di Marcello Paris
PRATO – Nei giorni scorsi abbiamo dato conto del rinnovo degli organi nel Consiglio di Confindustria Toscana Nord che dal 2016 rappresenta le province di Lucca, Pistoia e Prato. A rappresentare le varie categorie a diversi livelli sono entrati la pratese Giada Ciompi, il lucchese Oliviero Del Debbio e la pistoiese Milena Guerrini. Alla presidenza, a sostituire l’uscente Nicola Matteini, è stata eletta Fabia Romagnoli che ha chiamato alla vice presidenza il pistoiese Massimo Capecchi del quale abbiamo pubblicato un’intervista in questi giorni.

Oggi è la volta della neo presidente Romagnoli con alle spalle due mandati da vicepresidente dell’Associazione con delega alla sostenibilità. È presidente di Mariplast spa, azienda internazionalizzata di stampaggio di materie plastiche; nel 2010 ha fondato il marchio Re+ di lampade di design in plastica riciclata. Dal 2013 al 2018 è stata presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. Attualmente è consigliere indipendente di EL.EN. Spa, membro del consiglio di amministrazione di Interporto della Toscana centrale spa e presidente del Museo del Tessuto di Prato.
Presidente, quanto può aiutare la sua vasta esperienza di imprenditrice manager nel nuovo ruolo di presidente di Confindustria.
L’esperienza aziendalista può dare concretezza nell’individuare percorsi, nella progettualità, l’esperienza istituzionale mi consentirà di confrontarmi con profitto con le Istituzioni nel ruolo che Confindustria Toscana Nord deve svolgere anche in rappresentanza degli associati.
La nomina non è arrivata come fulmine a ciel sereno perché era nell’aria.
Si, mi era stata chiesta la disponibilità da qualche mese, come immagino ad altri, disponibilità che ho dato. Mi fa piacere e mi sento onorata della fiducia che mi è stata data ma sento anche la responsabilità e il fardello di questo ruolo.
Che eredità le ha lasciato il presidente uscente Daniele Matteini.
Un’eredità da continuare a valorizzare e completare la fusione delle territorialità. Siamo a dieci anni dalla fusione, che ha funzionato ma c’è ancora da lavorare per ottenere maggiori e migliori sinergie fra territori diversi ma proprio per questo questi possono generare delle sinergie anche innovative.
Finora queste sinergie che risultati hanno dato.
Si è cominciato a vedere qualcosa ma c’è da lavorarci per potenziare questo aspetto. Comunque la fusione ha consentito di creare una struttura forte sia per le persone che dal punto di vista finanziario che in questo momento è particolarmente importante.
Di solito nelle compagini associative, al momento del cambio di vertice ci si domanda se ci saranno novità nella conduzione dell’associazione. Secondo lei cosa ci può essere da cambiare.
Da cambiare niente. Fin dall’inizio era stato deciso di non fare delle territorialità divise. Non abbiamo una sede primaria ma uffici che lavorano per tutti e tre i territori. Certo bisogna collegarli meglio di modo che i colleghi possano lavorare bene insieme anche a distanza. Ma, diciamo, la linea è tracciata e va solo un pochino rinforzata.
C’è una sfida che ritiene più importante su cui impegnarsi anche per lo scenario internazionale così complicato. Quali misure può mettere in campo un’associazione, che pur muovendosi nel solco di Confindustria nazionale, può avere degli spazi autonomi.
Sul piano dell’internazionalizzazione penso si possa incrementare l’attività e anche cercare di sensibilizzare dal versante imprenditoriale. La maggior parte delle aziende sono esportatrici ma non sono aziende internazionalizzate nella produzione, un aspetto da incrementare che però non vuole dire delocalizzazione ma vuole dire rendere le aziende italiane più solide perché anche alla luce dei questi cambiamenti a cui assistiamo, i blocchi commerciali che si profilano, poter presidiare punti nei mercati credo sia un valore aggiunto per la sostenibilità stessa anche in Italia.
In tema di internazionalizzazione, ne abbiamo parlato anche con il suo vice Capecchi, che tra l’altro ha la delega del settore, quali sono i migliori strumenti da utilizzare insieme a Ice e Sace.
