mercoledì, Settembre 9, 2026

“Dora libera”: un welfare di territorio per vivere e morire a casa propria

di Gabriele Fedi e Alessio Colomeiciuc

PISTOIA – Nel marzo scorso la stampa nazionale ha dato ampio risalto alla vicenda di Dora, pensionata di 81 anni ricoverata in una struttura per anziani (Rsa) per decisione dell’amministratore di sostegno, la quale ha chiesto ed ottenuto dal Tribunale (di Lucca) di rientrare a casa con il sostegno della figlia e di una badante (https://www.lanazione.it/viareggio/cronaca/ricovero-coatto-rsa-115c962f).

Dora Piarulli

Nel corso dell’audizione in Tribunale, pur senza criticare la struttura (“Mi trattano bene”), Dora ha dichiarato che quella struttura “non è il mio posto, voglio andare a casa dove ho tutto quello di cui ho bisogno, i miei gatti e le mie cose”, rivendicando il pieno diritto di esercitare la propria scelta di vita.

A pochi mesi di distanza, analogo risalto pubblico è stato riservato alla vicenda di Bice, 81enne ex direttrice delle Poste, protagonista di un avventurosa fuga da una Rsa di Faenza, motivata dal “disgusto per minestrine annacquate e prosciutto vecchio di cent’anni”, ma (soprattutto) dalle nottate in bianco per le grida degli altri ospiti, che si lamentano invocando gli angeli (https://www.riminitoday.it/cronaca/giudice-speranza-anziana-fuggita-rsa-appello-aiutatemi-trovare-coinquilino.html).

Anche in questo caso, il Tribunale (di Ravenna) ha manifestato la disponibilità a revocare l’amministrazione di sostegno, a fronte del buon esito di una nuova perizia medico psichiatrica unita a un valido progetto di vita per reinserire l’anziana nella società.

La Casa di riposo Benedetti di Mori

Ancor più recentemente, ampio risalto mediatico è stato infine dato ad una a dir poco avventurosa “fuga” dalla casa di riposo Cesare Benedetti di Mori (Trentino),  progettata e tenacemente attuata da un vitale 92 enne deciso  a ritornare a casa propria, per riprendersi la libertà (involontariamente) perduta dopo il ricovero nella struttura. 

Nel mentre si ripetevano inediti episodi di aperta contestazione della tradizionale risposta “istituzionale” ai problemi dell’invecchiamento, la stampa locale rivelava l’esistenza di una contrastata variante al Regolamento urbanistico e al Piano strutturale del Comune di Pistoia, per consentire di realizzare nel quartiere di Vicofaro due nuove residenze sanitarie assistenziali (Rsa), ognuna da 80 posti, per 160 posti complessivi.

L’evidente contrastante “segno” dei fatti sopra brevemente richiamati, rivela un mutamento profondo avvenuto nella composizione della società italiana e nel modo di intendere e (soprattutto) vivere la cosiddetta terza età, di cui si tarda tuttora a prendere adeguata coscienza: gli anziani, come tradizionalmente sono state denominate le persone ormai non più idonee al lavoro per raggiunti limiti d’età, sono divenuti la maggioranza relativa della popolazione e grazie alle migliorate condizioni di vita, non sono più disposti ad accettare (passivamente) di concludere la loro esistenza (la vecchiaia) in una qualche “istituzione” più o meno benemerita (cronicario, casa di riposo, casa di cura, Rsa o altro), sostanzialmente sradicate dal loro ambiente sociale ed abitativo e private di primarie relazioni ed affetti personali. 

Ce n’è abbastanza per aprire una adeguata e pubblica riflessione sulla condizione in cui si trovano i cosiddetti “anziani” (anche) nel territorio pistoiese e sulle prospettive in cui si apprestano a trascorrere gli anni decisivi della loro (non sempre facile e sempre più spesso lunga) vecchiaia.

Per la verità, tale riflessione è da tempo suggerita dagli impietosi dati demografici del Comune di Pistoia che nell’anno 2022, a fronte di una popolazione di circa 90.00 persone, registrano oltre 24.000 ultra sessantacinquenni, in costante crescita da oltre 10 anni, come dimostrato dall’indice di vecchiaia, ossia dal grado di invecchiamento della popolazione (rapporto percentuale tra il numero degli ultra sessantacinquenni ed il numero dei giovani fino ai 14 anni), passato da 195,4 del 2011 a 233,9 del 2022: a segnalare che l’anno scorso nel Comune di Pistoia vivevano 233,9 anziani ogni 100 giovani.

