FIRENZE – Nella prima parte del 2026 l’economia toscana ha registrato una crescita moderata, sostenuta prevalentemente dai consumi delle famiglie e dalla spesa turistica.
L’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER), sviluppato dalla Banca d’Italia, segnala per il primo semestre un aumento del prodotto dello 0,8 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, lievemente inferiore a quello stimato per l’Italia ma superiore alla media del 2025.
L’indicatore coincidente Regio-coin, che coglie l’andamento delle componenti di fondo del PIL, mostra un rafforzamento della congiuntura nei primi mesi dell’anno, seguito da un rallentamento nel secondo trimestre, in connessione con il nuovo peggioramento del quadro macroeconomico legato al conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Le imprese
L’industria ha proseguito il lento recupero avviato nella seconda metà del 2025, con una dinamica del fatturato migliore per le imprese di maggiori dimensioni. Le esportazioni sono ancora cresciute in modo marcato, ma quasi esclusivamente per l’aumento dell’export di metalli preziosi.
Nelle costruzioni la crescita ha continuato a rallentare, beneficiando comunque dell’ultimazione dei lavori per opere pubbliche finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
L’attività del terziario, pur risultando nell’insieme debole, ha mostrato andamenti più positivi nei servizi legati al turismo, grazie all’incremento delle presenze di viaggiatori stranieri, la cui spesa è aumentata più della media nazionale secondo l’Indagine sul turismo internazionale della Banca d’Italia.
Le condizioni economiche e finanziarie delle imprese sono rimaste nel complesso solide, con indicatori di redditività e liquidità ancora favorevoli; si è tuttavia leggermente ampliata la quota di aziende che prevede di chiudere l’esercizio in perdita (dal 10 al 16 per cento), un andamento che potrebbe riflettere l’aumento dei costi operativi osservato nel corso dell’anno.
L’elevata incertezza ha frenato la ripresa degli investimenti: la maggior parte delle imprese ha confermato i programmi formulati alla fine del 2025, che prefiguravano un ristagno dell’accumulazione di capitale.
Il mercato del lavoro e le famiglie
Nel primo semestre l’occupazione regionale si è mantenuta sostanzialmente invariata (0,2 per cento), come già avvenuto lo scorso anno, mentre è diminuito di oltre un quinto il ricorso agli ammortizzatori sociali, che rimane comunque superiore alla media del triennio 2022-24.
Il potere di acquisto delle famiglie è aumentato (0,7 per cento), sostenendo i consumi in regione, che hanno continuato a espandersi a ritmi moderati (1,0 per cento), favoriti anche dall’accesso al credito e dalla spesa turistica. La crescita del reddito nominale è stata però gradualmente controbilanciata dal rialzo dell’inflazione; quest’ultima, sospinta dai rincari dei carburanti e dei beni energetici, ha toccato a settembre il 3,9 per cento, il valore più alto degli ultimi tre anni.
Il mercato del credito
I prestiti al settore privato non finanziario sono aumentati dell’1,0 per cento, riflettendo la dinamica positiva del credito alle famiglie (3,5 per cento), mentre i finanziamenti alle imprese hanno continuato a ridursi (-1,3 per cento).
Tra le imprese, la flessione è rimasta particolarmente marcata per quelle di minore dimensione (-6,1 per cento), mentre i prestiti destinati alle altre aziende sono rimasti sostanzialmente stabili. I finanziamenti alle famiglie sono cresciuti in modo sostenuto sia con riguardo ai prestiti per l’acquisto di abitazioni, sia per il credito al consumo.
La qualità del credito si è mantenuta elevata, con un tasso di deterioramento stabile su livelli storicamente contenuti (1,3 per cento).
I depositi bancari hanno registrato una lieve accelerazione e il valore di mercato dei titoli a custodia detenuti da famiglie e imprese è aumentato sensibilmente (12,7 per cento).