Come avrà detto Capecchi, con questi organismi abbiamo già rapporti ma da intensificare. Poi abbiamo contatti con le Ambasciate e i Consolati con i quali organizzare mission sia in Italia che all’estero. Naturalmente dipende dalla tipologia di aziende, dei settori perché ogni settore merceologico ha esigenze diverse e anche l’internazionalizzazione deve essere calibrata sulle diverse necessità.
Come è il rapporto con Confindustria nazionale, quale e quanta collaborazione avete.
Abbiamo un buon rapporto con esponenti nostri che sono nelle commissioni, ad esempio l’altro vice presidente Tiziano Pieretti con delega all’energia. Insomma c’è un collegamento diretto e forte. Poi abbiamo due rappresentanti in Consiglio Generale: Io e Cristina Galeotti. Quindi il rapporto fattivo c’è e poi il presidente Orsini sta lavorando molto sull’aspetto territoriale, e questo è molto importante .
Che presidenza sarà la sua. Lei è un presidente decisionista solitario o crede nel lavoro di squadra, nel gruppo.
Io credo molto alla squadra per cui sarà importante il lavoro di gruppo e sarà importante un aspetto che voglio incrementare: il raccordo fra la presidenza e la base associativa. Metteremo in campo strumenti per raggiungere una maggiore partecipazione degli imprenditori. Partecipazione associativa che è molto ampia quando si fanno corsi, formazione, con figure tecniche delle aziende ma serve maggiore coinvolgimento per ascoltare le problematiche ma anche per ricevere stimoli e dare risposte più adeguate ai bisogni.
I suoi vice, scelti proprio in funzione della territorialità, che margine di autonomia pensa possano avere.
Il lavoro sarà coordinato a livello di presidenza con riunioni una volta al mese come luogo deputato per la scelta di una linea strategica condivisa e anche le deleghe significano che ognuno dovrà pensare a una progettualità da portare sul tavolo della presidenza dove si decide.
I suoi impegni fuori da Confindustria potranno condizionare l’operatività, insomma il tempo da destinare al nuovo ruolo.
Alcuni impegni sono collegati a Confindustria. Porterò a termine il mandato poi terminerò, lasciando vivo il rapporto con il Museo del Tessuto di Prato che però è un impegno relativo perché nella struttura sono molto bravi; è un lavoro di coordinamento che non mi porta vi molto tempo e molto gratificante e credo che sia importante per Prato perché porta sinergie con le aziende. Per la mia azienda, fortunatamente ho un fratello con un figlio che è già ampiamente inserito come responsabile commerciale che mi supporta e che non richiede la mia presenza assidua.
Ha citato il Museo del tessuto, allora mi sia consentita una digressione rispetto a Confindustria. Mi sembra che da un po’ di tempo il museo sia in fase di rilancio.
Si. Già negli ultimi anni c’è stata una intensificazione dell’attività, dalla presidenza di Andrea Cavicchi, poi quella di Francesco Marini dei quali proseguo l’impegno. Mi riferisco all’attività iniziata da Cavicchi e poi realizzata da Francesco, quella che si chiama “Style in love” con un gruppo di aziende che sostengono il museo, a cui ho subito aderito anche come azienda. È stato deciso di trovare un gruppo di aziende che con una cifra modesta, si tratta di una somma minima di 1500 euro, su cui fra l’altro c’è anche il bonus per poterla detrarre, potessero aiutare economicamente.
Però al di là dell’aspetto finanziario, importante, si genera molta attività perché con le aziende che collaborano nasce tanta progettualità sia per il museo che per le aziende stesse. Ad esempio l’anno scorso la mostra di Walter Albini (protagonista della moda italiana tra la fine degli anni Sessanta e i primi Ottanta del Novecento) curata da una Spin off appena nata che ha lavorato cercando nei nostri archivi, poi altre iniziative fondamentali per il potenziamento del museo. Inoltre, quest’anno che è il cinquantesimo della fondazione, noi del Comitato di Gestione, entrati l’anno scorso, abbiamo deciso di continuare questa attività, impegnativa anche dal punto di vista finanziario ma dalla quale non possiamo tornare indietro. Ci saranno mostre importanti: ad ottobre quella su Balenciaga e Azzedin Alaia, curata da Olivier Saillard, che già all’annuncio fatto a Pitti Uomo, hanno avuto ampia eco su tutti i giornali di moda e altri e per Prato, in questo momento, è particolarmente importante.



