lunedì, Ottobre 5, 2026

1976-2026: mezzo secolo di Caritas a Prato 

PRATO – Cinquant’anni di Caritas a Prato: una tavola rotonda per raccontare e celebrare l’impegno per i più deboli.

Il Vescovo Giovanni Nerbini

L’appuntamento è fissato per sabato 10 ottobre presso chiesta e chiostro di San Francesco. Alla giornata è stato dato un titolo significativo: “Memoria e futuro – Il servizio della Caritas di Prato alla soglia dei 50 anni”.

La giornata avrà un programma ricco e propositivo. L’avvio alle 10,30 con i saluti iniziali e la preghiera guidata dal vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini. Alle 10,45 la tavola rotonda che rappresenta il cuore dell’evento dal titolo “Quale cammino di Caritas per i prossimi 50 anni”. Interverranno don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, e mons. Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli e delegato della Conferenza Episcopale Toscana per le Caritas della regione. Alle 13 il pranzo a buffet (prenotazioni al 370.3118816)

Nel pomeriggio alle 15 l’inaugurazione della mostra fotografica sul cammino della Caritas di Prato dalla sua nascita ad oggi. A seguire, alle 15,45, l’intervento del vescovo Vaccari sul tema “Testimoni di carità nell’anno francescano”. In conclusione alle 16,30 la santa Messa presieduta da mons. Mario Vaccari.

La storia delle Caritas è figlia della Pontificia Commissione di assistenza voluta da papa Pio XII per rispondere alle emergenze della guerra e del dopoguerra. Paolo VI sciolse la Commissione nel 1970 e volle istituire al suo posto, a partire dal 2 luglio 1971, la Caritas Italiana. A seguire nacquero in pochi anni tutte le Caritas diocesane. A Prato è stata fondata nel 1976. Inizialmente chiamate a distribuire aiuti e ad educare le comunità cristiane nella carità, negli anni si sono evolute.

“Oggi la nostra è una rete di realtà fatta di parrocchie, volontari, gruppi e servizi – spiega don Enzo Pacini, direttore della Caritas diocesana -. In questi 50 anni sono nate tante opere che sono risposte concrete ai bisogni delle persone: i centri d’ascolto, la casa di accoglienza per le donne o l’Emporio della solidarietà.

Ma in questo decennio – prosegue – ci sono nuove sfide da affrontare che non riguardano solo gli stranieri, bensì anche la solitudine degli anziani o l’emergenza educativa, l’alcol o le dipendenze. La ronda del dopocena ad esempio incontra ogni sera circa 70 persone. E per aiutare bene si devono conoscere le situazioni ed è questo il compito dell’Osservatorio sulle povertà che con il suo rapporto ci offre uno spaccato dei bisogni del territorio. Una conoscenza che ci aiuta a dare l’aiuto migliore possibile a tutti”.

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