Non è facile sapere, nel sostanziale disinteresse delle varie istituzioni locali che pur se ne dovrebbero adeguatamente occupare, come sia composta questa vasta platea che rappresenta ormai circa un terzo della popolazione residente: non sappiamo, ad esempio, quanti siano i pensionati, gli invalidi, i non autosufficienti, i celibi, i vedovi, i divorziati, gli assistiti  da caregiver familiari o da collaboratori/trici domestici/che o dove risiedano normalmente (nel centro storico, nei quartieri periferici, in collina, nella pianura, in case di proprietà, in affitto, ecc.): ma per l’imponenza numerica ormai raggiunta, questa platea di persone non può più essere descritta con il tradizionale quanto generico termine di “popolazione anziana”.

Assai più ragionevole (ed utile) risulta segmentarla, non soltanto a meri fini classificatori, in tre  fasi: giovani anziani (terza età, da 65 a 75 anni) che a Pistoia sono circa 11.000; anziani (quarta età, da 75 a 90 anni) che sono oltre 11.500; grandi anziani (da 90 anni in poi) che sono circa 1.800, in forte crescita.   

Nel suo insieme, questa realtà rappresenta una novità di dimensioni epocali non soltanto per Pistoia ma per l’intera Italia, che al 2022 conta circa 13,8 milioni di anziani, di cui circa 3 milioni non autosufficienti, ed ha una popolazione con età media di 48 anni, decisamente superiore alla media europea (44,4 anni).

Molteplici e assai rilevanti appaiono le conseguenze di un siffatto stato di cose.

Quello che a buona ragione viene definito “l’invecchiamento” della popolazione (aggravato dal drammatico “inverno demografico” determinato dal brutale crollo della natalità), influisce innegabilmente sugli orientamenti e comportamenti politici ed elettorali, sulle dinamiche economiche e finanziarie, sul modo di concepire ed organizzare i modelli familiari, la solidarietà comunitaria ed i (decisivi) rapporti fra generazioni.

Ma sono gli effetti sul sistema socio-sanitario quelli che più interessano e preoccupano: perché investono capitoli fondamentali della vita pubblica ad ogni livello, quali la spesa sanitaria, le pensioni, la spesa assistenziale.

E’ quindi tempo di porre la terza età, in tutte le sue molteplici componenti, al centro dell’agenda politica nazionale e locale, promuovendo la nascita di un movimento civico per la tutela degli anziani; un movimento insieme culturale e politico che, all’insegna di “Dora libera”, confermi l’importanza del loro ruolo nella comunità ed il loro diritto ad un welfare di territorio per vivere e morire a casa propria.

Un ruolo ed un diritto espressamente riconosciuti non soltanto dalla Costituzione italiana (Art. 38 – I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria) e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Art. 25 – L’Unione riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale), ma anche e soprattutto dalla Carta per i diritti delle persone anziane e i doveri delle comunità, di cui merita richiamare alcuni esemplari enunciati:

1.1 La persona anziana ha il diritto di determinarsi in maniera indipendente, libera, informata e consapevole con riferimento alle scelte di vita e alle decisioni principali che lo riguardano.

1.9 La persona anziana ha il diritto di permanere per quanto più a lungo possibile presso la sua abitazione.

1.10 La persona anziana nel caso di mancanza o perdita della propria abitazione ha diritto di accedere ad adeguate agevolazioni economiche per poter disporre di una dimora adeguata.

1.11 È dovere delle istituzioni garantire alle persone anziane adeguati servizi a fronte di particolari condizioni fisiche e di salute o dell’esistenza di barriere architettoniche.

1.13 È dovere delle istituzioni garantire alla persona anziana forme di integrazione del reddito in caso di parziale o totale indigenza o di inadeguate risorse economiche.

1.14 È dovere delle istituzioni garantire l’effettiva gratuità delle cure e delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie.

Testi, quelli sopra richiamati, a forte valore normativo o politico-amministrativo, cui sembra ispirarsi il disegno di legge delega in materia di politiche a favore degli anziani, di recente approvato dal Parlamento e da cui è lecito attendersi importanti novità nella delicata materia in esame.

Leggi anche

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome



ultime in provincia