mercoledì, Settembre 9, 2026

Camere penali in stato di agitazione

PISTOIA – Ieri mattina, presso gli Uffici della Corte di Appello di Firenze, sezione penale, è iniziato uno stato di agitazione, indetto dal coordinamento di tutte le Camere Penali Toscane, per denunciare i gravi disservizi verso la collettività, giornalmente riscontrabili da parte di tutti gli utenti di quegli uffici.

La Camera Penale di Pistoia si associa all’agitazione promossa e si impegna ad aderire alle ulteriori forme di protesta che si renderanno necessarie.

“Infatti – scrive la camera penale – prima ancora degli avvocati, quanto accade lede la corretta fruizione da parte dei cittadini degli uffici della stessa Corte nonché la corretta gestione delle udienze. Ciascuno di noi è o può essere utente della giustizia e quindi nessun cittadino può sentirsi chiamato fuori dai problemi che la affliggono. Attualmente in Corte di Appello Penale non è possibile accedere alle singole cancellerie. L’unico contatto che ogni cittadino ha con la Corte, che ricordiamo avere giurisdizione su tutta la Toscana, è un Front-office che, senza giri di parole, non funziona”.

“E non funziona non perché i suoi addetti non lavorino, ma perché non ha la forza, la struttura e il coordinamento con le cancellerie per funzionare. Vi si può accedere liberamente solo un ora ogni mattina, dalla 12 alle 13. Dalle 10 alle 12 solo per appuntamento da prendersi on-line, modalità che anch’essa non funziona. Si è voluto estendere il regime di gestione del periodo Covid facendolo diventare regola, quando la legge impone che le cancellerie della Corte di Appello – come tutte le cancellerie – debbano rimanere aperte quattro ore al giorno”.

“Vigono, poi, altre regole non stabilite dalla legge che corre l’obbligo di rilevare. Non vi è una corretta fruizione dei fascicoli da parte dei difensori o degli imputati (nei 10 giorni precedenti l’udienza non possono essere visionati perché sono a disposizione dei giudici), non c’è certezza di ricevere copia delle sentenze in termini idonei per non ridurre i termini di una eventuale impugnazione, per non parlare dei richiami a ridurre i tempi di discussione dei difensori in udienza e la chiara evidente volontà di fare in modo che il difensore, all’udienza, non parli proprio, rimettendosi a quanto scritto. In merito a quest’ultimo aspetto, si rileva che la Corte di Appello di Firenze, qualora il difensore chieda legittimamente, nei termini previsti dalla legge, di poter discutere le ragioni dell’appello in aula e di fronte ai giudici, si veda spostata di diversi mesi (a volte anche anni) la stessa udienza rispetto alla data in cui il processo sarebbe stato trattato se questi si fosse semplicemente riportato a quanto scritto. Gli imputati sono quindi costretti ad attendere per molto altro tempo il loro giudizio, così come le persone offese il loro eventuale ristoro patrimoniale, solo perché si è chiesto di esercitare compiutamente il diritto di difesa”.

In questi casi – spiegano ancora – “è opportuno chiarire, gli avvocati chiedono che i processi si discutano subito con tutte le garanzie del diritto di difesa e non cercano di allungare i tempi, per maturare magari la prescrizione a vantaggio del loro assistito, come spesso si sente impropriamente sostenere anche nell’opinione pubblica”.

Le Camere Penali della Toscana, comprendendo anche le difficoltà di personale della Corte di Appello, “hanno tentato di avere un dialogo con il suo Presidente, non ricevendo però alcun concreto riscontro, e pertanto non possono far altro che dichiarare uno stato di agitazione cui far seguire, se necessario, altre più incisive forme di protesta”.

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