mercoledì, Settembre 9, 2026

Dossier Caritas Pistoia: mai come oggi. Sale la povertà e non solo per la pandemia

PISTOIA – L’assenza di lavoro, e la sua giusta e dignitosa remunerazione, è la principale motivazione alla base delle difficoltà registrate dal Dossier Caritas 2021. Il report, elaborato dalla raccolta dei dati dei 28 punti di ascolto territoriali e le 9 Caritas locali sparse su tutta la Diocesi di Pistoia, fotografa la situazione degli ultimi due anni, non essendo stata effettuata la presentazione dei dati nel 2020, causa coronavirus.

La pandemia e l’aumento degli accessi: +19,3% nel I semestre 2020 e +3,3% nel I semestre 2021

Quello che emerge sugli accessi alle Caritas nel 2020 e nel 2021 è il cambio della tendenza rispetto al percorso intrapreso dal 2017: le presenze tornano a salire nettamente nel primo semestre 2020 (1.907 persone) ed addirittura anche nel primo semestre 2021 (1.970). Le presenze nel primo semestre 2020 aumentano del 19,3% rispetto al 2019, e del 3,3% tra il primo semestre 2020 ed il primo semestre 2021. Si tenga presente che il picco massimo di presenze fu registrato nel corso del 2017, quando i servizi di Caritas Pistoia assistettero 1.741 persone e le proprie famiglie. Se invece si considera l’intero anno 2020 il numero delle famiglie assistite sale a 2.483, dato annuale più alto mai registrato per la Caritas diocesana di Pistoia, mentre il dato parziale del 2021 (aggiornato a novembre 2021) è al momento più ridotto, sebbene sarebbe prematuro ipotizzare un miglioramento senza dati definitivi.

La presentazione del Rapporto Caritas

Nel 2020 un aumento di quasi l’80 per quanto riguarda i “nuovi accessi”

Aumenta considerevolmente nel 2020 il numero delle persone che si sono rivolte alle Caritas per la prima volta: se storicamente il numero dei nuovi accessi si è attestato all’incirca su un sesto del totale delle persone (circa il 15%), mentre rispetto a quanto registrato nel primo semestre 2019 i primi accessi aumentano del 79,8%, possiamo dire che mai così tante persone si erano rivolte a Caritas Pistoia per la prima volta. Un dato, quello del 2020, influenzato dall’apertura di più strutture di accoglienza soprattutto per i migranti sul territorio e che nel I semestre 2021 ha visto tornare i valori assoluti dei cosiddetti nuovi accessi sui dati pre-pandemici.

Albania, Marocco e Nigeria: l’andamento delle provenienze

Seppur in calo in termini percentuali, il paese più rappresentato torna ad essere l’Albania che supera di poco il Marocco. La presenza albanese resta infatti tutto sommato costante, sebbene sia evidente come si stia assistendo ad una lenta diminuzione percentuale, che attesta ormai la presenza di persone di nazionalità albanese stabilmente al di sotto del 30% degli stranieri incontrati (a fronte del 35% del 2015). La presenza marocchina subisce un netto e drastico calo percentuale rispetto al primo semestre 2019, scendendo per la prima volta dopo anni al di sotto del 30%. Tra i paesi più rappresentati seguono poi la Nigeria (14%) e la Romania (5,4%), in percentuali simili a quelle registrate lo scorso anno. Tra questi quattro paesi di provenienza, se tra i marocchini e i nigeriani si presentano in percentuali simili sia uomini che donne, tra gli albanesi ed i romeni sono per la maggioranza le donne ad accedere ai servizi della rete di Caritas Pistoia.

