di Caterina Benini
SERRAVALLE – Si è conclusa domenica 30 novembre la mostra organizzata presso l’ex Oratorio della Vergine Assunta a Serravalle Pistoiese.

“La forza del rispetto” è stata organizzata dall’associazione “I colori nel silenzio”, la cui presidente è l’artista Barbara Pratesi, con il patrocinio del Comune di Serravalle Pistoiese.
Dal 22 al 30 novembre il tema della violenza di genere è stato affrontato con linguaggi diversi. Attraverso l’arte, la musica e le parole, hanno preso il via riflessioni, pensieri, confronti su quello che risulta essere uno dei temi più urgenti della società.
Gli affreschi dell’ex oratorio sono stati la cornice perfetta per questa iniziativa dall’alto valore artistico.
In mostra, diverse le opere di pittori, scultori e fotografi che con linguaggi diversi hanno affrontato la pluralità del tema della violenza di genere.
Il momento conclusivo di questa intensa settimana è stato riservato al Centro antiviolenza “Aiuto donna” di Pistoia. Era presente la psicologa Luisa Guastini che all’interno del centro si occupa principalmente del sostegno al lavoro.
Il centro “Aiuto donna” fa parte della Società della Salute pistoiese e opera in collaborazione con la cooperativa onlus “Incontro”.
Nei quasi 20 anni di attività, dall’8 marzo del 2006 ad oggi, sono state prese in carico circa 1653 donne.
Dopo il primo contatto telefonico, le professioniste procedono alla valutazione del rischio e alla successiva presa in carico sia da un punto di vista legale che psicologico.
Si rivolgono al centro donne del territorio pistoiese che hanno subito violenza sessuale, fisica, economica o stalking.
Le operatrici, psicologhe e psicoterapeute opportunamente formate, collaborano con i servizi sociali territoriali, con le avvocate specializzate in materia e con altri centri antiviolenza presenti in Toscana e su tutto il territorio nazionale.
Dopo una prima valutazione del rischio l’intervento è mirato sul trauma, fornendo alle donne un sostegno importante affinché possano riacquisire l’autonomia abitativa e lavorativa.
“È importante infatti far recuperare alle donne autostima e autonomia anche attraverso un impiego che possa aiutarle a sentirsi entusiaste per una nuova avventura”, ha spiegato la dottoressa Guastini.
Dal 2025 è presente al centro “Aiuto donna” un servizio sostegno etnoclinico.
Le donne arrivano al centro antiviolenza attraverso una telefonata diretta oppure inviate dal servizio sociale o dalle forze dell’ordine. Ogni percorso è costruito insieme alla donna nel rispetto dell’anonimato. Dove c’è violenza assistita la donna viene accompagnata in un percorso di tutela anche dei minori attraverso il supporto psicologico e legale.
Nel 2025, da gennaio fino al 31 ottobre, le donne che si sono rivolte al centro antiviolenza “Aiuto donna” di Pistoia sono 105 di cui il 71% con un figlio a carico, 32% con un rischio basso, il 50 medio e il 18% con rischio elevato. Tra le 105 donne che hanno ricevuto un sostegno psicologico: il 71% sono italiane, il 21% extra europee e l’8% appartenenti all’ unione europea. La maggior parte delle donne ha un’età compresa dai 35 ai 55, il 31% va dai 25 ai 35 anni, il 10% dai 18 ai 25, ma ci sono anche situazioni che riguardano le over 55. La maggior parte sono disoccupate, il 5% studentesse, l’8% hanno un lavoro saltuario, il 5% un’occupazione stabile.
Nel 90% dei casi il maltrattamento è di tipo psicologico ma è stato rilevato anche un 15% di maltrattamento sessuale, un 20% economico e un 7% per stalking.
Il profilo dell’uomo maltrattante è, nella stragrande maggioranza dei casi, quello di una persona ritenuta insospettabile, quasi sempre un marito o un compagno ma sono stati rilevati anche situazioni di maltrattamento da sconosciuti, dal datore di lavoro o da un collega, da conoscenti.
Dal nuovo servizio di sostegno etnoclinico le donne seguite sono state 9, tutte di provenienza extraeuropea ed è stato necessario l’intervento di 7 mediatrici culturali.
