mercoledì, Settembre 9, 2026

“Uzbekistan, l’Avanguardia del deserto”: luci e colori a Palazzo Pitti

FIRENZE – Dal lontano Uzbekistan alle sale espositive di Palazzo Pitti, per un affascinante e insolito viaggio alla scoperta di un’esperienza artistica poco conosciuta in Europa.

Per la prima volta una grande mostra consente di ammirare in modo realmente organico una delle più originali e meno note Avanguardie europee, quella fiorita in Uzbekistan nei primi decenni del Novecento sulla scia dei movimenti sorti nella Parigi a cavallo tra i due secoli, che ebbero il merito di rompere vecchie tradizioni e di rinnovare e rivoluzionare l’arte europea.

Alcune immagini della mostra in corso a Palazzo Pitti

“Uzbekistan: l’Avanguardia nel deserto” è un progetto unitario che si sviluppa su due sedi: Palazzo Pitti, a Firenze (dal 16 aprile al 30 giugno, negli spazi dell’Andito degli Angiolini) e Ca’ Foscari Esposizioni a Venezia (dal 16 aprile a fine settembre).

Il progetto espositivo è promosso e sostenuto dalla Fondazione Uzbekistan Cultura ed è curato da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri.

A essere presentate in questa doppia mostra sono 150 opere, soprattutto dipinti su tela, affiancati da una selezione di testimonianze della tradizione tessile uzbeka. Le opere provengono dal Museo Nazionale di Tashkent e dal Museo Statale delle Arti di Nukus.

La sezione del progetto espositivo di Firenze fa riferimento nel sottotitolo alla luce e al colore, due elementi in continua trasformazione che caratterizzano i paesaggi delle steppe e delle montagne uzbeke e che si riflettono inevitabilmente nella sua arte, come testimoniato da un illuminante passo autobiografico di Igor Savickij, pittore e collezionista d’arte dell’epoca sovietica.

La mostra di Palazzo Pitti ospita una selezione di opere realizzate tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso da artisti come Efim Volkov, Ural Tansykbaev, Vasilij Nikolaev, Elena Korovaj, Nadezda Kasina e molti altri, tra dipinti su tela e disegni su carta, creati a Samarcanda, Bukhara o Tashkent.

Dai ritratti ai paesaggi delle steppe, da scene di vita quotidiana a oggetti d’uso, si entra in un mondo incantato, pieno di colori, luce, osservazioni vivide e connotazioni simboliche, che derivano da tradizioni occidentali, russe e orientali, unite in maniera armonica attraverso l’arte.

Si può in qualche modo percepire una affinità con le opere di artisti come Paul Gauguin, che con i suoi dipinti ha aperto la strada all’uso di nuovi linguaggi sempre in bilico fra tradizione e innovazione.

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