mercoledì, Settembre 9, 2026

Francesco Cappelli, commissario di Forza Italia a Prato, parla di Centrodestra e amministrative

di Andrea Mori

PRATO – Nel 2009 Francesco Cappelli è stato segretario e fondatore della lista civica ‘Giovani Pratesi’, un gruppo composto da trenta ragazzi sotto i trent’anni che sostenne la candidatura di Roberto Cenni, poi diventato sindaco. Il suo percorso politico parte da lì.

Dal 2021 al 2024 è stato coordinatore comunale di Forza Italia a Prato. Da luglio di quest’anno ricopre il ruolo di commissario provinciale del partito. Il commissario provinciale è una figura nominata dal partito che guida temporaneamente la struttura locale in attesa di un nuovo coordinatore eletto. Oggi, insieme alla Lega e a Fratelli d’Italia, Forza Italia si prepara alla sfida delle prossime comunali.

Francesco Cappelli

Cappelli, quanto andate d’accordo con i vostri alleati a Prato, oggi?

Siamo molto allineati e uniti, forse come mai era accaduto prima delle passate tornate elettorali.

Ci spieghi concretamente cosa significa.

Significa che i comunicati li facciamo tutti insieme, come centrodestra. Non a caso ci ritroviamo spesso: abbiamo condiviso un percorso comune e, almeno per ora, nessuno ha fatto fughe in avanti. Stavolta infatti la posta in gioco è molto più alta, e quindi occorre guardare oltre gli ipotetici interessi personali o di partito. Ricordiamolo: siamo commissariati e la città è sede di mafia cinese.

Forza Italia locale come sta?

Forza Italia avrà il congresso a gennaio. Il tesseramento si chiuderà il 19 dicembre. Io sono commissario da luglio: eravamo in due, ma da metà settembre sono rimasto solo dopo le dimissioni del mio collega. Dopo il congresso, e quindi dopo aver visto chi vincerà, spero continui questa linea di unità con gli alleati e il percorso che abbiamo intrapreso.

Poi negli ultimi mesi si sono aggiunte molte persone e si sono riscritte anche figure che in passato avevano ricoperto ruoli importanti nel partito. C’è stato un forte riavvicinamento di tanti personaggi politici noti.

Tipo quello dell’onorevole Giorgio Silli.

Silli è ufficiale e lo sappiamo, ma ce ne sono anche altri che non abbiamo ancora ufficializzato. Persone che hanno avuto ruoli importanti e che, secondo me, hanno voglia di essere protagoniste anche nella Forza Italia del futuro. Guardando al congresso quindi, se le premesse sono queste, mi sembra che si stia riformando una squadra simile a quella del PdL del 2009: molto forte e con grandi competenze.

Quale sarebbe, secondo lei, il profilo migliore da presentare come candidato sindaco?

Una persona autorevole, con esperienza, ben vista sia dagli elettori di centrodestra che da quelli di centrosinistra. Serve qualcuno capace di fare da collante e di incarnare le varie anime della città, dai delusi di sinistra ai più arrabbiati di destra.

Francesco Cappelli

È necessario che sia connotato politicamente?

Sì, alla politica fatta male degli ultimi dieci anni si risponde solo con la politica fatta bene. Io ho paura che un candidato civico, in questo momento, non sia la scelta giusta. Non perché i civici non servano – anzi parleremo anche con loro –, ma perché oggi noi abbiamo il dovere di dare risposte politiche. Affidarsi a un civico rischia di sembrare una rinuncia, quasi l’ammissione di non avere una classe dirigente all’altezza della sfida.

Fare quella scelta poi potrebbe avere altre implicazioni. Una è che non si crea una struttura sul territorio, nel senso che la persona può esserci “oggi”, ma magari tra cinque anni non sarà più presente. Non è legato a un partito, non costruisce radicamento. Lo abbiamo già visto con l’esperienza di Roberto Cenni: nel 2009 abbiamo vinto, ma nel 2014 non è stata creata una continuità politica sufficiente. È come se il filo si fosse interrotto.

Quindi parla di un candidato con la tessera di partito?

Sì. Non c’è nessuno meglio di un politico – con esperienza e conoscenza delle dinamiche amministrative – che possa affrontare questa fase. Serve qualcuno che sappia dove mettere le mani.

Detto questo, è comunque chiaro che non decidiamo da soli. Ci confrontiamo e ci confronteremo con gli alleati come con tutte le componenti civiche. Chiudersi non è ammesso: l’obiettivo comune viene prima.

E Fratelli d’Italia? Può darsi ne voglia uno “suo”. 

Non conta se il candidato appartiene alla Lega, a Forza Italia o a Fratelli d’Italia. Conta se ti porta alla vittoria. Sì, uno potrebbe dire: “Ho il 30%, quindi propongo un nome”, ma comunque quel nome va validato da tutti. Il metodo per scegliere può essere un sondaggio, un confronto ampio, una giornata di ascolto delle realtà civiche. Ma non ci si può fermare al “siccome ho più voti, scelgo io”.

La domanda vera che come centrodestra ci dobbiamo fare è la seguente: vogliamo vincere o mettere una bandierina? Perché se qualcuno indica una figura che non è la migliore, insistere su quest’ultima significa candidarsi a fare opposizione.

Nei mesi scorsi Aldo Milone ha sollevato dubbi sulla questione dell'”obbedienza” massonica, sulla trasparenza e sulla compatibilità tra appartenenza ad una loggia e incarichi pubblici. Come risponde alle sue osservazioni?

Insieme a Erika Mazzetti siamo intervenuti sulla questione proprio quel giorno, dopodiché Milone ha preso la palla al balzo ed è uscito dal partito. 

Per entrare nel merito, Forza Italia ha una linea assolutamente libertaria: non ci interessa se appartieni alla massoneria o a qualsiasi altra associazione, così come non ci interessano i gusti sessuali, per fare un esempio. Valutiamo il merito e la passione con cui vuoi partecipare al nostro progetto. E diciamolo, se qualcuno volesse fare quelli che gli elettori chiamano “magheggi” – cioè accordi strani –, credo che quel qualcuno non abbia problemi a farli nei circoli privati del tennis, nei bar. 

Milone ci disse testualmente: “Non ho nulla contro chi è dentro, ma se il partito ritiene opportuno candidarli devono dichiarare l’appartenenza”. 

Assolutamente no. Si rischia di scivolare nella limitazione della libertà. Si inizia con ‘dimmi se sei massone’ e si finisce con ‘tu non entri perché sei gay’, ‘tu perché sei nero’, ‘tu perché sei cinese’. Non esiste.

E poi perché dovrei pensare a priori che un massone che si avvicina a Forza Italia lo faccia per danneggiare i cittadini? Le potrei dire – ad esempio – che nel Pd magari non ci sono massoni, ma che comunque giurano fedeltà al Partito democratico, senza però fare l’interesse dei cittadini. 

Quindi finiamola, altrimenti si scade nel ridicolo. In Forza Italia non vogliamo nessuna caccia alle streghe. Se qualcuno ci tiene a farla, è bene che stia in altri partiti.

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