La dottoressa Guastini, che nel centro “Aiuto donna” si occupa del sostegno al lavoro, nel suo intervento oltre a fornire dati e caratteristiche delle diverse situazioni di cui il centro antiviolenza si è occupato, ha illustrato il difficile rapporto tra donne che hanno subito una violenza e il mondo del lavoro.
“Spesso la violenza ha lasciato segni fisici, ha sottolineato Guastini, che diventano un impedimento per il perseguimento dell’autonomia lavorativa perché non sono mai state libere”.
Guastini ha poi raccontato che delle 24 donne che hanno ricevuto un sostegno al lavoro nell’anno in corso, il 67% sono di nazionalità italiana, il 25% cittadine extra europee e l’8% cittadine europee. La fascia di età va da 18 a 55 anni, 3 di loro sono laureate, 2 hanno una specifica qualifica, 3 sono diplomate, 11 hanno la licenza media, 2 la licenza elementare e 3 nessun titolo di studio.
“Attualmente i percorsi di autonomia e reinserimento lavorativo, ha proseguito Guastini, riguardano due percorsi di inclusione sociale, 11 Avviso Donna di cui 7 percorsi di formazione e due tirocini, sei donne hanno trovato lavoro e sei donne hanno abbandonato il percorso”.
La dottoressa Guastini nel report ha fatto presente una serie di limiti riscontrati durante il lavoro svolto con donne per avviarle verso l’autonomia lavorativa. Tra questi le paure manifestate dagli enti di lavoro ospitanti sono state principalmente la paura che le donne, a causa dei traumi subiti, non siano capaci di svolgere determinati lavori, la paura che le donne, per occuparsi dei figli, non siano disponibili ai tempi richiesti per il lavoro, ma anche la paura di subire ripercussioni da parte dei maltrattanti.
Le fragilità rilevate dalle donne invece riguardano principalmente l’aspetto del non essere pronte ad avere una vita autonoma, la paura che il maltrattante possa continuare a fare del male sia a loro che ai figli, al punto dal non sentirsi tranquille nel delegarli ad altre figure di accudimento, la mancanza di una rete di supporto familiare e amicale, le patologie fisiche preesistenti, la difficoltà nel raggiungere il posto di lavoro o perché non hanno la patente o per mancanza di un mezzo e in alcuni casi anche la responsabilità di occuparsi di familiari diversamente abili.
Nel 2025, 34 donne hanno beneficiato dei contributi messi a disposizione dalla Regione Toscana e dal progetto “Viva Donna”. Di queste donne, 11 hanno ricevuto il sostegno specificamente destinato a favorire l’autonomia abitativa.
Dal 2020 il centro “Aiuto donna” è riuscito a destinare i contributi economici finalizzati all’uscita da una situazione di violenza o al mantenimento dell’autonomia, a 77 donne di cui 63 con uno o più figli a carico.
Presente al finissage anche l’assessore alle politiche sociali del Comune di Serravalle Pistoiese, Ilaria Gargini che ha pubblicamente ringraziato l’artista Pratesi per l’iniziativa.
“Ci troviamo di fronte a una situazione grave e preoccupante, ha detto Gargini, durante tutta la settimana e non solo il 25 novembre, questo percorso ci ha permesso di affrontare il tema della violenza di genere soffermandoci su l’importanza del rispetto che passa attraverso le parole, l’educazione, il rispetto nei confronti di noi stessi e degli altri, non si poteva trovare un titolo più adeguato all’iniziativa”.
La curatrice della mostra, Barbara Pratesi, nel salutare e concludere questa settimana di arte e parole ha annunciato che prossimamente sarà realizzato un calendario con le immagini delle opere d’arte esposte nell’ex oratorio il cui ricavato sarà donato per sostenere le azioni di sostegno alla violenza di genere.
Il lancio del calendario sarà il prossimo anno in occasione della giornata interazionale contro la violenza sulle donne.
“E’ un filo rosso che unisce questa mostra con i progetti futuri che sono sicura vedranno la luce”, ha spiegato Pratesi.







