PRATO – Era successo lunedì 11 ottobre 2021, una brutale aggressione contro una decina di operai cinesi e pakistani che rivendicavano i loro diritti.
Davanti alla ditta Dreamland, in via Galvani, nella zona industriale Macrolotto 2 una manifestazione promossa da ‘Si Cobas’ era finita con un pestaggio organizzato a colpi di mazze e bastoni.
Una vera e propria spedizione punitiva.

Ora per quell’episodio assurdo e brutale sono state arrestate quattro persone, due finite in carcere e altre due con un provvedimento che ha fatto scattare gli arresti domiciliari. Tutte con l’accusa di sfruttamento della manodopera.
Quello che emerge dalla inchiesta della Procura di Prato è una diffusa illegalità, di cui sono accusati una coppia di cinesi, finita dietro le sbarre, e due loro fedelissimi collaboratori, uno anche prestanome di comodo.
L’indagine è stata coordinata dalla procura ma condotta dal gruppo Anti-sfruttamento della Asl Toscana Centro insieme ai carabinieri del Nil e ha rivelato, come sottolinea il procuratore Giuseppe Nicolosi, “ritmi disumani, episodi di violenza, condizioni di lavoro insicure e falsi attestati di formazione”, oltre a svelare “chi fossero i mandanti e alcuni degli esecutori materiali della violenta aggressione”.
Dopo le violenze di quel lunedì di ottobre erano scattate le indagini con intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati, testimonianze e filmati. Vennero alla luce l’abitudine di un uso radicato di assunzioni al nero o comunque con contratti irregolari.
Le stesse irregolarità si riflettevano anche negli stipendi: si lavorava sette giorni su sette per 13 ore al giorno, con retribuzione a cottimo tra 7 e 13 centesimi per capo tessile lavorato o forfettaria per meno di 3 euro all’ora. E alle prepotenze si aggiungevano anche le minacce, come quella di dover restituire parte dello stipendio.
I lavoratori sfruttati che risultano dall’inchiesta sono 20, tra cinesi e pakistani.
Intanto la Guardia di Finanza, che sta procedendo al sequestro preventivo di beni per un ammontare di 120mila euro, l’evasione contributiva che viene contestata alla Dreamland.



