavoli che invece oggi vedono aziende che chiedono investimenti nella digitalizzazione e altre che chiedono la cassa integrazione: si palesano ovvero le enormi differenze tra richieste totalmente diverse e disomogenee e negli ultimi decenni hanno poi palesato la completa inadeguatezza della politica a trovare soluzioni di governo che garantissero al tempo stesso la fine dello sfruttamento lavorative e il rilancio industriale pratese. E leggendo i commenti entusiastici di alcune forze politiche della maggioranza al documento, viene da pensare che ci troviamo di fronte, nuovamente, ad un governo del territorio impreparato e inadeguato a rispondere alle sfide lavorative e industriali di Prato.

Completiamo con alcuni ultimi appunti al documento: il primo, è il richiamo alla presenza e alle azioni che può fare il pubblico. Dal rilancio del Buzzilab fino al tema della certificazione pubblica della filiera, la Diocesi non menziona mai l’apporto che necessariamente deve dare la politica e il settore pubblico. Dall’altra, rilanciamo l’azione politica più semplice che un Comune possa fare: la costituzione in parte civile nei processi di sfruttamento lavorativo e/o aggressioni contro operaie, operai, sindacaliste e sindacalisti. Un segnale forte e a costo zero per qualsiasi amministrazione.”

Unità Popolare Prato

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI