di Francesco Belliti
PISTOIA – La positività di Jazz Johnson ad un controllo antidoping ha sicuramente avuto un impatto devastante sull’ambiente biancorosso. Una situazione complicata che, ad oggi, lascia spazio a poche possibilità o soluzioni nell’immediato. Vediamo perché.

Cosa succede adesso?
Dopo la comunicazione del test fallito da parte del Tribunale Nazionale Antidoping, la palla passa ora nelle mani del giocatore. Johnson avrà infatti tre giorni per decidere se richiedere o meno delle controanalisi. Queste ultime si dovrebbero svolgere tassativamente entro e non oltre sette giorni lavorativi dalla data della richiesta, da parte dell’atleta, di sottoporvisi. Qualora invece decidesse di non passare per questo ulteriore iter, allora il procedimento verrà avviato, con raccolta di documenti, analisi e memorie difensive fino al pronunciamento della sentenza. Gli scenari, da qui, possono essere diversi.
Cosa rischia Johnson?
Sulla base degli elementi in suo possesso, il TNA dovrà stabilire innanzitutto l’intenzione o meno, da parte dell’atleta, di assumere la sostanza incriminata: in poche parole, se l’abbia usata per incrementare le proprie prestazioni o per negligenza o per altre motivazioni che escludano una sua colpa.
Fare chiarezza su questo aspetto è fondamentale e sono poche le situazioni che possono scagionare totalmente un atleta. L’art.2 comma 1 delle Norme Sportive Antidoping parla chiaro a riguardo: “Ciascun Atleta deve accertarsi personalmente di non assumere alcuna sostanza vietata poiché sarà ritenuto responsabile anche per il solo uso o tentato uso di una sostanza vietata o di un metodo proibito. Ai fini dell’accertamento della violazione delle NSA, infatti, non sarà necessario dimostrare l’intento, la colpa, la negligenza o l’utilizzo consapevole da parte dell’Atleta”.
Tradotto in soldoni, la responsabilità dell’atleta è un elemento imprescindibile, fatto salvo per qualche particolare fattispecie che eviterebbe al soggetto accusato qualsiasi tipo di provvedimento. In ogni caso Jazz Johnson dovrà dimostrare con tutti i mezzi la propria buona fede: nel peggiore dei casi, trattandosi della sua prima violazione e in assenza di ulteriori elementi aggravanti, il massimo della pena che potrebbe subire è una squalifica di due anni. A scendere invece fino ad un semplice richiamo con nota di biasimo qualora venisse dimostrata la non consapevolezza riguardo la sostanza che stava assumendo.
I precedenti nel basket italiano
Pur non applicandosi unicamente al basket, le NSA sono state impugnate diverse volte in questo sport, sia nel passato che in tempi recentissimi. In quest’ultimo caso, il caso di Riccardo Moraschini è esemplificativo di quanto possano essere aspre le sentenze del TNA: trovato positivo il 6 ottobre scorso al Clostebol Metabolita, ha saputo solo qualche giorno fa di essere stato squalificato per un anno, pur essendogli stata riconosciuta la non intenzionalità dell’assunzione, che a detta dell’atleta sarebbe avvenuta per osmosi di uno spray cicatrizzante.
Altro caso abbastanza recente e curioso fu quello che vide coinvolto l’ex Varese e Torino Chris Wright, point guard di grande talento ma anche con la sfortuna di dover convivere con la sclerosi multipla. Nel maggio del 2016 fu squalificato per tre mesi dopo essere risultato positivo al Modafinil, un farmaco che di fatto cura i sintomi della sclerosi: un vero e proprio caso-limite che sollevò anch’esso parecchie polemiche.
Non si può, tornando decisamente indietro nel tempo, non citare le peripezie affrontate dall’arcinemico cestistico dei pistoiesi, Mario Boni. Per Super Mario si trattò addirittura di due violazioni: la prima nell’estate del 1994, quando una puntura di ricostituente a base di nandrolone gli costò due anni di squalifica, poi ridotti a 8 mesi. Nel ‘98, invece, mentre giocava nella Virtus Roma, venne trovato positivo al Clostebol (come Moraschini oggi), ma venne scagionato dopo che il medico del club si assunse la piena responsabilità della somministrazione del farmaco, facendo così archiviare il caso.
Johnson: via subito da Pistoia?
Molti precedenti, così come gli scenari. Ma il punto alla fine è capire per quanto Pistoia dovrà fare a meno della sua prima bocca da fuoco. Difficile quantificare le tempistiche nel caso in cui Johnson si sottoponga ad una controanalisi e risulti infine negativo (con conseguente revoca della sospensione), ma potrebbero volerci comunque due-tre settimane tra effettuazione del test e attesa dei risultati. Tutto questo supponendo, ovviamente, che l’ex Cantù voglia correre il rischio di incappare in un altro esito positivo e aggravare così la sua situazione.
Qualora invece scegliesse di non ripetere i controlli, il caso Moraschini è il precedente che può aiutarci di più. Per la guardia dell’Olimpia Milano e della Nazionale ci sono voluti quasi tre mesi per avere una sentenza: un lasso di tempo che il Pistoia Basket non può permettersi di passare in attesa, neanche per un giocatore prezioso come Johnson.
Una separazione anticipata tra l’americano e il club di via Fermi, con conseguente ritorno sul mercato alla ricerca di un sostituto, è dunque una possibilità molto concreta.





