mercoledì, Settembre 9, 2026

Villa Serena nel complesso Sbertoli, un piccolo gioiello in preda al degrado

di Elena Minuti

PISTOIA – Torniamo a parlare del complesso Sbertoli e degli edifici che lo costituiscono, in particolare di Villa Serena, una meravigliosa struttura eretta nel 1890 sotto indicazioni di Agostino Sbertoli, allora proprietario della Casa di Cura, e destinata ad accogliere la clientela femminile appartenente alla classe alto borghese.

Un’immagine del complesso Sbertoli ben diverso rispetto a quello che è diventato nel dopo guerra e negli anni della gestione della Regione Toscana, che racconta di una Casa di Cura destinata ad una fascia di popolazione benestante, un complesso di edifici raffinati ed eleganti, in mezzo ad ampi spazi verdi ricchi di piantagioni esotiche, uccelliere, aranciere, limonaie, fontane ed uno stagno.

Un’immagine degli interni di Villa Serena

È grazie anche al materiale condiviso dal collezionista Paolo Cerretini e agli studi del Dottor Ottanelli che possiamo avere una documentazione fotografica di questa realtà sulle Ville Sbertoli così distante da come le conosciamo oggi; materiale che offre una preziosa testimonianza anche dello stato degli edifici prima che la Regione Toscana vi applicasse importanti modifiche architettoniche.

Tra queste foto storiche ne saltano all’occhio alcune proprio di Villa Serena, la quale ad oggi ha perso purtroppo parte delle raffinate decorazioni in gesso che ne ornavano i corridoi, rimasti ormai spogli (vedi foto di comparazione).

L’antica terrazza sul lato sud-est dell’edificio, ormai andata perduta, ospita oggi una struttura asettica aggiunta durante i restauri del 1958, e si presenta come compromessa da piccoli atti vandalici.

Ma non è l’unica parte dell’edificio ad essere stata intaccata dalla trascuratezza e dalla noncuranza degli enti proprietari: come rilevano alcuni scatti panoramici infatti, il tetto della villa presenta importanti cedimenti, che hanno causato nel corso degli ultimi anni gravi infiltrazioni che rischiano di compromettere la struttura dell’edificio (proprio come accaduto per l’edificio del Refettorio, ormai ridotto in macerie) e di rovinare gli affreschi ancora oggi presenti sui soffitti delle stanze, un tempo camere da letto.

Alcune immagini possono documentare lo stato rovinoso in cui versa l’edificio oggi.

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