PISTOIA – Quanto cambia una città nel corso del tempo, nuovi edifici, giardini, rotonde, e intanto il traffico veicolare aumenta senza sosta. I cittadini sono sempre attenti alle modifiche del proprio habitat e almeno a Pistoia tende a prevalere il sentimento della conservazione.

In Via Ciampi – una delle strade più iconiche della Pistoia Nova, una realtà ben consolidata a dispetto del suo nome, nata nel dopoguerra e abitata da tante famiglie dabbene, di lavoratori e professionisti – per vari decenni ha resistito un vero e proprio rudere, esempio di neo-archeologia commerciale, un immobile che aveva ospitato una nota concessionaria di auto poi chiusa e che era infine stato del tutto abbandonato.
Il tetto in amianto aveva destato preoccupazioni e polemiche finché nel 2015 fu finalmente smantellato a seguito di un’ordinanza del Comune.
Da allora più niente fino a quando un imprenditore pistoiese, decise di attuare quella che era stata per lungo tempo una sua aspirazione: costruire una bella casa al posto del capannone fatiscente ormai diventato terra di nessuno, degradata e negletta.

All’annuncio dell’intrapresa del costruttore, la città si divise tra chi rifiutava l’idea di “snaturare il luogo” inserendo un edificio di abitazione moderno, anche a costo di lasciare lì il rudere, e chi invece auspicava l’intervento. Non è mancato niente, dalle problematiche ambientali dettate dalla paura di un mondo in cui indiscriminatamente vengono distrutti boschi e foreste e resta quindi difficile immaginare non solo che progresso e benessere possano andare d’accordo, ma addirittura migliorarsi vicendevolmente; le problematiche burocratiche necessarie, ma scomode alle volte per chi corre con la mente e le mani non possono andare di pari passo. Soprattutto però c’è stato lo scetticismo delle persone, la cui concezione del cambiamento forse è stata più volte influenzata e distorta da esperienze negative.
La determinazione dell’imprenditore tuttavia ha avuto la meglio. Demolito il vecchio capannone iniziarono i lavori e in breve tempo si giunse alla copertura.
I dodici appartamenti, raffinati, dotati di tutti i più avanzati accorgimenti della domotica, curati in ogni dettaglio, furono venduti rapidamente, ben prima della chiusura del cantiere. Al momento dell’abbattimento dei due lecci che pendevano pericolosamente verso la strada, ci furono altre polemiche subito sopite dalla piantumazione di alberi di ginkgo bilo ba, che presto regaleranno la loro ombra.
Oggi il palazzo di Via Ciampi 32/34 è completamente abitato, le auto dei proprietari sono parcheggiate nei posti macchina dietro l’edificio, altri stalli sono stati creati sulla stessa via. Le siepi stanno crescendo, i giardinetti privati sono ben tenuti. C’è anche una panchina che guarda l’edificio: è l’ideale punto di osservazione del suo primo progettista, è stata dedicata a Alessandro Gargini, l’architetto che purtroppo non ha potuto vedere quanto adesso sia bello e piacevole quel luogo.
Paola Fortunati







