SERRAVALLE PISTOIESE – Prosegue il Bello Veramente Festival e, con l’ingresso nella sua parte musicale, la Rocca di Castruccio si è accesa di quell’energia contagiosa e luminosa che solo le serate estive sanno custodire.
Era iniziata come da copione ed invece, pezzo dopo pezzo, si è trasformata in qualcosa di più raro: un racconto fatto di musica, imprevisti e bellezza trovata proprio quando non te la aspetti.
L’apertura è stata affidata a svegliaginevra, e il suo ingresso ha segnato subito il tono emotivo della serata. La cantautrice campana porta sul palco i brani di “La fine della guerra”, un album che attraversa crisi, rinascite, amori che si sfaldano e poi si ricompongono in forme nuove. La sua scrittura personale e diretta, capace di trasformare le crepe in canzoni che salvano, si intreccia ai pezzi del passato, creando un flusso continuo che il pubblico accoglie con attenzione quasi sospesa. È un’introduzione intima, ma piena di energia, che ha preparato il terreno alle vibrazioni più ruvide che da lì a poco sarebbero arrivate.

Quando salgono gli IROSSA, la Rocca cambia pelle. La band torinese ha portato con sé un suono che non si lascia imbrigliare: un impasto di post punk e art rock, attraversato da strumenti a fiato che aprono fenditure improvvise e da un dialogo costante tra voce femminile e maschile. I loro testi frammentari, a tratti onirici, a tratti taglienti, sembrano evocare un’essenza interiore senza mai nominarla, come un’ombra che accompagna ogni brano. Il pubblico si lascia trascinare da un set che pulsa, si espande, si contrae, come se l’anima stessa respirasse attraverso la musica.
Poi arriva NERVI, il progetto di Elia Rinaldi, che sul palco trova la sua definizione più precisa: un “tragic pop” che mescola cantautorato, dark pop e lampi glam. Il live scorre tra vecchi pezzi e il nuovo singolo “Tra le spine”, uscito proprio lo stesso giorno dell’esibizione sul palco del Bello Veramente Festival.

Ma è qui che la serata prende una piega inattesa: un blackout improvviso lascia la Rocca di Castruccio completamente al buio. Nessuna luce, nessun impianto. Eppure l’esibizione di NERVI non si ferma. La band improvvisa un finale con sax e batteria, un momento quasi rituale che il pubblico ascolta partecipando e facendo da specchio al palco, come se il buio avesse amplificato ogni suono. È uno di quegli istanti che non si possono programmare: accadono e basta, e restano.
A chiudere la serata ci sono L’Officina della Camomilla, che si ritrovano a reinventare il loro concerto da zero. Niente palco, niente amplificazione: solo un prato, il pubblico seduto intorno, qualche faretto portatile e una scaletta ridotta all’essenziale.
Quello che potrebbe sembrare un ripiego diventa invece un ritorno alle origini, un concerto cerchio in cui i brani più iconici della band vengono riscritti in forma acustica e cantati insieme a chi nonostante il blackout è rimasto lì ad ascoltarli. E non sono certo pochi anzi, il pubblico che continua ad affluire dalla piazza, si è strinto sempre più intorno alla band, cantando con loro brano dopo brano fino a diventare un’unica voce.

La serata si è chiusa così, sotto un cielo stellato e una alta Luna che sembrava voler proteggere ciò che era appena accaduto. Gli organizzatori, le band, i volontari: tutti hanno contribuito a trasformare un imprevisto in un atto di resistenza creativa.
Il Bello Veramente Festival dimostra ancora una volta che la bellezza non è solo nei grandi palchi o nelle produzioni perfette, ma nella capacità di trovare luce anche quando la luce si spegne.
E sì, è stato proprio Bello Veramente.











