FIRENZE – Con il pareggio per 1-1 in casa contro l’Atalanta si chiude ufficialmente un campionato tribolato per la squadra viola, terminato con 42 punti (23 in meno della stagione precedente) e un mesto quindicesimo posto in classifica.
La città tira un sospiro di sollievo per un’annata che i tifosi ricorderanno a lungo, ma non per i piazzamenti europei, le notti di Conference o alcune belle vittorie contro le “grandi” a cui la squadra li aveva abituati negli ultimi anni.

Il verdetto del campo fotografa una salvezza sofferta, strappata con i denti grazie a una lenta e faticosa risalita, ma che lascia in dote la consapevolezza di aver rischiato grosso. Una squadra nata con ben altre ambizioni si è ritrovata fin dalle prime settimane di campionato a lottare nei bassifondi della classifica, specchio fedele di una crisi tecnica e strutturale non preventivata.
L’avvio di campionato è stato a dir poco disastroso. Quella che doveva essere la stagione della maturità si è trasformata rapidamente in un tunnel buio. Nelle prime diciannove giornate la Fiorentina ha raccolto la miseria di 13 punti, una media da retrocessione diretta che ha fatto sprofondare l’ambiente nel panico e nella contestazione. La squadra appariva fragile mentalmente, priva di un’identità tattica definita e incapace di reagire alle avversità. I nuovi innesti faticavano a integrarsi e i senatori sembravano aver smarrito la bussola, sollevando seri dubbi sulla programmazione estiva e sulla gestione dello spogliatoio.
Poi, fortunatamente, qualcosa è cambiato. All’inizio l’avvicendamento in panchina tra Pioli e Vanoli è sembrato non dare la giusta scossa, il tecnico varesino ha impiegato forse più tempo del previsto per ricompattare una squadra allo sbando, ma nel girone di ritorno si è vista un’altra Fiorentina, capace di raddoppiare il proprio fatturato con ben 29 punti conquistati.
È stata una risalita lenta, pragmatica, basata più sul carattere e sulla solidità difensiva che sulla bellezza del gioco, culminata con la certezza matematica della permanenza in Serie A ottenuta a due giornate dal termine dopo un orrendo pareggio contro il Genoa. La squadra ha saputo compattarsi nel momento di massimo pericolo, trovando nei singoli e nell’orgoglio le risorse necessarie per tirarsi fuori dalle sabbie mobili della classifica, ed evitando così l’avverarsi di un dramma sportivo che a Firenze mancava da troppi anni.
Il traguardo tagliato non può e non deve cancellare gli errori commessi. Una piazza come Firenze non può accontentarsi di gioire per una salvezza agguantata in extremis. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, il mercato estivo dovrà essere necessariamente quello della ricostruzione: molti elementi della rosa attuale hanno dimostrato di aver esaurito il proprio ciclo in viola, palesando limiti tecnici e caratteriali non da Fiorentina. Servirà un restyling profondo, capace di svecchiare il gruppo ma soprattutto di inserire uomini di personalità, leader capaci di reggere le pressioni di una piazza esigente.
E bisognerà capire al più presto se confermare la fiducia a mister Vanoli, mettendolo al centro del progetto, oppure virare su un altro profilo, magari un tecnico giovane ed emergente – a circolare è soprattutto il nome di Grosso, reduce da un’ottima stagione alla guida del Sassuolo – insieme al quale ricostruire la squadra.
La ricostruzione tecnica, tuttavia, non potrà prescindere da una profonda riflessione interna ai quadri dirigenziali. I limiti visti sul campo sono stati spesso il riflesso di una governance apparsa poco fluida nel corso dell’anno, anche a causa, purtroppo, di fattori esterni come la scomparsa del presidente Rocco Commisso e il passaggio del testimone della proprietà al figlio Giuseppe. Ma vi sono state anche le dimissioni dell’ex direttore sportivo Pradè, finito sul banco degli imputati per la scelta del ritorno di Pioli e la conduzione del mercato estivo, l’incertezza e le incomprensioni sui poteri del direttore generale Ferrari e sul ruolo del direttore tecnico Goretti, la ricerca di un nuovo direttore sportivo di primissima fascia come Paratici, la cui autonomia di azione resta ancora un punto interrogativo.
Per evitare il ripetersi di simili sbandamenti, la proprietà è chiamata a disegnare un nuovo organigramma societario. Diventa fondamentale la ridefinizione dei ruoli e una chiara redistribuzione dei poteri decisionali: serve un’area tecnica forte, dotata di autonomia e di una visione lungimirante sul mercato. Solo stabilendo confini precisi e competenze trasparenti tra i dirigenti la Fiorentina potrà voltare pagina, mettendo fine alle sovrapposizioni e alle indecisioni che hanno penalizzato l’ultima gestione.
La stagione appena conclusa va in archivio con il sapore dolce dello scampato pericolo, ma il futuro è già oggi. Il presidente Commisso e i suoi collaboratori hanno davanti a sé mesi cruciali: il tempo degli alibi è finito e Firenze chiede risposte chiare per tornare a sognare in grande.










