di Elisabetta Branchetti
FIRENZE – Francesco Rainero, classe 1995, nasce e vive a Firenze; crede che questa città lo abbia aiutato a sviluppare una certa propensione per l’arte e la cultura. Per lui è difficile parlare del proprio carattere senza rischiare di essere retorico e auto indulgente: cerca sempre di guardare le cose con entusiasmo, anche quando è più difficile. Questo lo aiuta a non perdere mai la curiosità su quello che gli sta intorno e sulle persone che incontra nel suo cammino.

Come e quando è nata la passione per la musica?
Canto da sempre, prima in un coro di voci bianche e poi come solista. La musica è sempre stata un linguaggio presente, sicuro, su cui potevo fare affidamento. Col senno di poi, non c’erano dubbi che sarebbe diventata il centro della mia vita professionale e personale.
Il tuo percorso artistico quale è?
Il mio percorso musicale è in corso: è iniziato quando avevo sette anni e da lì non ha più smesso di crescere. Il canto è stato ed è la mia passione principale, poi ho studiato batteria, chitarra, pianoforte. Adesso mi piacerebbe prendermi il tempo per studiare ancora nuovi strumenti e scoprire nuova musica.
Hai iniziato come interprete e poi sei diventato cantautore? Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a farlo?
Il processo è stato molto naturale: canto e studio canto da sempre e a un certo punto ho iniziato a provare a scrivere canzoni. Sicuramente ciò che ho ascoltato mi ha formato e accompagnato verso questa forma di espressione. Più che una motivazione penso che sia stata una naturale conseguenza, perché non saprei trovare un modo migliore per dire quello che ci tengo a dire.

Quali sono le esperienze che ti hanno fatto crescere?
Sicuramente suonare e cantare tanto dal vivo, dai piccoli locali ai teatri, da solo con la mia chitarra o insieme ad altre musiciste e musicisti, davanti a pochissime persone o a un pubblico più numeroso, vicino a casa o a centinaia di chilometri di distanza. Per chi scrive canzoni, la dimensione live è la più importante, e avere avuto la possibilità di affinarla negli anni è senz’altro la mia fortuna più grande.
Collaborazioni importanti?
Ho avuto la fortuna di incontrare e collaborare con artiste e artisti straordinari; ho lavorato e scritto insieme a Bungaro, ho duettato con Grazia Di Michele nella canzone “È volato via luglio”, che è contenuta nel mio primo disco “Mancino” del 2017, e ho avuto il privilegio di aprire tra gli altri alcuni concerti di Ligabue e Francesco De Gregori. Ogni incontro rappresenta un momento di crescita e dialogo davvero imprescindibile per chi fa questo mestiere.
Hai vinto dei premi relativi a concorsi importanti?
Negli anni ho partecipato a festival e concorsi importanti e stimolanti: nel 2018 sono stato il più giovane vincitore di Musicultura e ho vinto il Premio Lunezia con la canzone “Generazione”. Ma sono stato finalista anche al Premio Bertoli e al Premio Ivan Graziani, e questo mi inorgoglisce molto, perché è sempre molto emozionante accostarsi al nome di artisti così rilevanti, e soprattutto farlo insieme a colleghe e colleghi con cui si crea inevitabilmente un bello scambio musicale e umano.

E’ uscito da poco il tuo disco raccontaci di cosa parlano i tuoi inediti.
Ho scritto i 12 brani che compongono “Ti cerco nel mondo” (uscito il 14 novembre per Ipogeo Records) in momenti e in luoghi molto diversi, per questo li vedo come le tappe di un viaggio in cui cercare è più importante di trovare. Il filo rosso che li lega è sicuramente il suono: il disco è stato registrato in studio in presa diretta insieme alla mia band, come si faceva un tempo, e ogni canzone è impreziosita dalla presenza di un ospite, che colora col proprio strumento il mondo sonoro di questo disco.
C’è un brano al quale sei più legato e perché?
Ognuna di queste canzoni rappresenta un momento, un ricordo. Forse Joni Mitchell è quella che evoca una sensazione più profonda, sia perché prende il nome da una delle artiste che amo di più, sia perché è una canzone che parla di casa, e questo mi tocca in modo particolare.
Quali progetti hai a breve?
La prima cosa in calendario è lo showcase di presentazione del disco: domenica 23 novembre alle 18 a Li.Be – Libera Bellezza Associazione Culturale (Via degli Artisti, 6L, Firenze) canterò in acustico alcuni brani e proverò a raccontarli. Ci sarà anche la proiezione in anteprima del video di “Cose buone”, che ho realizzato con la regista Giorgia Pagano e che uscirà poi il giorno successivo. L’ingresso allo showcase è gratuito e ci si può prenotare a questo link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-francesco-rainero-presenta-il-suo-nuovo-disco-1963117959663.
Domanda di rito: aprendo il cassetto dei sogni quale vorresti realizzare?
Continuare a vivere con la musica e con la cultura, e non smettere mai di cercare.









