di Stefano Di Cecio
PISTOIA – Nella Sala Maggiore del palazzo comunale, si è svolta la cerimonia conclusiva dell’iniziativa del 16 marzo scorso “Viva Vittoria Pistoia”. Il progetto, nato a Brescia e diffusosi sul territorio nazionale per la sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, ha visto la partecipazione di moltissime associazioni sia della zona pistoiese che della Valdinievole, ma anche persone singole di tutte le età e sesso.
Difficile non ricordare la piazza del Duomo completamente rivestita da migliaia di coperte colorate. Allora, per averle, veniva richiesto un contributo, il risultato finale raggiunto è stato di 65.399,33 euro, somma interamente donata al Centro antiviolenza “AiutoDonna” della Società della salute pistoiese.

Un progetto a cui ha creduto fin da subito la vice sindaco Anna Maria Celesti, presidente della Sds pistoiese che insieme alla promotrice, Cristina Begni, l’Associazione Anteas, C&TL, la Diocesi nella figura di Don Carlesi, il Conad Nord Ovest ed i suoi soci, e moltissime altre associazioni, l’hanno portato avanti e come si è visto, felicemente realizzato.
Un successo per tutta la comunità pistoiese, che ha raggiunto anche un importante risultato relazionale, perché è riuscito a mettere insieme tutti a prescindere dall’età o l’appartenenza politica e religiosa.
Dopo i saluti e i ringraziamenti a tutti i protagonisti dell’iniziativa, Anna Maria Celesti ha passato la parola a Nila Meoni che ha scritto una poesia per celebrare l’iniziativa: “A me ha tanto colpito questo magico filo rosso. La prima volta che sono entrata nel loro laboratorio, ho visto tanti cuori, non ho visto tante persone, ma proprio tanti cuori legati da un filo rosso. Corre, il magico filo rosso, si dipana di mano in mano, tessendo un futuro di rispetto e giustizia. Ogni coperta è un messaggio potente e un caldo abbraccio contro l’indifferenza. Viva vittoria è un atto d’amore. Continuate con questa opera che con il suo filo rosso unisce cuori e mani per dar voce a chi non ne ha per un futuro libero dalla violenza”.

E’ poi intervenuta l’ideatrice del progetto, la bresciana Cristina Begni: “Cosa dirvi? Vabbè, si è visto, siete la terza città, quindi dopo Milano e Brescia, siete quella che ha fatto più coperte, questo significa che han messo in piazza più persone che han detto no la violenza sulle donne. Questo è strabiliante perché comunque Pistoia è una città che ha fatto meglio di Roma. Che ha fatto ancor di più di tante altre città più grandi. Vuol dire che c’è stata una comunità che ha risposto benissimo e soprattutto un team che ha saputo cogliere tutti gli spunti. Quando è nata Viva Vittoria, eravamo 5 persone che nemmeno si conoscevano tanto bene. Ma dieci anni fa abbiamo inventato una cosa bellissima. Questa energia che abbiamo messo ha creato un’opera relazionale condivisa, bellissima, esportabile”.
Rossella Biagini, emozionata, ha sottolineato che “in questo viaggio abbiamo trovato tante persone che si sono rese disponibili e che hanno dimostrato come la nostra comunità sia davvero permeata di sensibilità, di amore, di accoglienza, di disponibilità, di capacità di relazionare. E questo, devo dire, è la ricchezza che che rimane a noi”.

Donatella Giovannetti, responsabile del Centro antiviolenza Aiuto Donna, che opera sul territorio dal 2006 offrendo percorsi di sostegno psicologico, consulenza legale, affiancamento di percorsi di autonomia per le donne vittime di violenza di genere e svolge un lavoro di sensibilizzazione, prevenzione e formazione ha detto che “oggi siamo qui per ringraziare Viva Vittoria e i suoi instancabili volontari e per parlare di un’iniziativa concreta, tangibile, che rappresenta molto più di un semplice progetto, la valigia delle possibilità, un nome educativo che racchiude la speranza, la rinascita e soprattutto la possibilità di un futuro diverso per tante donne vittime di violenza nel nostro territorio. Quando parliamo di violenza sulle donne spesso pensiamo alle ferite visibili, ai seni lasciati sul corpo. Ma ci sono anche altre ferite invisibili che si portano dentro la perdita di fiducia, l’isolamento, la paura per uscire davvero da una situazione di violenza. Non basta allontanarsi senza ripartire, senza ricostruirsi. Ed è proprio qui che entra in gioco la valigia delle possibilità. È una valigia piena di coraggio, di competenze, di scelte. Una valigia che non si regala, si affida, perché le donne che la riceveranno stanno già facendo il gesto più difficile, prendere in mano la propria vita. Ogni corso pagato, ogni contratto di affitto firmato, ogni patente conseguita è un passo verso la libertà, vera e non c’è libertà senza indipendenza economica, senza una casa sicura, senza la possibilità di decidere chi essere. Ma questa valigia ha bisogno di essere riempita da tutti noi, istituzioni, associazioni, cittadini e cittadine. Serve l’impegno collettivo, serve crederci insieme”.







