di Marzio Dolfi
PISTOIA – Una prima sentenza di condanna è arrivata. Ed è pesantissima. Il Tribunale di Pistoia ha emesso una vera e propria frustata legale nei confronti di una donna di 60 anni di Sassari per le sue offese e le minacce sui social dirette a don Massimo Biancalani: otto mesi di reclusione e 5.000 euro di risarcimento danni. Il pagamento della somma, poichè l’incauta diffamatrice è incensurata estinguerà il reato e farà decadere la condanna penale.
“E’ un segnale di cui c’era bisogno – commenta don Biancalani – per frenare un uso distorto della rete”. E ricorda che le denunce presentate per lo stesso genere di reato nei sui confronti sono fra trenta e quaranta. “Alcune sono state ritirate – aggiunge – perché nel frattempo sono arrivate le scuse o anche perché ci siamo accorti che gli autori avevano problemi. E abbiamo scelto di non andare avanti”. “Anche nei confronti di questa signora di Sassari vedremo, cercheremo di approfondire, siamo aperti a valutare soluzioni”.

Al di là della disponibilità del parroco a “perdonare”, resta comunque il significato della sentenza, che potrebbe trainare altri pronunciamenti del giudice. E impartire così nuove “lezioni” per chi fa troppo spesso del Web una palestra in cui seminare offese e messaggi di minacce di ogni genere.
“In questo momento – scriveva lo stesso don Biancalani nel dicembre 2019 dopo l’ennesima raffica di offese – occorre mandare un chiaro segnale a questi cosiddetti leoni da tastiera, che non possono scrivere tutto quello che passa loro per la testa. Sarà un caso, ma da quando ho pubblicato la notizia delle querele, non ho ricevuto più nessun messaggio”.
Oggi don Massimo ricorda che fra le denunce in attesa di sentenza ce ne sono tre pesantissime: una contro un politico della Lega del nord Italia e le altre due contro lo stesso Matteo Salvini.
“Le offese che mi sono arrivate – dice ancora don Biancalani – sono state durissime e vanno dal razzismo allo sfondo sessuale, dall’attacco al mio ruolo di sacerdote ad aspetti della vita privata. E sono diventate più fitte in certi momenti della vita di Vicofaro, o quando si è mosso qualcuno a livello nazionale. Salvini soprattutto, che ha trascinato reazioni nei commenti ai suoi post, ma anche direttamente nel mio profilo”.
Una situazione esasperante, in cui non sono mancate nemmeno le minacce di morte. E’ a questo punto che sono cominciati a partire gli esposti alla Procura. “Un commento che mi fece molto soffrire allora – aggiunge ancora il parroco – mi arrivò da una persona che era stata mia parrocchiana a La Ferruccia. ‘Se tu quereli, mi scrisse, non sei un prete’. Eppure fu lo stesso Vescovo Tardelli ad invitarmi a fare questi esposti”.
Le minacce, i doppi sensi, le offese, le parole come pietre non devono essere tollerate. E occorre chiederne conto a chi le digita o le scrive in lettere anonime.
La condanna che è arriva mercoledì nel Tribunale di Pistoia dal giudice Daniela Bizzarri può costituire in questo senso un precedente significativo e… convincente.







