di Marcello Paris
PISTOIA – L’Accademia Medica Pistoiese Filippo Pacini è un’istituzione culturale, nata nel solco della storica Scuola Medica Pistoiese. Quest’ultima fu soppressa da un editto granducale del 3 dicembre 1844 che centralizzò l’insegnamento della Medicina presso le tre Università toscane.
L’Accademia fu fondata nel 1928 quando Pistoia diventò provincia, il suo statuto fu validato da Vittorio Emanuele III e prese il nome di Filippo Pacini, illustre medico e scienziato pistoiese che fu uno degli ultimi allievi della Scuola medica Pistoiese e poi divenne professore di anatomia a Firenze.
Filippo Pacini fu lo scopritore dei corpuscoli: organi sensoriali che prendono il suo nome, e fu il primo, nel 1854, ad intuire che la trasmissione del colera, malattia responsabile ancor oggi di oltre 21000 decessi l’anno, non avveniva per via aerea ma per via oro-fecale tramite un batterio: il vibrione rinvenibile nelle feci dei colerosi. Poi, come spesso succede in Italia la sua scoperta non fu presa molto in considerazione anche se pubblicata. Sarà Robert Koch, lo scopritore del bacillo della tubercolosi, nel 1883, anno della morte di Pacini, ad isolare nelle feci il batterio confermando e assumendosi il merito della scoperta di Pacini al quale verrà riconosciuta solo nel 1965, tanto che la denominazione internazionale del vibrione è Vibrio Cholerae Pacini 1854.

Ma torniamo all’Accademia Medica Pistoiese Filippo Pacini, ora trasformata in associazione di volontariato odv. Essa fu fondata nel 1928 come società scientifica da alcuni medici pistoiesi: è retta da un Consiglio direttivo di otto medici, conta un centinaio di soci volontari fra medici ed altri laureati in discipline medico-sanitarie ed ha come scopo statutario la promozione della formazione, della ricerca biomedica e la divulgazione in campo medico-sanitario nella nostra provincia.
Il suo presidente è il dottor Giuseppe Seghieri che è stato per molti anni primario di medicina interna al vecchio ospedale del Ceppo.
Da tre anni, su sollecitazione di un’insegnante della scuola media Marconi, e in accordo con la direttrice dei Musei di Pistoia Elena Testaferrata, l’Accademia ha portato alcune classi di quella scuola in un percorso speciale che include la descrizione del fregio robbiano del Ceppo che rappresenta le sette opere di misericordia corporale soprattutto la formella ‘visitare gli ammalati’, il Museo della Medicina con la ricca collezione di ferri chirurgici e infine il piccolo teatro anatomico al quale si accede dal giardino.
Seghieri è rimasto colpito dall’interesse dimostrato dagli studenti che partendo dalle formelle del Fregio robbiano introduce il concetto di cosa ha significato essere medico nel passato e come questo si sia evoluto col tempo.
Questo approccio fra la storia dell’arte e la medicina, dice Seghieri, ha un significato e un valore diversi dalla semplice spiegazione dal punto di vista artistico o storico e questo è reso possibile dallo straordinario patrimonio storico della nostra città determinato dal Museo e dal teatro anatomico.
Parlare agli alunni, dei ferri chirurgici diventa un pretesto per parlare di medicina e dei suoi progressi. L‘illustrazione del forcipe e della straordinaria ‘macchina del parto’ – manichino anatomico utilizzato tra il XVIII e il XIX secolo per insegnare a medici ed ostetriche le manovre necessarie durante il travaglio- introduce a spiegare come avviene il parto.

Tutto questo serve a ricordare i molteplici rischi associati in passato al parto per la vita di madri e neonati, oggi praticamente risolti con le conquiste della medicina dell’ultimo secolo. La visita della macchina per l’elettroshock serve a introdurre sui progressi nel campo della psichiatria, imbattersi nel cestello metallico utilizzato per l’inalazione di vapori di etere porta a parlare della nascita dell’anestesia: disciplina che ha rivoluzionato la chirurgia e non solo. Proseguendo la visita al teatro ci si imbatte nel microscopio del Pacini del 1850 che consente di parlare di questo straordinario scienziato pistoiese. Infine, la visita al teatro anatomico permette di parlare di anatomia, del suo insegnamento presso al Scuola di Pistoia che vide allievo in questo ambiente il Pacini stesso.
Seguendo le iscrizioni sulle pareti si parla di fisiologia e di anatomia patologica. Il finale della visita porta a concludere questa chiacchierata intrattenendo i ragazzi sui valori etici della medicina contenuti nel giuramento di Ippocrate. Nell’illustrare quanto fanno i medici volontari dell’Accademia per tenere vivo questo patrimonio di eccellenza pistoiese, il dottor Seghieri auspica che la dirigenza scolastica della nostra provincia approfitti di questa straordinaria opportunità che lega storia dell’arte con la medicina promuovendo l’afflusso delle scolaresche pistoiesi in questo percorso.
L’esperienza fatta in questi tre anni ha fatto capire come una visita in un luogo come questo in cui si intrecciano medicina e storia dell’arte sia un’occasione non solo per presentare un patrimonio storico unico ma può costituire un richiamo importante verso scelte professionali future.
Altre attività dell’Accademia, sempre nello spirito di valorizzare l’esistente in piena consonanza con gli obbiettivi statutari dell’associazione è il premio che insieme agli ordini professionali dei medici chirurghi e degli odontoiatri insieme a quello dei farmacisti viene ogni anno attribuito a tre migliori tesi di medicina e ad una di farmacia, giudicate meritevoli da una commissione Accademia-Ordini professionali. Vengono infine tenuti incontri periodici di divulgazione per i soci concernenti temi di prevenzione .







