sabato, Ottobre 24, 2026

Una festa amara a Taviano per i 1500 giorni di Sambuca senza medico

TAVIANO (SAMBUCA PISTOIESE) – “La Regione Toscana è la seconda in Italia per territorio montano e la prima per territorio boschivo ma fa fatica ad esprimere una politica della montagna. Il nostro invito, al di là della questione del medico che ci ha chiamato a raccolta oggi, è di creare una vera politica per la montagna”. E’ con queste parole che il sindaco di Sambuca Pistoiese, Marco Breschi, ha concluso l’evento organizzato questa mattina di fronte alla sede del municipio, a Taviano, dal titolo “I diritti non hanno periferie. Un presidio civile per il diritto alla salute in montagna”, in concomitanza con la giornata che segna i 1500 giorni senza un medico di famiglia per tutto il territorio comunale.

(foto Giovanni Fedi)

“Il medico di famiglia che manca da più di quattro anni è il simbolo di un’assenza più grande: quella dello Stato nei territori montani, dove insieme alla sanità si fanno sempre più lontani la scuola, i trasporti, le infrastrutture”, ha ribadito il primo cittadino di Sambuca nel corso di una manifestazione che ha confermato la volontà di guardare oltre un singolo tema, per quanto di grande rilievo, come quello del medico. Insieme a Breschi ne hanno parlato Marco Bussone, presidente dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM), Luca Marmo, presidente dell’Unione dei Comuni Montani Appennino Pistoiese, presidente della Provincia di Pistoia e sindaco di San Marcello Piteglio oltre a delegato Anci come rappresentante dei comuni montani della Toscana, Ilaria Agostini, docente e ricercatrice del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna e Emanuele Rossi, giurista e professore ordinario di Diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, quest’ultimo intervenuto con un video messaggio. Non sono mancati alcuni interventi istituzionali inaugurati dal prefetto di Pistoia Angelo Carlo Carrabba che ha portato il saluto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (in risposta ad una lettera del sindaco Breschi) e ha espresso il suo disagio come rappresentante delle istituzioni per la situazione che vivono i cittadini della montagna. Il prefetto ha sottolineato le tante difficoltà di questi territori, il grande lavoro svolto dai sindaci con passione e generosità e i toni composti dei cittadini nonostante disagi e difficoltà. Dopo il prefetto è stata la volta dell’assessore del Comune di Pistoia e presidente della Società della Salute Sandro Giannessi, che ha sottolineato come quello del medico di famiglia sia un problema nazionale che si risolverà solo se questa professione tornerà ad avere una nuova appetibilità per chi la svolge, e della consigliera regionale Simona Querci, che ha posto l’attenzione sulla necessità di un impegno sinergico per tradurre in pratica le richieste di sindaci e cittadini dei territori montani.

(foto Giovanni Fedi)

Il dibattito, moderato dalla giornalista Marca Quilici, si è aperto con l’intervento registrato del professor Emanuele Rossi, incentrato sulle problematiche delle aree disagiate, seguito da Ilaria Agostini, che ha parlato di “modernità sgovernata”, di un processo che a livello generale “non ha portato i servizi alle persone bensì le persone ai servizi creando lo spopolamento delle aree interne e di montagna”. Dopo la voce dei docenti quella di chi opera sul campo in qualità di amministratore. Luca Marmo ha confermato i limiti e le difficoltà della montagna ma ha ribaltato il quadro parlando anche di una prospettiva futura che offre alle terre alte “una gigantesca occasione dovuta a molteplici fattori, a partire dal cambiamento climatico”. Le risposte, secondo Marmo, stanno in alcune strade già intraprese coma la Comunità bosco e la Comunità energetica, insomma con “le comunità montane che diventano pienamente protagoniste sul proprio territorio”. Il tutto dentro un quadro da ridisegnare: “Il sistema istituzionale è come impazzito: le circoscrizioni sono scomparse, così le comunità montane, di fatto anche le Province di un tempo – ha sottolineato il presidente della Provincia –. Così il sistema non regge più, non può funzionare, andrebbe azzerato e completamente rivisto”.

(foto Giovanni Fedi)

Marco Bussone è andato oltre: “Non siamo questuanti che chiedono, bisogna proprio cambiare narrazione. Dobbiamo respingere alcuni concetti dati ormai per certi ed acquisiti come la marginalità e lo spopolamento di certi territori – ha detto il presidente di UNCEM -. La marginalità è tale dal momento che abbiamo definito dove sta la centralità perché lì sono state concentrate tutte le risorse e tutta l’attenzione della politica. Lo spopolamento? Torino in 40 anni ha perso 400mila abitanti e nessuno parla di spopolamento. In montagna il saldo fra nascite e decessi è sicuramente in perdita ma lo è anche altrove ed è comunque compensato da un tasso migratorio consistente. Fra le grandi questioni degli ultimi decenni alcune sono state affrontate e risolte – ha concluso Bussone – quella della territorialità no, è ancora completamente sul tappeto”.

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