Il Sindaco di San Marcello Luca Marmo: se ne va una testimone diretta
Abbiamo appreso, in queste ore, della scomparsa di Maria Filoni, ultima staffetta partigiana della nostra comunità.

Con lei se ne va una testimone diretta – scrive Luca Marmo – di quella pagina eroica che ha restituito libertà e democrazia al nostro Paese. Operaia della SMI di Campo Tizzoro, durante l’occupazione nazista della fabbrica, scelse la via della clandestinità, trasportando messaggi e sottraendo munizioni alla produzione bellica per rifornire i partigiani della Brigata “Gino Bozzi”.
Nel 2016 il ministro della Difesa della Repubblica le ha conferito la Medaglia della Liberazione. Oggi, con la sua scomparsa, si chiude idealmente un cerchio: l’ultima staffetta della nostra comunità depone il testimone, ma la sua memoria diventa un appello irresistibile a tenere alta la bandiera dei diritti.
A nome dell’Amministrazione Comunale, esprimo il più sentito cordoglio alla figlia e ai familiari tutti. I valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana continueranno a vivere, nel nome di Maria, nel nostro impegno quotidiano.
Grazia di tutto Maria. Il testimone che ci lasci continuerà a farci da guida.
La Consigliera Regionale Simona Querci: una grande eredità di valori
È morta a 105 anni Maria Filoni, staffetta partigiana e protagonista di un pezzo importante della storia democratica e antifascista di Pistoia.
Maria Filoni è stata una testimone diretta della lotta partigiana, una donna che ha partecipato in prima persona alla Resistenza pistoiese, lottando e rischiando la vita per restituire libertà al nostro Paese e contribuire alla costruzione della democrazia.
“Conoscevo Maria Filoni, una donna dolce e forte, capace di contagiare chiunque con la sua passione civica. Non mancava mai di raccontare ciò che aveva visto e vissuto durante gli anni della tremenda dittatura fascista e ciò che aveva fatto come staffetta partigiana. La sua testimonianza era preziosa, viva, necessaria”, dichiara la consigliera regionale Simona Querci.
“La sua scomparsa addolora profondamente, ma lascia anche una grande eredità di valori, altruismo e coraggio. Maria Filoni rappresenta una memoria che non appartiene solo al passato, ma che continua a parlare al presente, ricordandoci il valore della libertà, della democrazia e dell’impegno civile.
A lei va un pensiero colmo di stima e gratitudine. Esprimo le mie più sentite condoglianze alla sua famiglia e mando un grande abbraccio in particolare alla figlia Anna e al figlio Fabrizio, certa che sapranno portare avanti il grande patrimonio dei suoi valori e la forza della sua testimonianza”, conclude Querci.
Marco Furfaro, deputato del PD: “una ragazza di 14 anni che portava le cartucce sotto il naso dei soldati”
“Io ho avuto la fortuna e l’onore di conoscerla. Era il 2022 – dice Marco Furfaro -, in piena campagna elettorale, a Pontelungo. Mi colpì subito: lo sguardo limpido, la voce ferma, la lucidità di chi ha attraversato la Storia e ha scelto di consegnarla a chi veniva dopo.
Maria era di Campo Tizzoro. A quattordici anni entrò in fabbrica, alla SMI, dove si fabbricava il materiale per la guerra.
Da quella stessa fabbrica, lei e le sue compagne facevano uscire le munizioni per i partigiani della Brigata “Gino Bozzi”. Le nascondevano nei pacchetti di sigarette. Se le passavano di mano all’uscita, le portavano oltre la portineria, davanti ai soldati e ai controlli, sapendo che una soffiata o uno sguardo di troppo poteva voler dire l’arresto o il muro.
“Un bel pacchetto di sigarette di munizioni da fucile”: così la raccontava lei, quella sera in cui il cuore le batteva forte mentre passava davanti alle guardie. Tra le compagne ci si alzava, ci si scambiava i pacchetti, si divideva il rischio, perché nessuna ne avesse addosso troppo.
Con la madre portava da mangiare ai partigiani nelle capanne. A casa si coltivavano patate e fagioli, si metteva da parte quel poco che c’era per “portarlo su”, ai ragazzi nascosti tra i boschi e le montagne.
Maria, finché ha potuto, ha continuato a tramandare quello che accadde. Perché aveva capito che la memoria o si trasmette oppure si perde.
Oggi – conclude Furfaro – quella memoria tocca a noi. In un tempo in cui c’è chi prova a riscrivere la Resistenza, a metterla in dubbio, a ridurla a folklore, la vita e la storia di Maria Filoni restano qui. Una ragazza di quattordici anni che portava le cartucce oltre la portineria, sotto il naso dei soldati, perché un giorno potessimo essere liberi.
Quel giorno è arrivato. E lo dobbiamo anche a lei.


