di Enrico Becchi
PISTOIA – Secondo la banca dati OpenRegio aggiornata al 30 settembre 2018, sul territorio toscano si contano 556 beni confiscati alle mafie, di cui 503 immobili e 53 aziende. Di questi, 433 sono sotto la gestione dell’ANBSC (Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati), e quindi non ancora restituiti ad Enti o Amministrazioni locali, mentre 123 sono destinati, cioè già restituiti, ma non necessariamente riutilizzati.
Ma, se questo è il quadro a livello regionale, come si riflette al livello della Provincia di Pistoia? Quanti sono, dove si trovano e di quale tipologia fanno parte i beni confiscati? E soprattutto: qual è il loro stato attuale?
Secondo il database dell’Agenzia Nazionale, nella Provincia di Pistoia ci sono 48 beni confiscati, di cui 45 immobili e 3 aziende. Quelli ancora in gestione sono 21, dislocati fra i Comuni di Pistoia, Chiesina Uzzanese, Serravalle Pistoiese, Montecatini Terme, Monsummano Terme e Agliana; negli ultimi tre Comuni, rientrano le 3 aziende sopracitate. I beni già destinati sono invece 27, e fra questi ce ne sono alcuni già riutilizzati e altri no.
Fra i primi, ci sono appartamenti a Montecatini Terme utilizzati per emergenza abitativa. Un immobile a Massa e Cozzile viene gestito dall’associazione “Gruppo Valdinievole”, che opera come comunità di recupero per persone dipendenti da sostanze d’abuso.
A Buggiano, un’abitazione è gestita dalla cooperativa sociale “Selva” per la coabitazione di giovani. Mentre a Quarrata è stato assegnato al Comune un terreno confiscato grazie a un progetto presentato all’ANBSC da Libera, CGIL, CISL e UIL insieme al Comune stesso e in stretta collaborazione con la Prefettura nel gennaio 2022. Il suddetto progetto, della durata di 18 mesi (eventualmente rinnovabili), prevede il riutilizzo del terreno come campo estivo per ragazzi e come area per percorsi educativi con le scuole.
Fra i secondi, a Larciano, è in vendita un’abitazione con 8 terreni agricoli annessi. Mentre a Montecatini Terme c’è un appartamento che presenta gravami ipotecari, e anche il famoso Hotel Paradiso: confiscato nel 1996 alla società “Vu.Ma.”, controllata dalla Banda della Magliana di Roma, e arrivato a confisca definitiva nel 2001, ad oggi è in condizioni tali da risultare inagibile.

E infatti, quali sono gli ostacoli che rallentano la destinazione e/o il riutilizzo di questi beni? E quali strategie si potrebbero adottare per superarli?
“Prima di tutto, c’è un problema di partecipazione” dichiara Alessandra Pastore, referente ad interim di Libera Pistoia. “Tutto l’iter che va dal sequestro del bene fino al suo riutilizzo sociale, di solito, è interamente gestito dalle Istituzioni, con poca trasparenza e partecipazione da parte della società civile, che invece potrebbe contribuire di molto a individuare soluzioni caso per caso. E c’è anche un problema di finanziamenti perché il PNRR recentemente ha stanziato fondi per il sud Italia, ma non per il centro-nord. Più in generale, capita spesso che i Comuni non abbiano fondi sufficienti per rivalorizzare un bene. Il caso dell’Hotel Paradiso, nella nostra Provincia, è quello più esemplare in questo senso”.
“Un altro ostacolo direi che è rappresentato dalla poca attenzione che, certe volte, viene riservata a questo tema” commenta Andrea Brachi, segretario di Spi-CGIL Pistoia e delegato ai beni confiscati per Libera Pistoia. “I Comuni sarebbero obbligati a tenere un elenco completo e aggiornato dei beni destinati sul loro sito istituzionale ma, nella Provincia di Pistoia, ci risulta che solo Pescia e Montecatini ce l’abbiano, e comunque non del tutto a norma. Si potrebbero anche accreditare al sito dell’Agenzia Nazionale per facilitare l’operazione, ma in pochi l’hanno fatto. Infatti è per questo che con Libera Pistoia stiamo lavorando con Libera Nazionale a un monitoraggio dei beni e della trasparenza dei Comuni. Con il coordinamento di una Prefettura attenta e motivata, che si facesse promotrice di un tavolo provinciale, dei risultati migliori si otterrebbero”.