Età dei richiedenti: calo dell’età media nel 2020, valori pre-pandemia nel 2021

Nel primo semestre 2020 l’età media generale diminuisce rispetto al primo semestre 2019 (da 47,0 a 46,3), sia per gli italiani che per gli stranieri, addirittura per gli stranieri diminuisce per la prima volta dal 2015, anche se resta sempre superiore ai 40 anni. Tra gli stranieri un terzo circa ha meno di 34 anni (33,1%) mentre tra gli italiani sono appena il 9,8%, situazione che si ribalta totalmente nella fascia over 65 di cui fanno parte solo il 3,8% degli stranieri ed addirittura il 21,5% degli italiani (gli over 75 sono l’8,2% del totale degli italiani). L’età media scende nettamente per la prima volta, in particolare per i nuovi arrivi del 2020, sensibilmente più giovani rispetto a chi era già stato in carico ai servizi della rete Caritas, infatti tra questi gli under 35 sono il 40,3% emerge quindi come il periodo di lockdown abbia colpito particolarmente le fasce più giovani della popolazione che addirittura si sono viste obbligate a rivolgersi a servizi a cui mai avevano fatto accesso prima, come quelli di Caritas. Nel primo semestre 2021 invece l’età media torna ai livelli pre- pandemia sia per italiani che per stranieri.

Tra le richieste le donne sono mediamente più giovani

Sono le donne che all’interno dei nuclei familiari o più in generale delle convivenze si sobbarcano i disagi complessivi e spesso sono le prime ad accedere per prime ai servizi della Caritas. Nel 2020 ad essere mediamente più giovani (45,6 anni) rispetto agli uomini (47,1 anni), infatti la maggioranza, circa un terzo del totale delle donne, ha un’età compresa tra i 35 ed i 44 anni (30,1%).

Un disagio che rispecchia una condizione di difficoltà che rende necessario un ragionamento specifico sulle azioni di supporto alle donne. È in questo contesto che si inserisce il progetto “Unica”, elaborato dall’equipe diocesana della Caritas per ideare un percorso di assistenza mirato alle problematiche femminili: “Il progetto che prenderà il via all’inizio del 2022 è davvero significativo e vuole essere un’opera segno che contraddistingue la seconda parte dell’Anno Santo Iacobeo – afferma Marcello Suppressa, direttore Caritas –. Il progetto ‘UNICA’ nasce dalla volontà della Diocesi di Pistoia di promuovere iniziative a supporto specifico delle donne, in situazione di disagio che, tramite Caritas e Parrocchie, si incontrano sul territorio diocesano. ‘Unica’ vuole concentrarsi sulla creazione di percorsi in cui le donne possano usufruire di un supporto individuale in termini di ascolto, accoglienza, progettazione del futuro, all’interno dei Centri di ascolto Caritas, attraverso l’accompagnamento della rete territoriale, con l’investimento sui percorsi di autonomia”.

“Affrontare il tema della difficoltà delle donne attraverso percorsi di aiuto e personalizzati, ma anche di formazione specifica dei nostri volontari – sottolinea Francesca Meoni, vice direttrice Caritas – significa entrare nelle famiglie ed attutire il disagio e le povertà che purtroppo sfociano anche in episodi di violenza”.

“La fotografia che esce da questo report ci rammenta anche oggi che la pandemia è un evento trasformazionale che muterà le nostre vite nei prossimi anni – ricorda il vescovo Tardelli -. Anche se cambiano alcuni parametri, ciò che sembra essere costante nelle segnalazioni della Caritas è la mancanza di lavoro, associato a lacune educative e difficoltà relazionali. La creazione di lavoro, da un lato, e l’investimento e l’accompagnamento in formazione, anche umana, dall’altra, devono rappresentare il faro per l’elaborazione di politiche pubbliche a servizio di chi è più fragile, e quindi, del bene comune. Voglio anche sottolineare la grande soddisfazione per il progetto ‘Unica’ – conclude il vescovo -. È davvero una felice intuizione la creazione di un percorso personalizzato per alleviare il disagio femminile. Per riparare questa realtà così intrisa di egoismo e violenza, occorre davvero partire ‘dalla cura di chi si prende cura’ per definizione, soprattutto le donne più fragili che spesso portano il fardello dei problemi e dei nervosismi – o peggio di soprusi e violenze – sulle loro spalle”.

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